Jannik è inarrestabile. In finale tra i Maestri. E Nole non fa più paura

Atp Finals: Sinner stende Medvedev e ritrova Djokovic già battuto nel girone. L’ultimo atto alle 18: l’altoatesino ha scritto la storia, c’è tutta l’Italia a tifarlo.

di PAOLO FRANCI -
19 novembre 2023
Jannik è inarrestabile. In finale tra i Maestri. E Nole non fa più paura

Jannik è inarrestabile. In finale tra i Maestri. E Nole non fa più paura

Va bene. Siccome le vittorie sono come quelle scatole di cioccolatini che ti regalano a Natale e che poi le apri, ne mangi uno, due tre quattro... Lo sapete no, come va a finire? Ecco, siccome le vittorie sono così, logico che ci si aspetti la piallata finale, il trionfo, il sabba arancione. Sì, alzala quella Coppa, Jannik. Alzala dopo averli azzerati tutti, dal biondino greco al Djoker, dal Frecciarussa Medvedev, al simpaticone come una gastroscopia, Holger Rune. Finisci il lavoro e goditi la gloria. E non solo quella. Eh già, perchè anche ieri il match di Sinner contro Medvedev, stirato, ripiegato e messo nell’armadio ( 6-3, 67 e un supremo 6-1 finale) per la terza volta in un mese e mezzo - difficile non farsi venire perlomeno un tic, giusto Daniil? - ha assunto le dimensioni di un rito globale. Eccolo qui il grande trionfo di Sinner: aver riunito un Paese intero all’ombra della sua racchetta.

Si dice che il tennis sia psicologicamente terribile perchè nessuno sport riflette il senso di solitudine che si porta dietro la racchetta. Ieri però, non c’era solo lui in campo, ma l’Italia intera. Perchè poi quando al tennis iniziano a interessarsi anche quelli che non distinguono una racchetta da un retino da pesca vuol dire che, per la prima volta dai tempi di Adriano Panatta, ci troviamo nuovamente di fronte a una tribù che balla.

E gioisce. E tifa per il Rosso. Perchè se l’azzurro del pallone s’è sbiadito è tenta l’ennesima difficile rinascita con Big Luciano Spalletti, se la Rossa per eccellenza lo è di imbarazzo, allora il Rosso che acceca, tra Pel di Carota e i Carota Boys, è proprio lui, capo popolo a poco più di vent’anni come non lo è in Spagna Carlitos Alcaraz, per dirne una. A noi succede ciclicamente di andare alle urne sportive ed eleggere un Premier dell’immaginario, uno attorno al quale riunire il Paese. Mi viene in mente Albertone Tomba tra i pali, la Ferrari di Schumi o le volate del povero Marco Pantani. Eppoi l’Italia della Davis, Nino Benvenuti sul ring e due signori della manopola del gas, Giacomo Agostini e The Doctor Valentino Rossi. Ecco, loro come Sinner, componendo rime con imprese e trionfi, hanno portato un popolo intero ad immedesimarsi. E stavolta tocca a un ragazzo dai capelli rossi che tanto sembra Peter Pan. Immaginatelo con il vestito verde, quel ciuffo rosso e l’ombra che gli scappa via. Ci ha portato, tutti, sull’Isola che non c’è. Ci ha catapultato tutti in campo. Ci ha presi per mano e condotto laddove la Nazionale di calcio non ci porta più. Eravamo orfani come i bimbi sperduti della favola di James Matthew Barry ma torniamo a sorridere e parlare di orgoglio azzurro, di ’Italian Job’ tutti uniti attorno al Rosso. Che bello.

Qualche genio ha provato a scavare un solco tra noi e lui, alludendo alle storie del sentirsi o meno italiano. Fesserie oscene. Lui, Jannik, è uno di noi. Punto. La gente si veste di arancione per lui, non si trova più una maglia di quel colore a Torino neanche a pagarla oro. Jannik ieri, ha dimostrato ancora una volta di essere - adesso la dico grossa, occhio - un progetto di piccolo Borg. Chiaro: ne dovrà mangiare di bistecche e gloria e Slam per arrivare a guardarlo negli occhi, il grande Bjorn. Però se uno come Alcaraz dice: "Nel 2024 sarà numero uno e vincerà gli Slam", se Djokovic fa l’occhietto: "Che vi avevo detto?", beh.

Già, Nole. Ritrovarsi a decidere del futuro immediato del più grande di tutti nel match contro Rune fa impressione, vero Jannik? E sii vergogni chi ha parlato di biscotto, perchè Sinner pur con un morso alla schiena che ha fatto tremare l’immenso popolo della carota, ha affondato sull’acceleratore e fatto secco Rune regalando la semifinale a Djokovic. Ma quali calcoli! Jannik va dritto come il grande squalo bianco verso la preda. Lo ha fatto anche ieri con Medvedev. Ha vinto il primo, tenuto fino al tie nel secondo, perdendolo e insinuando in tutti noi che potesse avere il contraccolpo. Stesso timore che abbiamo avuto con Nole. Niente di più sbagliato, perchè il Rosso è una fiamma che non si spegne mai. E allora, sì, piedi sulla riga a martellare e 6-1 al terzo.

Sa che la gente lo ama e allora ecco l’omaggio al pubblico di Torino e al popolo del telecomando: "Da quando sono arrivato qua ho sentito un calore e energia incredibili, è una cosa pazzesca. Il pubblico mi dà tante emozioni positive, quando esco dal tunnel per entrare in campo provo una grande emozione". Se poi le tv sono arrivate a cambiare i palinsesti, spostando grandi fratelli, sorelle e cugini e non solo, vuol dire che il Rosso fa rima con audience come mai il tennis prima dai tempi di Adriano.

Si avvia verso la beatificazione, Jannik, che nel tennis significa diventare numero uno. Lo fa dopo aver cambiato il suo tennis, il corpo riempiendolo (il giusto, dai) di muscoli e la mente trasformandola nel mantello di Superman. Dice, Jannik, per riaffrescare se stesso: "Solo io e chi lavora con me sa quanto dedico a questo sport, quante ore di allenamento, l’attenzione al sonno e all’alimentazione, tanti sacrifici perché so che questo mi aiuta per arrivare a certi obiettivi" E ancora: "Giocare con i migliori al mondo sta diventando un pò di più la normalità. In campo sono molto più tranquillo. Il livello di gioco che ho raggiunto è il risultato della mia mentalità. Fa tutto parte di un percorso".

A prescindere da come andrà oggi la sfida con Djokovic, Jannik ha già vinto: l’obiettivo 2023 era salire nell’attico del tennis mondiale e giocarsela alla pari con questi qua. Ha fatto di più: li ha sdraiati, tutti, nel giro di poche settimane. Fortemente simbolica questa finale contro il numero uno, l’uomo che quest’anno ha vinto tre Slam e 53 incontri su 59, ricacciando indietro 63-62 uno dei due pretendenti, Carlitos Alcaraz. Bello no? Il principe designato, Jannik, di nuovo contro Nole nel giro di poche ore. Com’è che dice George Clooney? Ah, sì: "what else?".

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