Federico Canuti, 44 anni, ex giocatore di basket, racconta la sua impresa a Sparta. "Ho vinto contro me stesso e le insidie della natura». Di corsa coi mattoni in mano e 30 chili di catene: "Bellissimo, al traguardo ti senti onnipotente»

Federico Canuti, 44enne reggiano, ha partecipato ai mondiali di Spartan Race in Grecia, arrivando 40° di categoria in sei ore. La sua storia sportiva inizia a 8 anni nel vivaio della Pallacanestro Reggiana, e ora si allena 5-6 giorni a settimana. Prossima tappa: Cerveteri per la quarta prova del campionato italiano e Dallas per i campionati mondiali di Dekastrong.

di CLAUDIO LAVAGGI -
11 novembre 2023
Di corsa coi mattoni in mano e 30 chili di catene: "Bellissimo, al traguardo ti senti onnipotente"

Di corsa coi mattoni in mano e 30 chili di catene: "Bellissimo, al traguardo ti senti onnipotente"

Tre gare in tre giorni e ci può stare: 5 chilometri, più 10, più 25 ci può ancora stare. Ma se mi metti addosso 30 chili di catene, mi fai saltare dei muri, mi fai portare a mano dei blocchi di cemento o mi fai correre o strisciare in mezzo al fango, beh, qualcosa avrei da ridire. "Io no – ci interrompe Federico Canuti, reggiano, 44enne titolare di uno studio di consulenze di marketing – è quello che ho appena terminato di fare in Grecia, di preciso ai mondiali di Spartan Race e con grande soddisfazione. Sono arrivato 40° di categoria, per una fatica di circa sei ore".

Ma chi glielo fa fare?

"Io ho una lunga storia sportiva, nata a 8 anni nel vivaio della Pallacanestro Reggiana: ho giocato a basket fino alla Serie B e sino a 39 anni. Tra l’altro in precedenza mi volevano far smettere per alcuni infortuni, ma io non mi sono mai arreso. Così a 39 anni e poi con la pandemia mi sono trovato un ’vuoto sportivo’ che ho voluto colmare con una disciplina differente, individuale e fatta di resistenza, di forza e potenza. E mi sono dato a queste gare con buoni risultati".

Ma cosa ha fatto scattare questa molla, visto che i cestisti non amano proprio correre.

"Vero, ma io che pur non ho un fisico esile, essendo 1,90 per 90 chili ho sempre amato correre, sin dalle campestre giovanili. Poi pensando a Mondo Vecchi, che peraltro non mi ha mai allenato quando giocavo a pallacanestro, mi sono chiesto come potesse fare a lavorare, allenare e fare ironman e questo mi ha dato la spinta".

Quando parte in una gara così a cosa pensa?

"Non è solo una corsa, ci sono ostacoli e insidie, al punto che a metà corsa potrebbe esserci un fiume da attraversare a nuoto. Quindi massima concentrazione su quello che sto facendo".

E quando arriva?

"Esagero a dire che mi sento ’onnipotente’? Ho vinto contro me stesso, contro le insidie della natura, mi sono dato un obiettivo e l’ho raggiunto. Finita la gara a Sparta camminavo tra le bancarelle del mercato e tutti a farmi complimenti. Grande soddisfazione".

E’ sposato?

"Sì, con Alessandra che di lavoro fa l’osteopata. Così i miei avversari andavano al centro medico, mentre io avevo… la specialista privata al seguito. Alessandra mi aiuta tantissimo, così come voglio ricordare i due sponsor che mi sostengono, la Project Group di San Polo e la F.T. di Lentigione".

E ora?

"Intanto continuo i miei allenamenti da 5 ai 6 giorni la settimana, tra corsa, ripetute, pesi, vogatore, biciclette, eccetera, poi sabato sarò a Cerveteri per la quarta prova del campionato italiano. E siccome non mi basta, mi sposto anche su discipline similari e il 3 dicembre sarò a Dallas ai campionati mondiali di Dekastrong".

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