Forlì, assist a Miramari dal suo ex ds: "Lasciatelo lavorare e farà miracoli"

Riccardo Motta, quest’anno al Carpi e prima al Corticella col nuovo tecnico biancorosso, elogia la scelta

di MARCO LOMBARDI -
12 giugno 2024
Forlì, assist a Miramari dal suo ex ds: "Lasciatelo lavorare e farà miracoli"

Forlì, assist a Miramari dal suo ex ds: "Lasciatelo lavorare e farà miracoli"

"Miramari è un visionario, lasciatelo lavorare e potrà fare miracoli". L’endorsement arriva da Riccardo Motta, direttore sportivo del Carpi fresco neopromosso in serie C (club che ha appena lasciato), nonché artefice, proprio in tandem con il nuovo allenatore del Forlì, della favola Corticella.

Direttore, che tecnico è Alessandro Miramari?

"Un visionario, appunto, ma una persona semplice, che parla chiaro e lavora alla luce del sole, con idee innovative che sposano la contemporaneità del calcio moderno. Non si ispira a Guardiola e De Zerbi, ma i concetti portano a loro. Concetti retaggio del calcio a 5 e sviluppati nel Bologna; perché forse non tutti sanno che Miramari curava la tecnica dai Giovanissimi alla Prima squadra rossoblù, nella quale ai tempi militava Alino Diamanti. Poi abbiamo lavorato insieme per un biennio a Corticella".

Dal punto di vista del temperamento, è istintivo e fumantino o razionale e misurato?

"È parte integrante della partita. La sente tantissimo. Segnatamente, riesce a mantenere la calma nell’immediatezza della gara, ma durante la contesa diventa focoso perché ha bisogno di trasmettere i suoi concetti. Con lui devi sempre andare a mille all’ora".

Un pregio e un difetto?

"Il pregio è anche il difetto: è uno vero, sensibile e diretto. Senza sovrastrutture mentali. Dice sempre quello che pensa e fa ciò che dice. È bene conoscerlo perché all’apparenza potrebbe sembrare un ‘fenomeno’, piuttosto che uno sbruffone o il depositario della verità. Niente di tutto questo. E dove viene lasciato lavorare può realizzare imprese straordinarie. Come a Corticella".

Finora Miramari ha ottenuto grandi risultati in una piccola realtà sgombra da pressioni. Ora sarà chiamato a confermarsi in una piazza esigente e a cui la D sta strettissima.

"Arriva per alzare l’asticella. È una grande possibilità, non solo per lui ma anche per il Forlì. Miramari dovrà confrontarsi con una realtà strutturata a livello di piazza, società, stampa e tifosi, con una città che vive per il club. E sarà importante comunicare con tutti; un lavoro, questo, verticale e orizzontale".

È calzante il paragone con il calcio iperoffensivo e spregiudicato di Zeman?

"No, perché il vate boemo esaspera la linea, sviluppando un gioco totalmente offensivo. Miramari, invece, non lavora di reparti ma sull’1 contro 1, sui duelli a tutto campo; la sua filosofia prevede di non adeguarsi mai all’avversario, bensì di mantenere sempre la propria identità, giocando a viso aperto per vincere. Chiaramente il suo 4-3-3 necessita degli interpreti giusti: non atleti, ma giocatori di calcio. Di qualità".

Nelle ultime due stagioni in D il Corticella ha realizzato la bellezza di 122 gol, incassandone però 102: è comunque la fase difensiva il tallone d’Achille di Miramari?

"All’inizio anch’io ero portato a pensarla così, ma questo è il suo calcio. Lui prenderà sempre gol perché il suo gioco espone. Di sicuro però con Miramari ci si diverte".

Qual è il ruolo più importante per esprimere il calcio del nuovo tecnico biancorosso?

"Il gioco di Miramari parte sempre da palla ferma e tutti i ruoli sono importanti. Un rinvio del portiere può tramutarsi in una chiara occasione da gol, così come una punizione battuta dalle retrovie; nello sviluppo del gioco è fondamentale il play e davanti gli attaccanti devono finalizzare di conseguenza".

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