Il ritorno del figliol Slam: un paese in festa. Sinner: "Se siete felici avete già vinto"

A Sesto Pusteria accoglienza da eroe. Binaghi (Fitp): "Fregatene di chi ti ha criticato. I valori come i tuoi possono migliorare l’Italia"

12 giugno 2024

Striscioni e copricapi arancioni più che discutibili trapuntano di felicità il ritorno a casa di Jannik. A illuminare una Sesto Pusteria ingrigita dalla pioggia ci sono il nuovo numero 1 del mondo e nonna Emma che non vede "l’ora di riabbracciarlo". Festa sobria in cui non manca la lezione del campione ai giovanissimi del tennis: "Se scegliete una cosa e siete felici di farla avete già vinto".

Non è la prima volta che il ragazzo Slam parla di felicità. Lo aveva fatto pure dopo la pesante sconfitta al Roland Garros contro Alcaraz: "Felice? Se non lo sono io, gioco a tennis e mi diverto". Sinner, proprio come in campo, dimostra di non aver dimenticato i valori della cortesia e della gentilezza: tiene l’ombrello a tutti, persino al presidente della Provincia autonoma di Bolzano, Arno Kompatscher, mentre recita il suo discorso in tedesco. Sì, lo aveva fatto anche con la raccattapalle a Indian Wells (una foto diventata virale). Radici forti, che Jannik dichiara apertamente: "La mia infanzia è qui", dice, mentre incontra i ragazzini delle scuole tennis locali. "Mi fa piacere poterli aiutare – prosegue –, a inseguire lo stesso sogno che avevo io, quello di diventare numero 1".

Suona la banda di paese, si firma il Libro d’onore. E’ il trionfo del campione lontano dagli eccessi, ma per il presidente Fitp Angelo Binaghi, sardo, già scattano paragoni con alcuni mostri sacri. Come Gigi Riva: "Ci ha fatto crescere e diventare persone migliori, e lo stesso farà Jannik con l’Alto Adige: quando andrete in giro per il mondo a dire che siete di Sesto, tutti sorrideranno e vi apriranno la porta". E poi: "Hai fatto felici milioni di appassionati, fregatene se qualche vecchio campione ti ha criticato quando non hai giocato la Coppa Davis o le Olimpiadi".

Jannik, salito sul trono del tennis dopo il Roland Garros, parla dei suoi idoli sportivi: "Da Valentino Rossi a Leclerc", con l’augurio che la racchetta "possa crescere ancora in Alto Adige". Un amore incondizionato quello per le sue radici, intatto sin da quando se ne era andato via di casa (poco più che un ragazzino) con l’obiettivo di arrivare dove è ora: "Certo che ripenso al giorno in cui ho lasciato Sesto per Bordighera, era stata una scelta non semplice, abbastanza difficile per me. Ho lasciato non soltanto la famiglia ma soprattutto gli amici anche se quelli veri sono rimasti sempre nel mio cuore e resteranno lì".

Ma a tracciare il bilancio ci pensa Binaghi, che si rivolge direttamente ai genitori di Jannik, mamma Siglinde e papà Hanspeter a cui il 22enne aveva dedicato la vittoria Slam: "Ci avete insegnato che per migliorare l’Italia non bisogna partire da grandi città con grandi risorse. Si può partire da un piccolo paese, purché ci siano grandi valori: senso del dovere, valore del lavoro, simpatia, gentilezza".

Gabriele Tassi

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