Dopo il trittico di amichevoli. Quesada, idee chiare per il futuro azzurro
Il ct Quesada guida l'Italia di rugby con visione a lungo termine. Nonostante le sfide, punta su tattiche innovative e spirito di squadra.

Il ct azzurro Gonzalo Quesada
Non si è ancora spenta l’eco della sconfitta (dignitosa) con gli All Blacks (11 a 29) che già si pensa al prossimo obbiettivo. Così succede nel rugby moderno. Il 6 Nazioni è nei pensieri delle squadre dell’Emisfero Nord, il rinnovamento degli organici e il consolidamento di quelli appena messi a punto in quelle del Sud. Per Quesada, ct azzurro, l’orizzonte è addirittura più ampio: supera i 2025 e ’26 per completarsi, addirittura, con il Mondiale 2027 in Australia.
Quesada, pragmatico, simpatico e persino affascinante allenatore dell’Italia scelto da un presidente Federale (Innocenti) e, al momento, confermato dal successore (il neo eletto Duodo) di sicuro ha le idee chiare. Le sa anche esporre in maniera lucida e comprensibile. Andando a scavare in questo trittico autunnale, di cose positive frutto del suo lavoro ne sono emerse alcune: interessanti fasi in attacco, una touche capace di farsi valere e dei trequarti ai quali finalmente non cade inesorabilmente la palla.
Certo, la disfatta con l’Argentina (18 a 50), la sofferta e risicata vittoria con una squadra di secondo livello come la Georgia (20 a 17) e infine i 18 punti di scarto rimediati con gli All Blacks sono abbastanza deludenti, anche nel giudizio di Gonza. Tuttavia il ct si è dichiarato rincuorato da una cosa: lo spirito di corpo del team. La volontà di non arrendersi mostrata dai suoi giocatori contro i Tutti Neri risulta l’avamposto su cui costruire le tattiche e le strategie di gioco che ha in mente. Tattiche e strategie che, in parte, ha già iniziato a proporre e imporre alla squadra. Consapevole di non poter impostare il gioco sulla supremazia fisica, né su lunghe fasi di possesso, Quesada conta di rendere il gioco vario ed imprevedibile.
Una specie di mordi e fuggi basato sull’agilità, l’astuzia e il coraggio di osare. Ha dichiarato di considerare il gruppo a sua disposizione potenzialmente molto forte. Sa di doverli istruire e plasmare ancora in profondità e di aver bisogno di tempo. Il suo piano di battaglia è impostato sul lungo termine.
Da sottile stratega ha già provveduto a sottolineare che al momento le possibilità di effettuare raduni con i giocatori di interesse nazionale sono davvero ridotte al lumicino. Spetta alla Fir il compito di ottenere il massimo della collaborazione non solo dalle franchigie, ma anche dalle Federazioni straniere per i giocatori Italiani impegnati nei campionati esteri. I problemi non si esauriscono qui. Le risorse federali sono scarse se non al lumicino. Consola che Duodo non sembri nascondersi dietro a un dito. Ha la volontà e le competenze per affrontare la difficile situazione.
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