Us Open di golf, in campo Manassero e i fratelli Molinari

Gli azzurri scendono in campo a Pinehurst per il terzo slam della stagione. Riflettori puntati sul numero uno Scottie Scheffler

di ANDREA RONCHI
13 giugno 2024
Matteo Manassero

Matteo Manassero

Tre azzurri scendono in campo a Pinehurst nello Us Open, terzo torneo major della stagione del golf. Era da otto anni che l’affluenza italiana non era così numerosa. I protagonisti sono gli stessi del 2016: Francesco Molinari, Matteo Manassero ed Edoardo Molinari, tutti arrivato al torneo dello slam attraverso le qualifiche. Edoardo torna allo U.S. Open dopo tre anni, quando concluse 35° a Torrey Pines. Per Francesco sarà il 55° major in carriera e il 14° Us Open, torneo nel quale vanta un 13° posto nel 2021 come miglior risultato. Per Matteo invece si tratta della conferma di rinascita: dopo il ritorno alla vittoria nel DP World Tour a marzo, torna a giocare un major a distanza di otto anni.

Lo Us Open è il più longevo e democratico dei major nel calendario nel golf professionistico maschile. Si gioca per la 124esima volta della nascita del torneo datata 1895; la United States Golf Association ha scelto quest’anno come location una delle pietre miliari del golf a stelle e strisce, Pinehurst. Il celebre percorso del North Carolina, fondato lo stesso anno in cui prese il via lo Us Open, ha ospitato nella sua leggendaria storia il torneo in tre occasioni. Teatro della sfida sarà l’iconico percorso numero 2, il più famoso dei nove campi presenti nel resort. Disegnato da Donald Ross nel 1907 e poi rivisitato prima da Robert Trent Jones nel 1974 e ancora da Bill Coore e Ben Crenshaw nel 2010, il numero 2 è un insidioso e spettacolare par 70 di 6.938 metri. Come da tradizione, lo U.S. Open ha regalato anche quest’anno il sogno americano a migliaia di giocatori professionisti e dilettanti attraverso il suo lungo percorso di qualifica.

Per questa edizione sono partiti in 9.522 dalle Local Qualifying con l’obiettivo di conquistare le Final. Il field completo, al netto dei giocatori già in possesso della cosiddetta ‘exemption’ per meriti sportivi, è composto infatti da coloro che si sono aggiudicati un posto nelle finali giocate in nove location degli Stati Uniti ma anche in Canada (Cherry Hill), Gran Bretagna (Walton Heath) e Giappone (Hino). Dal Kentucky al North Carolina si rimane così nella Costa Est degli Stati Uniti, a caccia di nuove emozioni dopo una delle edizioni più belle del PGA Championship degli ultimi anni. A maggio Valhalla ha incoronato finalmente dopo 28 tentativi anche Xander Schauffele tra i campioni major al termine di una prestazione questa volta impeccabile. Una storia a lieto fine quella di Schauffele che ora, dopo aver rotto il ghiaccio, si rilancia anche in vista di questa edizione dello U.S. Open. Il californiano vanta infatti nei tornei dello Slam un’invidiabile striscia di ben nove major consecutivi tra i Top 20.

Chi invece dovrà riscattare un PGA Championship deludente è il campione in carica dello U.S. Open, Wyndham Clark, uscito a sorpresa già al taglio di venerdì a Valhalla. Lo scorso anno al Los Angeles Country Club il trentenne di Denver superò di un solo colpo Rory McIlroy dopo che a maggio aveva conquistato al Wells Fargo Championship il suo primo titolo sul PGA Tour. Quest’anno a febbraio ha vinto l’AT&T Pebble Beach Pro-Am in un’edizione funestata dal maltempo e disputata su soli tre giri. A Pinehurst, salvo outsider dell’ultima ora, la lotta per sollevare il trofeo dello U.S. Open sarà questione dei soliti noti, a partire da uno Scottie Scheffler reduce da un PGA Championship al limite del grottesco, con tanto di arresto da parte della polizia di Louisville per non aver rispettato le segnaletiche del traffico all’ingresso del club. Il numero uno al mondo ha messo fine alla sua impressionante striscia di 41 giri in par o sotto il sabato del PGA Championship (73), per poi ritornare a macinare birdie e un altro round in rosso la domenica (65), chiudendo il torneo ottavo. Una nota di merito spetta agli europei, che ben hanno figurato a Valhalla e che anche allo U.S. Open si presenteranno carichi di aspettative. Rory McIlroy a parte, ancora alle prese con un gioco corto irregolare, ben quattro giocatori del Vecchio Continente hanno chiuso nei primi sei. Viktor Hovland, terzo, ma in lotta per il titolo sino alla 18, chiusa con tre fatali putt, il belga Thomas Detry, quarto, Justin Rose e Shane Lowry, sesti, quest’ultimo autore nel terzo giro di un altro 62 dopo quello di apertura di Schauffele, il miglior score di sempre nel major della PGA of America.

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