Mondiali di rugby 2023, Italia nel girone di ferro con Nuova Zelanda e Francia. I quarti? Serve un’impresa

Gli ostacoli Namibia e Uruguay non preoccupano di più tanto la spedizione azzurra. Ma per superare il turno c’è bisogno di un colpaccio contro le corazzate del gruppo

di DIEGO FORTI -
8 settembre 2023
Il ct Kieran Crowley

Il ct Kieran Crowley

Saint Etienne, 8 settembre 2023 – La partita contro la Namibia, non rappresenta un ostacolo tecnico particolarmente ostico per gli azzurri. Tuttavia potrebbe diventare un grosso deterrente psicologico in caso di una prestazione mediocre (per non parlare di una impensabile sconfitta). Se mai a preoccupare sono l’orario di gioco, alle 13 è prevista un’afa tropicale, e il triste precedente della sconfitta a Saint Etienne per mano della Scozia nel corso della Rugby World Cup 2007.

La grande delusione azzurra dopo sconfitta con la Scozia nella RWC 2007 a Saint Etienne. Nella foto Troncon, Ongaro, Mauro Bergamasco e Parisse (Diego Forti)
La grande delusione azzurra dopo sconfitta con la Scozia nella RWC 2007 a Saint Etienne. Nella foto Troncon, Ongaro, Mauro Bergamasco e Parisse (Diego Forti)

In quella occasione David Bortolussi, il nostro estremo italo-francese, fallì di un soffio un punizione non impossibile. Un calcio che se trasformato ci avrebbe portato sul 19-18. In pratica, visto che mancavano meno di 4 minuti al termine dell’incontro, saremmo passarti ai quarti come secondi del girone alle spalle degli All Blacks. E invece finì 18-16 per gli scozzesi. Una delusione tremenda, al punto che l’allora allenatore azzurro Pierre Berbizier invitato a commentare la prestazione di Bertolussi pronunciò un tranciante giudizio passato alla storia: “ Se lui buono giocava con Francia”.

Il gruppo azzurro, in tutto 54 persone fra dirigenti, accompagnatori, staff medico, tecnici e giocatori, è conscio di essere in un girone di ferro assieme a due delle grandi favorite nella corsa al titolo: All Blacks (tre volte vincitori della RWC) e Francia. Al minimo, l’Italia sa di dover battere Namibia e Uruguay, per poi gettare il cuore oltre l’ostacolo nelle due sfide finali. I miracoli a volte si verificano.

Di positivo, rispetto ad altre edizioni della Coppa del Mondo, va ricordato che l’Italia non deve giocare partire ravvicinate e inizialmente affronta avversari assolutamente alla sua portata. Due condizioni queste che consentono di mettere a punto più agevolmente schemi di gioco e coesione tra i reparti. Poi arriveranno le corazzate Nuova Zelanda e Francia. Sperare in loro atteggiamenti di sufficienza sarebbe velleitario, ma magari un eccessivo senso di superiorità da parte dei nostri avversari potrebbe aiutarci un po’. Anche il possibile nervosismo riconducibile alla volontà delle due big di conquistare il primo posto del girone ha la possibilità di favorirci.

Il presidente federale Marzio Innocenti non ha nascosto di nutrire queste speranze e la convinzione di un possibile passaggio ai quarti dell’Italia. Folle idea? In molti dicono sì, specie in un mondo concreto come quello del rugby. Tuttavia poiché il motto scolpito nel web da Steve Jobs “siate affamati (e gli azzurri lo sono) e siate folli” fa tendenza, che male c’è a sognare. Almeno per un po’ ...

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