Gli straordinari in campo. Calendari e orari impossibili. Così il campione dice basta

Il caso Sinner a Parigi Bercy è solo l’ultimo di un fenomeno trasversale nello sport. Impegni sempre più fitti mettono a rischio l’integrità degli atleti: cresce la protesta.

di PAOLO FRANCI -
4 novembre 2023
Calendari e orari impossibili. Così il campione dice basta

Calendari e orari impossibili. Così il campione dice basta

"Bravo Atp Tour, bel modo di trattare uno dei più forti del mondo: è uno scherzo?". Nelle parole taglienti di Casper Ruud c’è l’estrema sintesi del caso Sinner e del modo in cui gli organizzatori dei grandi eventi sportivi se ne fregano della salute degli atleti. Racchette da macello, insomma. Jannik ha avuto il coraggio di dire "no" allo sport nel mattatoio, al chi se ne frega degli atleti e, su, show must go on. E ha fatto bene. Benissimo. Dalla sua, amici, atleti di altri sport, colleghi della racchetta, fino alla Ptp, la la Professional Tennis Players Association (Ptpa), l’associazione giocatori fondata da Novak Djokovic e Vasek Pospisil. Quest’ultimo ha ricordato un caso del 2018 che lo ha coinvolto sempre a Bercy. Dopo la vittoria su Dusan Lajovic in tre set, si è ritirato dopo aver perso al tie-break il primo parziale contro Paire per un’infortunio alla schiena nell’area del disco, la stessa dove già aveva sofferto un infortunio nel 2014.

"Il disco si è gonfiato, c’è stata una piccola frattura e una brutta infiammazione del nervo" diceva allora. "Ho finito di giocare a mezzanotte e 45 e il giorno dopo mi hanno rimandato in campo alle 13 - ha scritto su Twitter commentando la decisione di Sinner - Non sto scherzando. Mi hanno detto che è dentro le regole". Dopo quell’infortunio, sarebbe tornato in campo solo nove mesi dopo.

Ma non è solo racchetta. Nel calcio cadono nel vuoto le proteste di Mourinho o Sarri perchè poi dai, i calciatori si lamentano per i troppi impegni ma poi finiscono per cedere all’amor di grana. Uefa e Fifa moltiplicano le competizioni, le allargano a dismisura - è il caso del Mondiale a 48 squadre ma i tornei ’dilatati’ li troviamo anche nel tennis - o le piazzano in mezzo alla stagione, come il Mondiale del Qatar. Nel pallone domestico, per esigenze tv - ’tirannia’ inevitabile, pena la sopravvivenza - si gioca ormai in apnea. Gli infortuni si moltiplicano, le giunture scricchiolano, i muscoli implodono.

"Assurdo","brutale". Così i dirigenti e i protagonisti della preparazione atletica guidarono la rivolta Nba 2021 contro quel calendario definito "il peggiore degli ultimi 25 anni" all’ombra dei protocolli Covid. Cioè, c’era da gestire la ’bolla’ ma all’interno della stessa si doveva giocare tanto, troppo, alla faccia della salute dei giocatori. E nelle ultime stagioni tante, troppe star Nba hanno saltato delle partite per prendere fiato, una tendenza che ha fatto infuriare la Lega basket americana. Sul tema, disse Steve Kerr, allenatore di Golden State un anno fa: "La gente spende un sacco di soldi e poi alcuni giocatori non giocano. La salute degli atleti è la cosa più importante per poter vincere e noi la mettiamo al primo posto. In realtà se la stagione fosse di 65-70 partite, tutti i giocatori scenderebbero in campo ogni sera". Si corre troppo in Formula uno e in MotoGp col dio danaro sullo sfondo, si gioca troppo sui nostri parquet di basket o sui campi di pallavolo. Sul tema si era tuffata anche Federica Pellegrini, nel febbraio scorso, prima dei Mondiali di nuoto di Budapest: "Ho scritto a diversi atleti per conoscere il loro pensiero calendario così denso di gare, e sono tutti in difficoltà. Tre mondiali in vasca olimpica in tre anni, non è mai successo...".

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