Sinner inarrestabile, è sfida a Re Djokovic. La classe oltre il dolore: sogno Slam vicino

Australian Open, Jannik stende Rublev: venerdì incontra Nole in una semifinale già epica. Il problema all’addome non preoccupa

di PAOLO GRILLI -
24 gennaio 2024
Sinner inarrestabile, è sfida a Re Djokovic. La classe oltre il dolore: sogno Slam vicino
Sinner inarrestabile, è sfida a Re Djokovic. La classe oltre il dolore: sogno Slam vicino

Gli addominali. Cruccio degli italiani appena pensano a mare e sole. E già una zavorra, a suon di infortuni, per il nostro tennis, visto quanto hanno nuociuto alla carriera di Matteo Berrettini. E così, l’immagine di Jannik Sinner che si toccava sotto lo stomaco a metà del secondo set contro Andrej Rublev, ieri nei quarti dell’Australian Open, aveva tutti i crismi di una beffa abissale. La smorfia del nostro Rosso, che era in vantaggio forte di un dominio evidente (6-4 il primo parziale), ha avuto su chi pranzava davanti alla tv nel Bel Paese l’effetto di un grano di pepe masticato sbadatamente. La simpatia di un bicchierino andato di traverso. Anche perché l’altoatesino, di lì, in poi, ha visibilmente tirato il freno a mano. Lasciando libero sfogo al tennis martellante di Andrej, uno che è noto per incupirsi all’estremo quando le cose vanno male, ma che ha pur sempre vinto 15 titoli Atp ed è pure un Top 5.

Per fortuna, Jannik a soli 22 anni è già un maestro di resilienza. Molto più di quei fenomeni da social che ti insegnano come vivere tra un reel e l’altro. Quell’ancora misterioso dolore l’ha scacciato con ferocia. "Nulla di che", dirà poi. Al tie-break del secondo set, sotto 5-1, ha resettato tutto e su Rublev è calata la notte. Sei punti di fila e secondo set in saccoccia. Con il terzo che è stata pura accademia: 6-3. Un ciclone che ha spazzato via le otto palle break concesse nel suo primo match serale di questo Open.

E’ semifinale per Jannik. La prima a Melbourne. Di là dalla rete, venerdì (probabile l’inizio alle 4.30 italiane), ci sarà Novak Djokovic che ieri ha liquidato l’americano Taylor Fritz col punteggio di 7-6 4-6 6-2 6-3. La trentatreesima vittoria di fila per Nole all’’Happy Slam’ australe, dove ha centrato l’undicesimo approdo tra i primi quattro nelle quattordici edizioni cui ha preso parte.

Lette così, cifre che deporrebbero per un match scontato. Ma sappiamo bene che il novembre delle meraviglie azzurre, con Sinner capopolo della rivoluzione, potrebbe essere stato il mese inaugurale di una nuova era tennistica. La vittoria nei gironi alle Finals – poi bilanciata dal monologo di Nole nell’atto conclusivo del torneo, vero – l’incredibile doppio successo in Davis, sia in singolare che in doppio fino al trionfo, sono pilastri emotivi che Jannik ha gettato e che il re degli Open serbo faticherà non poco a demolire.

Se affermare che Jannik è favorito venerdì rischia di suonare sacrilego, la realtà del campo fa prevedere al cospetto di Djoko in ogni caso una sfida tesa, epica, una sorta di finale anticipata. Non è rimasto praticamente nulla del divario tecnico ed emotivo che li divideva quando si affrontarono in ’semi’ a Wimbledon in luglio.

Il fenomeno di Sesto è l’unico che a Melbourne non ha perso un set, sin qui. Tre quelli al passivo di Djoker. Un fattore non indifferente, contando poi i quattordici anni di differenza.

Il paradosso però è che proprio un match di ampia durata potrebbe rappresentare un’insidia per l’azzurro. La cui tenuta sulle lunghe distanze, oggetto di grande lavoro nell’ombra, deve essere testata.

Dall’altra parte del tabellone, si affronteranno i vincenti di Hurkacz-Medvedev e Zverev-Alcaraz. Nei giorni dolorosi della scomparsa di Gigi Riva, come Rombo di Tuono, Jannik ci ricorda quanto sia importante far vincere i fatti sulle parole. "Mi alleno per giocare queste partite, sono fortunato ad affrontare il numero 1", dice Jannik. E nell’altro emisfero già si sogna.

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