Un progetto ambizioso. Alcione, l’arancio di un’alba: "Sogno la B coi nostri ragazzi. Credo ancora nell’Arena»

Indicato l’impianto di Fiorenzuola, ma il presidente Gallazzi non si arrende "Lavoriamo con il Comune: l’obiettivo è tornare a Milano entro fine anno. Porte chiuse dalle altre lombarde, assurdo dover giocare a 100 chilometri".

di MATTIA TODISCO -
9 giugno 2024
Alcione, l’arancio di un’alba: "Sogno la B coi nostri ragazzi. Credo ancora nell’Arena"

Alcione, l’arancio di un’alba: "Sogno la B coi nostri ragazzi. Credo ancora nell’Arena"

Il primo scoglio, quello del 4 giugno, è stato superato con una piccola delusione. Nei documenti presentati dall’Alcione per l’iscrizione ai professionisti, lo stadio indicato è quello di Fiorenzuola. Niente Milano, niente Arena. Ma tra gli arancioni non ci si dà per vinti. Il progetto Alcione è un sogno da perseguire. Una bella storia. In cui è nell’ordine delle cose trovare qualche ostacolo lungo il cammino. Ne è cosciente Giulio Gallazzi, che insieme a Marcello Montini è presidente del club.

Cosa è diventato l’Alcione?

"Intanto un lavoro, considerando che entrambi ne avremmo anche un altro. Quando è iniziato il percorso, sette anni fa, la squadra era in Promozione. Marcello Montini, amico fraterno, ha rilevato la società e un’estate dopo mi ha chiesto di entrare per condividere un progetto di eccellenza nel calcio giovanile, fatto anche di sostenibilità. Ed è stato così: noi faremo la C sostanzialmente con una Under 23. Quasi come Juve o Atalanta".

Qual è il sogno?

"Allargarci ancora, arrivare a fare un terzo di squadra con la nostra cantera. Già oggi ci sono sei giocatori che arrivano da lì. Alcuni sono all’Alcione da quando avevano cinque anni. Abbiamo una squadra di sette laureati. Abituiamo il gruppo a pensare che nel calcio servono sacrificio, rinunce, pur non arrivando per forza a realizzare il proprio sogno. Crescono come uomini, poi eventualmente lo faranno come calciatori. Un esempio: c’è un ragazzo che ha fatto tutta la trafila all’Alcione e non è oggi in prima squadra, ma lavora con me nell’investment banking ed è uno dei più bravi".

C’è la nota dolente, però: cosa sta accadendo con l’Arena?

"Non avessimo indicato Fiorenzuola ci saremmo creato problemi. Ringrazio le istituzioni cittadine per l’immediata disponibilità, in pochi giorni abbiamo sistemato questo capitolo e ci stiamo adoperando per portare i nostri tifosi quando saremo in casa, sperando di poter tornare in città entro l’anno, anche se dipende poco da noi. È chiaro che è strano trovare le porte chiuse dagli altri stadi lombardi, per impegni già presi o altre motivazioni. Però noi siamo di Milano, innamorati della città e vogliamo tornarci. L’Alcione Milano gioca a Milano. È un paradosso che la capitale finanziaria, economica, città olimpica, conquisti il professionismo e debba giocare a 100 chilometri. Stiamo lavorando con il Comune esplorando delle situazioni che non trovino impedimenti presso la Prefettura. Anche la questione dei 1500 posti numerati si poteva risolvere, in itinere. Il problema è che l’Arena è dentro un parco con molti accessi e in C, pur essendoci meno di 400 spettatori medi, ci sono gare in cui sarebbero arrivate più persone. Il timore era legato all’ordine pubblico".

Da cosa deriva la vostra fiducia allora?

"Siamo degli inguaribili ottimisti e riteniamo che Arena o altre soluzioni non ancora definite siano fattibili. Ci siamo affidati al Comune: vogliamo investire su Milano e sostenere il progetto Alcione, che è innovativo. I modelli in C sono paesi che hanno la prima squadra e da lì hanno costruito la giovanile. Noi abbiamo fatto il contrario. Abbiamo dovuto fare la prima squadra per regolamento. Siamo partiti per un obbligo e siamo arrivati con la passione".

Mesi fa ha fatto una battuta: se Milan e Inter vanno via da San Siro ci pensiamo...

"Ammetto, ero una battuta, anche perché in realtà noi vorremmo costruire un nostro centro e un nostro stadio e ci stiamo ragionando col Comune. Il progetto è sposarlo a un’ambizione agonistica per arrivare ancora più su".

Fino in Serie A?

"È troppo al di là: questo è ancora un progetto romantico fatto da due imprenditori del territorio. Ma per la B non è impossibile...".

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