Kipchoge, la leggenda. Talento e leggerezza. Il signore della corsa

Il re della maratona vuole cogliere uno storico tris d’oro a Parigi, ma il giovane fenomeno Kelvin Kiptum gli ha già strappato il record: due eroi della fatica

di PAOLO GRILLI -
10 febbraio 2024
Eliud Kipchoge
Eliud Kipchoge

Non si stanca mai, Eliud Kipchoge, nemmeno di sorridere. Nella gara mito, la maratona, lui è leggenda. I due ori conquistati ai Giochi di Rio e Tokyo sono lì a certificarlo. Se poi, quest’estate a Parigi, riuscisse nell’impresa di centrare il tris a quasi 40 anni, sarebbe arduo trovare aggettivi per il signore della corsa. Perché due successi olimpici nella gara-simbolo li ha raggiunti Abebe Bikila, uno che la storia dell’atletica l’ha scritta a piedi nudi: a tre, però, non c’è mai arrivato nessuno dopo i 42 chilometri e rotti che misurano i confini dell’anima. "L’atletica non è tanto gambe, ma cuore e mente", dice lui, veleggiando a ritmi folli coi suoi cinquantadue chili di talento.

Forse il keniano cresciuto nell’altipiano, e formatosi campione quasi senza accorgersene correndo chilometri per andare a scuola, non si aspettava che un altro campione – Kiptum – sbocciasse prima del momento dell’addio. Ma il duello che infiammerà i Giochi può essere per il fuoriclasse eterno il suggello di una carriera inimitabile. Un dato su tutti: dopo essere diventato campione del mondo nei 5.000 a 18 anni (proprio a Parigi, nel 2003...) e aver collezionato altri successi in pista, Eliud si è lanciato nella maratona e dal 2013, contando tutte quelle disputate, non ne ha vinte tre su diciotto. A Berlino nel 2022, il record mondiale ufficiale di 2h01’09“, mentre nel 2019 aveva addirittura abbattuto il muro delle due ore a Vienna (1h59’40“) in una prova-evento, la Ineos 1:59 Challenge, effettuata però con l’aiuto di 41 ’lepri’ e senza altri avversari, quindi non omologabile.

Cifre e tempi che disegnano il profilo di un atleta unico, che ancora oggi ama allenarsi nella quietissima e remota Kaptagat stando sempre vicino alla moglie e ai tre figli. Il rapporto coi social è ridotto, essenziale, da antipersonaggio. Ma lui, in fondo, sa di essere un’icona e si prodiga per trasmettere un messaggio di serenità e di positività, esaltando il valore della fatica. "Voglio vivere una vita semplice, il denaro c’è, ma è lontano, in banca", dice. E segue questa impostazione monastica in un centro di atletica di una essenzialità estrema, quasi un ostello, in cui i giovani epigoni non vengono mai trattati come subalterni. Il sacrificio condiviso, la trascinante compattezza di gruppo è il segreto di questi atleti dalle prestazioni inarrivabili. Kipchoge si sente uno dei tanti, solo magari più fortunato.

In America hanno provato a regolare un tapis roulant sul ritmo del record del mondo di maratona (2 minuti e 52 al chilometro) che fu di Eliod prima dell’avvento del nuovo fuoriclasse e rivale. Persone anche allenate non resistevano che pochi secondi, sforzandosi al massimo, prima di perdere il passo e spesso scivolare a terra. E’ da alieni correre a quella velocità per due ore. E poi magari sorridere ancora.

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