Pagliuca va all’attacco. "Juve? La sudditanza c’è. Al gol tolto a Vlahovic ho capito come finiva...”

L’ex portiere: "E’ una storia che dura da 25 anni. La tecnologia così a che serve?"

di MASSIMO VITALI -
29 agosto 2023
Gianluca Pagliuca
Gianluca Pagliuca

Bologna, 29 agosto 2023 – "Confesso che dopo il gol giustamente annullato a Vlahovic per il fuorigioco di Rabiot ho pensato: alla prima minima possibilità di dare un vantaggio alla Juve Di Bello lo farà. Ma quel rigore negato è una cosa macroscopica". Gianluca Pagliuca, alla voce furti subiti per mano della Juve, è autorità in materia. In maglia rossoblù ha visto con i propri occhi il ‘tuffo di Zambrotta’, con sceneggiata di Nedved, al vecchio Delle Alpi (stagione 2003-2004) più il killleraggio di Pieri nel Bologna-Juve di Calciopoli (2004-2005). E nel ‘98 difendeva i pali nerazzurri nel celeberrimo Juve-Inter del rigore solare su Ronaldo ignorato da Ceccarini.

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Pagliuca, con la Juve è una vecchia storia.

"Sì, per quanto mi riguarda una storia che si trascina da venticinque anni. Poi dicono: Pagliuca ce l’ha con la Juve, è un anti-juventino".

Perché, lei nega?

"No, confermo di esserlo: ma lo sono diventato per forza di cose. Se metto in fila i fatti come faccio a non essere anti-juventino?".

Allo Stadium domenica notte il Bologna ha rivisto vecchi fantasmi.

"Sarebbe stato meglio se Di Bello avesse visto e fischiato quel rigore: e dire che fino a quel momento aveva anche arbitrato bene. Per me i due rigori che reclama la Juve non c’erano, mentre è stato giusto annullare il gol di Vlahovic dopo che il Var aveva visto il fuorigioco di Rabiot. Ecco, a proposito di Var...".

L’altro grande assente nell’episodio del contatto tra Iling-Junior e Ndoye.

"Ci sta che l’arbitro possa non aver visto bene: ma a quel punto il Var doveva richiamarlo. Sennò a che cosa serve la tecnologia?".

Il Var non la convince.

"Il Var spesso viene utilizzato come vogliono loro. Al Milan sabato col Torino hanno dato due rigorini che non avrebbero concesso a una squadra medio-piccola. La verità è che la tecnologia è affidata agli uomini, sono sempre loro che prendono la decisione finale. E la sudditanza psicologica nei confronti dei potenti continua ad esserci, esattamente come c’era prima del Var".

Eh quello Juve-Inter del ‘98 le brucia ancora.

"Mi brucia pensare che a venticinque anni di distanza ci siano ancora molti juventini che sostengono che quello di Iuliano su Ronaldo non fosse un fallo da rigore. Poi uno si chiede come si diventa anti-juventini".

Gli anni di Bologna hanno corroborato questa sua ‘fede’.

"Il tuffo di Zambrotta nella nostra area fu scandaloso. Ma ancora più scandaloso fu Nedved, che quando noi stavamo provando a convincere Zambrotta a dire all’arbitro che non aveva subito alcuna spinta allontanò il compagno, impedendogli di raccontare la verità".

La verità è che allo Stadium si è visto un gran Bologna.

"Sì. E non vorrei che l’episodio del rigore oscurasse la grande prestazione che hanno fatto i ragazzi. Motta ha imbrigliato Allegri, chiudendogli tutte le linee di passaggio. Se queste sono le premesse mi chiedo dove potrà arrivare questa squadra quando Thiago potrà contare su tutti i rinforzi che stanno arrivando dal mercato".

La risposta se la dia da solo.

"Io dico che questa può essere la volta buona che arriviamo in Europa".

Quando pensa alla Juve che cosa le da fastidio?

"Vedere che ancora sostengono di aver vinto trentotto scudetti, tanto da scriverlo nel loro stadio, quando in realtà gli scudetti sono trentasei perché due glieli ha tolti la giustizia sportiva. Solo in Italia succedono queste cose".

Un’altra cosa che le ha dato fastidio?

"Le tante assenze illustri ai funerali di Mazzone. Io c’ero, ma mancavano tanti di quelli che su di lui hanno speso parole belle sui giornali, salvo poi non presentarsi nel giorno dell’ultimo saluto. Carletto non se lo meritava".

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