La parabola dell’esterno sinistro. Parisi, pendolino vero. Il diritto di sbagliare della meglio gioventù

Fabiano Parisi, giovane terzino della Fiorentina, si difende dalle critiche dopo una serie di errori in campo. Nonostante le difficoltà, Parisi ha dimostrato di avere talento e merita pazienza per crescere. La Fiorentina deve coltivare i giovani per essere competitiva in futuro.

31 gennaio 2024
Parisi, pendolino vero. Il diritto di sbagliare della meglio gioventù
Parisi, pendolino vero. Il diritto di sbagliare della meglio gioventù

"Imputato Parisi, discolpatevi". E lui che china la testa, balbetta qualcosa: "Non sono mai stato forte nel colpo di testa, e poi Lautaro è un campione e quel gol lo avrebbe fatto anche ad altri....". Sembra di vederlo il terzino viola, dentro l’aula del tribunale umorale del calcio, provare a difendersi. Scuro, più piccolo del solito e smarrito nel subire un’accusa che sente ingiusta ed esagerata. Perché nel processo virtuale che in queste ore ore si celebra intorno a lui, tutto sembra fuori misura, dall’imputazione all’ipotetico verdetto. Con la sua che rischia di essere una delle tante storie di merito dimenticato, distrutto dall’apparenza di un attimo.

Fabiano Parisi, dunque. Nato 23 anni fa a Serino nell’avellinese, come molti ragazzi delle periferie d’Italia il calcio lo ha incontrato da subito, nelle giovanili della Pro Irpinia. Corre il giovane Parisi, corre lungo l’out di sinistra come se non ci fosse un domani. Per questo, quando arriva nello spogliatoio dell’Avellino in serie C, ai compagni viene spontaneo dargli un soprannome adeguato. Lo chiamano: "Il pendolino di Serino". Sì, Parisi, un piccolo Cafù senza il retroterra esotico delle spiagge di Copacabana. Però, anche se lontano dalla suggestioni carioca, il ragazzo ha talento. Sono gli osservatori dell’Empoli i primi a notarlo. Un anno di B, dove vince il campionato. Quindi due anni di A dove matura. Quando la Fiorentina nell’estate scorsa lo acquista, Firenze rimane sorpresa. Nel suo stesso ruolo in viola milita Biraghi, capitano e fedelissimo di Italiano. C’è il rischio della marginalità. Lui lo stesso accetta la sfida e le volte che è chiamato in campo, come con l’Atalanta, raccoglie applausi a scena aperta. Fino alla svolta.

I terzini di destra, Dodo e Kayode, si fanno male e siccome Italiano non si fida di Pierozzi, lo chiama e gli dice. "Te la senti di giocare lì?". Lui, mancino puro, sa che quello non è territorio a lui adatto, ma, capendo l’emergenza, come Garibaldi risponde: "Obbedisco". Forse un errore. A destra infatti Parisi si smarrisce. Compie una serie di errori che costano caro e in quel mugugno di fondo che lo stadio gli riserva sembra affogare. Altre partite non brillanti, fino alla gara con l’Inter e al duello perso con Lautaro. Roba che addolora. Ma che non può cancellare d’un colpo il passato.

Perché Parisi ha già mostrato sul campo ciò che può essere. Un terzino di gamba e di intensità che, per l’età che ha, ha ancora il diritto di sbagliare. Sì: Parisi, con Kayode e Beltran, appartiene alla migliore gioventù viola. A quel talento in itinere che dovrà essere coltivato e non disperso se si vuol sperare in una Fiorentina prossima ventura competitiva. Che nessuna buona squadra è mai stata costruita senza l’accessorio fondamentale della pazienza. Vale per tutti, vale anche per la storicamente impaziente Firenze.

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