Calafiori "Il Bologna con Thiago può volare"

Parla il difensore-rivelazione: "Il sesto posto sorprende gli altri, non noi. L’Europa? Pensiamo a Firenze, domenica sarà durissima"

di GIANMARCO MARCHINI -
8 novembre 2023
Calafiori "Il Bologna con Thiago può volare"
Calafiori "Il Bologna con Thiago può volare"

Venerdì notte, quando l’incendio di emozioni e veleni di Bologna-Lazio si era spento, lontano dalle telecamere, Alessio Romagnoli si è avvicinato a Riccardo Calafiori per fargli i complimenti. "Mi ha fatto davvero piacere", racconta il difensore rossoblù, uno dei mattoni d’oro nel muro che difende le ambizioni di questo Bologna giovane, bello e sesto in classifica.

Calafiori, ripartiamo dalla vittoria sulla Lazio. Su Instagram una pioggia di complimenti sotto il suo post. Uno in particolare catturava l’occhio: ‘Ma tu sei Nesta o Calafiori?’. A scriverlo è stato Beukema.

"Mi ha fatto molto ridere il commento di Sam, è stato molto simpatico. Ovviamente io sono soltanto Riccardo: il paragone lo reputo eccessivo".

Però in tanti vedono analogie con il primo Nesta.

"Forse per i capelli (ride, ndr). Per i paragoni bisogna aspettare una decina d’anni. Poi, certo, spero con tutto il cuore di diventare come lui, ma ho tanto tanto da lavorare".

Beh, allora con Thiago è nel posto giusto.

"Il mister è stato decisivo per me perché tra virgolette mi ha cambiato ruolo: in carriera avevo fatto quasi sempre il terzino, invece da centrale ora mi trovo benissimo".

In cosa è speciale Motta?

"In settimana ti sprona tanto, non ti puoi fermare un attimo altrimenti ti fa capire che potresti restare fuori. Lo fa con tutti, l’ha fatto anche dopo la tripletta di Orso. E poi mi piace la sua idea di calcio: giocare sempre il pallone, essere aggressivi".

Ma lei personalmente si aspettava di partire così bene?

"Sì, nel senso che era il mio obiettivo, lavoravo per questo: sapevo di essere migliorato e volevo misurarmi di nuovo con la serie A. Poi ho trovato una squadra e un tecnico adatti alle mie caratteristiche".

Su Zirkzee, invece, è stato profetico.

"Alla mia presentazione dissi che uno così, con quel fisico e quella tecnica, doveva fare un grande campionato e lo sta facendo. In allenamento è un osso durissimo: se si mette spalle alla porta, la palla non gliela togli mai. Quando gioca, Joshua è proprio bello da vedere".

Invece si aspettava un Bologna subito al top?

"Sì, nessuna sorpresa. Difficilmente in carriera ho trovato una squadra che in settimana si allena così forte, tutti spingono al massimo. Come ti alleni poi giochi in partita. Gli altri sono stupiti nel vederci sesti, noi no. Poi chiaramente la strada è lunga".

E vi può portare in Europa?

"E’ presto per fissare obiettivi, più avanti si vedrà. Noi proviamo a vincerle tutte. E’ un campionato molto equilibrato, però dipende molto da noi: se diamo il massimo, abbiamo molte probabilità di vincere".

A cominciare da domenica a Firenze?

"Sarà durissima, soprattutto perché a casa loro. Ma prima di tutto dobbiamo pensare a noi stessi. Non nego che vincere lì sarebbe un altro passo avanti, anche nella consapevolezza".

Intanto in poche ore il settore ospiti del Franchi è andato esaurito. Lei che era abituato a un pubblico caldo come quello della Roma, si immaginava di trovare un calore così?

"No, sono rimasto sorpreso e impressionato. I tifosi rossoblù fanno la differenza, come contro la Lazio. Gli ultimi minuti erano parecchio complicati per noi e loro ci hanno trascinato. Li sentivamo dal campo: è stato davvero bellissimo. Anche grazie ai nostri risultati, si sta creando qualcosa di unico nell’ambiente, tra squadra, società e pubblico".

Da fuori, si percepisce un clima speciale nello spogliatoio.

"Sì, mi trovo veramente bene con tutti, parlando inglese cerco di aiutare anche gli stranieri e di fare gruppo. Siamo molto uniti, nessuno che si lamenta, neanche chi gioca meno"

E a Bologna come si vive?

"Tutti me ne avevano parlato benissimo e ora confermo. Sarà anche che sta andando tutto bene, ma mi sembra una città perfetta. E’ bella e giovane, io vivo in centro e giro sempre senza problemi. A Roma non potevi, i tifosi ti abbracciavano, era tutto un ’viè qua’".

La sua famiglia la segue?

"Sì papà e mamma mi seguono molto, c’erano anche con la Lazio. A loro devo tutto, ma lo sanno già. Quand’ero piccolo abbiamo vissuto momenti non facilissimi e ora che sono grande l’ho capito: non so come facessero all’epcoa a permettermi di giocare, ma ce l’hanno fatta. Tutti i giorni, da Prati a Trigoria, con il raccordo bloccato. Hanno fatto più sacrifici loro di me".

Passioni nel tempo libero?

"Amo il calcio, quindi guardo tante partite e gioco alla Play, a Fifa. Un giorno, però, mi piacerebbe riprendere l’università: studiavo Economia e management alla Luiss. Vorrei ricominciare quel percorso per crearmi una strada dopo il calcio".

A sedici anni, con la Roma Primavera, ha rischiato di perderlo per sempre il pallone: rottura di tutti i legamenti del ginocchio sinistro, dei menischi e della capsula.

"E’ stato bravissimo il dottor Costa in campo, perché mi ha rimesso dentro il ginocchio: se avessi aspettato di arrivare in ospedale, chissà come sarebbe finita, magari oggi farei fatica persino a camminare. Dopo l’operazione mi dissero: ’Non sappiamo se tornerai a giocare’. La mia fortuna è stata avere sedici anni e non pensare a niente, se non a tornare in campo".

Cinque anni, il suo nome viene accostato a quello di tante grandi squadre.

"Non le sento queste voci. Anche in estate potevo essere vicino ad altri club, ma la scelta di venire qua è stata quella giusta".

Non pensa ad altri palcoscenici, ma alla Nazionale?

"Ovviamente spero arrivi la chiamata, ma non è un’ossessione. Se e quando il ct lo riterrà opportuno, mi farò trovare pronto".

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