Sinner vince, Draper si arrende: Jannik in finale agli Us Open

L’azzurro regola in tre set l’inglese dopo la paura per una caduta Gli applausi dell’Arthur Ashe per l’ennesima impresa del numero uno

di GABRIELE TASSI -
6 settembre 2024
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NEW YORK, NEW YORK - SEPTEMBER 06: Jannik Sinner of Italy celebrates a point against Jack Draper of Great Britain during their Men's Singles Semifinal match on Day Twelve of the 2024 US Open at USTA Billie Jean King National Tennis Center on September 06, 2024 in the Flushing neighborhood of the Queens borough of New York City. Luke Hales/Getty Images/AFP (Photo by Luke Hales / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / Getty Images via AFP)

New York, 7 settembre 2024 – Occhi puntati a terra nel tunnel che porta al catino dell’Arthur Ashe. S’era detto: "Lasciamo l’amicizia negli spogliatoi", ma l’effetto emozione alla fine pesa più su umore e colpi Jack Draper che su quelli di Jannik Sinner. Ed ecco la maratona emotiva, lunga, sofferta e lottata che il 23enne di Sesto Pusteria si porta a casa per 7-5, 7-6 (3), 6-2 con la certezza di giocare domani la finale Slam a New York, contro un americano, un ennesimo appuntamento con la storia.

Gli americani direbbero ’drama’: ieri una partita molto più dura di quanto ranking e forze in campo potessero dire. Perché è ’solo’ la semifinale degli Us Open, ’solo’ perché ci si conosce sin da ragazzini e si è giocato il doppio assieme non più di un mese fa.

Il britannico che si ispira ad Andy Murray è personalità e curve mancine. Che sul campo vuol dire trovarsi un avversario che un po’ gioca alla rovescia. Ma proprio per quella tensione che si taglia a fette dal primo game sparacchia subito un po’ di colpi un metro fuori dalla linea di fondo. Dopotutto, dall’altra parte c’è il numero uno del mondo, che in qualunque modo vada il torneo conserverà la sua posizione sicuramente fino a Parigi, quindi praticamente fine stagione. Poi ci si mette nei panni di Jannik: Draper, non appena è scoppiata la bolla ’doping’, è stato il primo ad appoggiare l’altoatesino in modo incondizionato. Perciò che fare? Si è uomini ma anche professionisti con il dovere di vincere.

E Jannik serve con percentuali alte di prime, comanda da fondo per tenere l’avversario lontano dal campo, senza lasciargli l’iniziativa. In risposta si avvicina per intercettare le curve mancine e poi si allontana per non dare a Draper neanche un punto di riferimento: è così che nel 7° gioco arriva il break. Nemmeno il tempo di festeggiare che quando tocca prendere il largo Sinner affossa una manciata di dritti a rete, regalando nuovamente la parità all’avversario. Basta aspettare, perché al giro successivo l’azzurro si rifà sotto: intrappola Draper nella rete dei suoi scambi da fondo e gli strappa il primo set del torneo.

Primo choc nel cammino immacolato del britannico. Qui la partita diventa un fiume, alimentato dal sudore dei contendenti in una New York con l’ottanta per cento di umidità (per la fatica Draper rimettere pure in campo). I game si allungano, il set si allunga con un importante dispendio d’energia per entrambe le parti. E gli italiani (ma non solo) rassegnati a fare ancora una volta le ore piccole davanti allo schermo.

Oltre centocinquanta punti nemmeno a meta del secondo set fra serve and volley e punti spettacolari. Uno su tutti fa passare un brivido lungo la schiena dei tifosi di Sinner. Jannik scende a rete a recuperare una palla corta, vola poi incollato ai teloni per prendere il pallonetto successivo dell’inglese e cade, mettendo una mano a terra. Il punto poi lo conquista, intercettando lo smash di Draper e trafiggendolo con un dritto d’incontro. Ma la smorfia di dolore cambia tutto con l’azzurro che si fa trattare dal fisioterapista l’arto dolorante.

Col gioco il male sembra passare, mentre continua un duello punto a punto che si trascina fino al tie-break. Quello che solitamente è il terreno di caccia prediletto dell’azzurro che domina e incamera il 15esimo su 16 giocati di fila.

Caldo e umidità non danno tregua. Draper sembra essere quello a soffrirla maggiormente e già il primo game al servizio lo inizia in apnea, salvandosi solo sul filo. Il britannico comincia a giocarsi tutte le carte possibili: spinge tanto al servizio, scende a rete appena può, dimostrando di avere una mano straordinaria. Non per niente Jannik lo ha scelto come compagno di doppio.

L’azzurro non molla un colpo mentre Jack con l’ennesima stramberia della serata si fa pure allungare una coca cola dal suo angolo. Il tennista britannico pare abbia recentemente deciso di abbandonare del tutto la caffeina (che pare gli facesse più male che bene) e nella partita diventata un fiume si tira su come può. Due ore e cinquantaquattro minuti, Jannik agguanta un break che potrebbe rivelarsi decisivo infilando otto punti di fila.

Il 23enne di Sesto Pusteria, con un parziale di 12 punti a due sigilla il break e prende il largo nel set decisivo mentre si completano le tre ore di gioco. Draper raccoglie le ultime energie per servire, ma non basta: il match si chiude in un abbraccio, e la finale è di Sinner.

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