Leader in campo e nei tour. Bonamico, la super guida: "Scoprite con me l’America»

Il ’Marine’ dagli scudetti e dall’oro all’Europeo ai viaggi più emozionanti "A New York vediamo l’Nba, ma c’è molto altro: i miei viaggi con gusto" .

di ALESSANDRO GALLO
17 febbraio 2025
Il ’Marine’ dagli scudetti e dall’oro all’Europeo ai viaggi più emozionanti "A New York vediamo l’Nba, ma c’è molto altro: i miei viaggi con gusto" .

Il ’Marine’ dagli scudetti e dall’oro all’Europeo ai viaggi più emozionanti "A New York vediamo l’Nba, ma c’è molto altro: i miei viaggi con gusto" .

Cosa fa nella vita Marco Bonamico? Il Marine, a 68 anni, non è cambiato. Non è mai banale. Colto, spiritoso, brillante. Nato a Genova il 18 gennaio 1957, Marco ha giocato a Bologna, Virtus e Fortitudo, Siena, Milano, Napoli, Forlì e Udine. Cestista di due metri, ha vinto due scudetti (1976 e 1984) e due Coppe Italia (1984 e 1989) con la Virtus. Un oro agli Europei (1983) e un argento ai Giochi (Mosca 1980) con la Nazionale.

Allora, Marco, che fa?

"Faccio cose, vedo gente… Piaciuta la citazione cinefila?".

Colpito e affondato.

"Scherzi a parte. Faccio tante cose. A cominciare dalla palestra Lodi Club di Casalecchio. Fa parte della mia vita da più di trent’anni. Serve per tenersi in forma. E magari per rivedere ex colleghi e compagni come Renato Villalta e Giovanni Setti".

Non solo palestra, però.

"No, sto partendo per gli Stati Uniti".

Viaggio di piacere?

"No, la nuova attività. Accompagnatore turistico. O, come dicono quelli bravi, tour leader".

Accompagnatore?

"Ho fatto un corso con la Regione, ho il patentino".

Ma la pensione?

"Per ora non ci penso. Mi sento bene. E così non peso sulle spalle degli altri".

Torniamo alla nuova professione.

"Lavoro per un’agenzia di Urbino. Mi trovate su viagginba.it".

Sempre basket.

"Fino a un certo punto. Andiamo al Madison Square Garden, a vedere i Knicks. Ma New York è tutta da scoprire".

Dove porterà i turisti?

"Al Whitney Museum of American Arts, realizzato da Renzo Piano. Ci sono mostre strepitose. Poi passeggeremo sul Ponte di Brooklyn, seguiremo la High Line, il parco lineare che si estende lungo la sezione della ferrovia sopraelevata. E l’Empire State Building. Una volta là, penseremo alla cucina. Anche perché…".

Dica.

"Ho lavorato per un’agenzia olandese nei mesi scorsi. Curavo tour enogastronomici, portando gli stranieri alla scoperta di alcune specialità".

Per esempio?

"Assaggi di parmigiano, prosciutto, tortellini, tortelloni, balanzoni. Un salto all’Osteria del Sole che ha una storia che risale al 1465. Poi l’aceto balsamico. Senza dimenticare gli intrecci con il basket".

Perché?

"Al mercato delle Erbe c’è la Formaggeria Barbieri. Dietro il banco c’è Alberto, ex Fortitudo. Si esibisce nella degustazione verticale del Parmigiano Reggiano. Si parte da quello invecchiato 24 mesi fino a quello di 60. Alberto spiega, racconta. E uno gusta meglio".

Ma quanti mestieri ha fatto?

"Giocatore, presidente del sindacato dei Giocatori, presidente della Virtus 1934, presidente di Lega Due. Per sette anni ho collaborato con la Rai come spalla di Franco Lauro. Ho fatto l’agente, lavorando per il più bravo di tutti, Luciano Capicchioni".

Mica male.

"Non è finita. Sto studiando per ottenere il brevetto di guida turistica".

Nel basket le mancano i ruoli di coach e massaggiatore.

"No, c’è un altro incarico...".

Quale?

"L’arbitro".

A proposito di arbitri. Se diciamo Van der Willige?

"Potrei buttare giù il telefono"

Sono passati quasi 44 anni da quella fischiata di Strasburgo nella finale di Coppa Campioni. Giocava nella Virtus…

"E non ho ancora digerito quella decisione".

Due scudetti: il più bello?

"Il 1976 quello dell’incoscienza. Il 1984 quello della maturità e da protagonista. Il secondo ineguagliabile".

Perché?

"Quello della stella. Vincemmo al palazzone di San Siro, che di lì a qualche mese sarebbe crollato sotto il peso della neve".

A proposito di mestieri.

"Sì?".

Non ne manca uno? Lavorò per un giorno.

"Per un giorno ne ho fatti tanti".

Sì, per un giorno, per scherzo, ha fatto da chaffeur a Dan Peterson, scortandolo da Milano a Bologna e ritorno.

"Sono molto legato a Dan, l’ho fatto volentieri".

Nemmeno un rimpianto?

"Nel 1975 c’era una borsa di studio per andare negli Usa, Duke University".

Non andò per…

"Erano tempi diversi. Dissero che se fossi andato all’Università, al ritorno sarei stato considerato un professionista. Quindi come uno straniero. Negli anni Settanta eravamo dilettanti".

E il Marine sarebbe diventato Mark Goodfriend...

"Chi lo sa? Sono quelle che vengono chiamate Sliding Doors".

Le soddisfazioni non sono mancate.

"Ho vinto con la Virtus e con la Nazionale. Sono stato fortunato, ho avuto compagni eccezionali: Meneghin, Villalta, Caglieris, Marzorati, Brunamonti, Riva, Magnifico. Sì, mi sono proprio divertito".

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