Un oro firmato Bologna: "Sogni, sacrifici e lotte:. Fantini ha battuto tutti"

Atletica Balassini e Vaccari Zanetti ricostruiscono la storia del martello "Abbiamo sfidato il mondo per questa disciplina. Ora pensiamo alle Olimpiadi".

di ALESSANDRO GALLO -
12 giugno 2024

"Viva le donne": il grido che unisce Bologna e Roma e mette insieme Ester Balassini e Marinella Vaccari Zanetti. L’omaggio doveroso a chi, con passione, sacrificio e tante speranze, ha saputo costruire le fondamenta perché l’Italia dell’atletica leggera conquistasser uno storico oro agli Europei di Roma.

Già, perché dietro la medaglia d’oro conquistata da Sara Fantini, agli Europei di Roma, nel lancio del martello, c’è tanta, ma proprio tanta Bologna.

E’ vero che Sara Fantini – figlia di due lanciatori, il pesista Corrado detto Cocco e la giavellottista Paola Iemmi – è nata a Fidenza, in provincia di Parma. Ma dal 2018 fa parte del Gruppo Sportivo Carabinieri, che ha la sua sede naturale a Bologna e che, da tempo immemorabile, ha dato asilo a centinaia e centinaia di atleti di alto livello.

In più Sara da sette anni è allenata da Marinella Vaccari Zanetti. E di fatto la Fantini ha ricevuto questo testimone direttamente da Ester Balassini, la prima regina del martello azzurro (due partecipazione ai Giochi Olimpici) e primatista italiana per quasi un trentennio, prima che, proprio Sara, le portasse via il record italiano che aveva un’incredibile longevità.

"Ci speravo – racconta Marinella Vaccari Zanetti, che ha seguito la sua pupilla all’Olimpico di Roma –. Ma da qui al primo posto e alla conquista dell’oro ce ne passava. Ho capito che avrebbe potuto vincere quando è stata superata dalle sue avversarie. Sara dal primo posto e quindi, dall’oro virtuale, si è ritrovata terza. Mi ha guardato e il suo sguardo era una domanda: ‘E adesso?’".

Tutto un gioco di occhiate. Di un rapporto costruito e cementato per sette lunghi anni. Trovandosi tutti in giorni in palestra e al campo. Quasi un rapporto tra madre e figlia, più che da tecnico e atleta

"Quando mi ha guardato così – se la ride ora Marinella –, il mio pensiero era chiaro. E l’ho trasmesso sempre con lo sguardo. ‘Fai vedere quello che vali. Fai vedere a tutta Roma, anzi, a tutta Europa, quanto abbiamo lavorato in questi mesi’".

Quasi una favola. Pure con il lieto fine perché il martello azzurro, in campo internazionale, anche a livello maschile, non era mai salito così in alto. C’era stato un altro bronzo continentale, sempre firmato da Sara. Ma l’oro…

E adesso ci sarebbero i Giochi di Parigi, tra poco più di un mese. Sgombriamo il campo da equivoci. Marinella è un tecnico preparato, una che non si tira mai indietro. Ma che non è capace di raccontare frottole e vendere fumo.

"Oro alle Olimpiadi? Non scherziamo – ammonisce Marinella –. Ci saranno le americane. Ragazze che hanno nelle braccia anche lanci superiori agli ottanta metri".

In realtà anche la polacca Anita Włodarczyk, la grande rivale di Sara per l’oro agli Europei, vanta un un personale superiore agli 82 metri. Ma la polacca ha pure quasi 39 anni. E un fisico logorato da una disciplina che non regala nulla. Marinella puntava su questo. E sulle straordinarie doti da agonista di Sara.

"E’ stata brava. Se l’e meritato. Anche perché abbiamo avuto qualche problemino fisico negli ultimi tempi che ci ha impedito di lavorare come avremmo voluto".

E adesso meriterebbe più attenzione anche Marinella, 79 anni, in pista, come tecnico, dall’ormai lontano 1972, capace di sfornare titoli italiani (almeno una cinquantina) e una serie di ragazze straordinarie non solo nei lanci. Ester Balassini, appunto, ma anche Stefania Baldari, Cristina Marchi, Alessandra Busi, Valentina Boffelli, Cristiana Checchi e decine e decine di altre giovani. Cresciute prima come donne (o uomini, perché Marinella ha lavorato anche nel settore maschile) e poi come campionesse.

"Sara – le fa eco Ester Balassini, che è anche delegato provinciale della Fidal – ha fatto qualcosa di straordinario, di unico. E mi piace pensare che sia nato tutto da Bologna".

Ester parla con cognizione di causa. Snocciola la storia di questo sport. Aneddoti, piccole battaglie, segreti e lotte intestine per avere una piazzola nella quale allenarsi. In sicurezza per se e per gli altri.

"Mio padre Angelo che si impone, Marinella che non conosce il martello e ricomincia a studiare. Il traliccio dell’Enel che corre nei pressi dell’impianto del Cus Bologna e ci creava qualche problema. Poi, ora, la gabbia al Baumann, la lotta per avere una struttura adatta. Il sostegno da parte dell’amministrazione comunale".

E adesso? "Adesso ci stiamo organizzando – prosegue Ester –. Vogliamo organizzare una festa per Marinella e Sara. Il loro abbraccio e le parole ‘Che cosa abbiamo fatto’ che abbiamo visto in diretta tivù, resteranno a lungo. Anche il volto quasi trasfigurato dopo l’oro. Non era lo sguardo di un tecnico. Era l’orgoglio di una mamma, di una nonna. Marinella in tutti questi anni è stata un punto di riferimento per l’atletica leggera anche se, magari, alcuni meriti le vengono riconosciuti solo adesso. Un oro costruito a Bologna perché è dalle Due Torri che tutto è partito. Brava, bravissima Sara, che ci ha regalato questa soddisfazione. Viva Bologna e viva le donne. Adesso è solo il momento per fare festa. Penso alla gioia di Marinella e agli anni condivisi con il marito Nerio. Due allenatori, due persone speciali. Anche Nerio, da lassù, sarà il primo a essere felice".

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