Mondiali di rugby, nuovo formato. Ecco come sarà il torneo in Australia nel 2027

Le novità annunciate dagli organizzatori: restano però diverse perplessità. Intanto sabato Nuova Zelanda e Sud Africa si giocano il titolo iridato

di DIEGO FORTI -
26 ottobre 2023
Bill Beaumont, presidente di World Rugby (Foto Diego Forti)

Bill Beaumont, presidente di World Rugby (Foto Diego Forti)

Parigi, 26 ottobre 2023 – Mentre ci si avvia alla conclusione di questa Rugby World Cup 2023, con la finalina per il terzo posto in programma venerdì e la finalissima sabato (entrambe alle 21) World Rugby ha ufficializzato le riforme che da tempo stava elaborando. I padroni del rugby mondiale, perché di padroni si tratta sotto le spoglie di volonterosi organizzatori, hanno comunicato il nuovo formato della prossima Coppa del Mondo in programma in Australia nel 2027.

Scenderanno in campo 24 nazionali suddivise in 6 gironi da 4 squadre ciascuno. Le prime due di ogni girone più le migliori 4 classificatesi al terzo posto, avranno acceso agli ottavi di finale (altra novità) introdotti a completamento della fase ad eliminazione diretta. In pratica più partite in un lasso di tempo più contenuto: 6 settimane contro le attuali 7. Fantastico per ridurre le spese, il logorio dei giocatori, ma anche, secondo i vertici del rugby mondiale, per far crescere il livello delle squadre meno competitive. Tuttavia quello che viene da pensare e che l’obiettivo più ambito sia quello di aumentare gli incassi da biglietti e diritti televisivi.

Per altro World Rugby ha comunicato che punta ad aumentare la propria quota nell’organizzazione dei Mondiali, pronta se del caso a investimenti finanziari sostanziosi. Ovvero viva il business, meno spazio agli aiuti e a conseguenti controlli degli enti pubblici che partecipano alla realizzazione della manifestazione e possibilmente maggiori utili per…World Rugby e il suo staff.

Dal punto di vista tecnico il nuovo format lascia però qualche perplessità. Quando si è passati da 16 a 20 squadre non è che siano emerse formazioni in grado di impensierire i mostri sacri del 6 e del 4 Nazioni. Nelle fase finali ci sono sempre e solo team di questo ristretto gruppo. Non a caso la finalissima di Parigi vede di fronte Nuova Zelanda e Sud Africa che il Mondiale lo hanno già vinto tre volte a testa.

Nelle dichiarazioni del presidente di World Rugby Bill Beaumount, la prossima Coppa del Mondo aumenterà la diffusione del rugby e farà crescere il livello tecnico delle formazioni minori. Tuttavia, dato che per migliorare le “squadre minori” devono confrontarsi il più spesso possibile con le formazioni di vertice, non si vede come ogni quattro anni con una partita in meno nel girone, le squadre di secondo piano possano trarre un giovamento rispetto a oggi quando con i big team giocano esattamente la stesso numero di partite: 2. Certo una sostanziosa partita a eliminazione diretta contro un avversario tecnicamente superiore per le terze migliori può rappresentare un’opportunità. Tuttavia l’affermazione che questo (ogni quattro anni) migliorerà le qualità delle formazioni di secondo e terzo livello lascia qualche dubbio.

In effetti lo sanno bene anche i “grandi capi” che hanno messo in pista nuove competizioni tra il 2024, il 2026 e il 2030. Una subito: la Pacific Nations Cup che nel 2024 vedrà in gara Canada, Fuji, Samoa, Tonga, Giappone e Usa tra agosto e settembre. Sarà ospitata alternativamente dal Giappone e dagli Usa, anche in preparazione dell’organizzazione della RWC 2031. Nei prossimi anni niente più test match come li conosciamo e come dall’alba dei tempi il rugby si è fatto vanto di organizzare, bensì una competizione, anzi due, con tanto di promozioni e retrocessioni. La prima, in partenza nel 2026, prevede partite da giocarsi nelle finestre dei campionati a luglio e novembre. Dodici le squadre: le 6 del 6 Nazioni, le 4 del 4 Nazioni più 2 selezionate dalla Sanzar (la Federazione dell’emisfero Sud). La seconda, a sua volta, risulta sempre a 12 squadre ma di secondo livello. Sarà gestita da World Rugby. Partenza prevista 2030. Attenzione però: niente Nations Cup (come temporaneamente vengono identificate queste nuove competizioni) negli anni in cui sono in calendario RWC e Tour degli Irish e British Lions. Quindi 2 anni sì e 2 no. Come i maestri britannici insegnano la sport prima di tutto, purché non si tocchi il business: con buona pace della continuità necessaria per miglioramenti delle squadre. Nessun problema dunque? Stando a World Rugby tutti si sono dichiarati d’accordo. Del resto meglio dei contributi sicuri (dalla Federazione Internazionale) oggi, che dei solo probabili miglioranti tecnici domani.

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