Calcio Eccellenza Toscana. Sinalunghese: il portiere e capitano Marini si racconta: "Ruolo faticoso, ma dopo tanti anni mi diverto ancora»

E’ una Sinalunghese che lavora nel segno della continuità. Le diverse conferme arrivate fino ad oggi vanno nella direzione di...

17 giugno 2024
Sinalunghese: il portiere e capitano Marini si racconta: "Ruolo faticoso, ma dopo tanti anni mi diverto ancora"

Sinalunghese: il portiere e capitano Marini si racconta: "Ruolo faticoso, ma dopo tanti anni mi diverto ancora"

E’ una Sinalunghese che lavora nel segno della continuità. Le diverse conferme arrivate fino ad oggi vanno nella direzione di voler ripartire da uno zoccolo duro per poi potenziarlo anche grazie alla direttive del tecnico Iuri Pezzatini, confermato alla guida della rosa. In porta ci sarà per il decimo anno di fila il capitano Federico Marini che si è raccontato in una lunga intervista riportata da almanaccocalciotoscano.it. "Le trecento partite in maglia rossoblu? Sono tante, e pensare che quando sono arrivato a Sinalunga stavo pensando di smettere – sottolinea il portiere nativo di Montalcino –. Dopo le stagioni col Siena, in Primavera e aggregato alla prima squadra, avevo giocato un anno in prestito alla Pianese. L’estate successiva capitò l’opportunità di un esperienza in serie D a Terracina, trovavo stimolante la prospettiva di un ambiente caldo, a 19 anni con ancora un anno da ‘quota’ mi sentivo carico e motivatissimo ma risultò difficile legare con lo spogliatoio, era un calcio professionistico a cui non ero pronto, a fine mese si dileguò il presidente, tanto che poi la società fallì. Tornai a casa dopo poco più di un mese demoralizzato. Passarono due mesi e mi chiamò Franco Meacci, il preparatore dei portieri della Pianese, dicendomi che là erano pronti ad accogliermi di nuovo, così a novembre ripresi ad allenarmi e feci la seconda stagione con loro, alternandomi con l’altro portiere Benedettini".

Infine sugli inizi. "Ho cominciato a giocarci da bambino per un insieme di cose. Mi divertiva tuffarmi, non avevo paura di farmi male anche quando giocavamo in strada, e non mi piaceva per niente correre. Come si arriva a 300 partite con la stessa maglia? Mi diverto ancora. E’ un ruolo faticoso, fisicamente tosto per gli allenamenti, ma con il passare degli anni quando inizi a sentire il peso degli errori si fa più impegnativo a livello mentale. I miei li ricordo tutti, imparo e cerco di non rifare gli stessi, ma possono sempre capitare".

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