La storia di quel ragazzo (velocissimo) arrivato dal Lille. Antieroe per forza. Tutto il buio di Ikone

Jonathan Ikone è l'anti-eroe della Fiorentina. Nonostante le sue potenzialità, non riesce a segnare nemmeno nel momento del trionfo. Tifare per lui è un sentimento fra i migliori che può produrre lo sport.

3 gennaio 2024
Antieroe per forza. Tutto il buio di Ikone
Antieroe per forza. Tutto il buio di Ikone

E’ l’anti eroe del momento. Se, nell’ipotetico magazine sulla Fiorentina che chiude l’anno in versione deluxe, la copertina potrebbe essere dedicata a Ranieri e ai suoi colpi da libro "Cuore", a lui spetterebbe lo spazio dell’ultima pagina, quella con la storia cosiddetta di "appendice". Nel caso: la vicenda di un giocatore che anche nel momento del trionfo rimane laterale alla gioia. Di un attaccante esterno dal passo veloce di pantera, che non riesce però ad addentare la preda nemmeno nel momento in cui la selvaggina abbonda. Sì, in questo inizio 2024 pieno di luci accese nella Grande Casa Viola, la stanza in ombra è quella di Jonathan Ikone, calciatore che ai tempi del Lille per la sua velocità chiamavano Beep Beep e che invece a Firenze sembra essersi ritrovato dall’altra parte del cartoon della Warner Broos, controfigura di Willy il Coyote, visto che anche lui prepara trappole per gli altri finendo però per restarci prigioniero. La striscia del gol mancato a Monza, per dire, appartiene al filone. Con Jorko che, dopo avere accelerato e fatto mangiare la polvere a tutti, al momento di calciare in porta e fare gol si impappina, finendo per colpire D’Ambrosio con la polvere dell’esplosione fumettistica ad annerirlo. Un predestinato all’insuccesso. In tempi in cui la Fiorentina sembra avere solo spazio per storie di vincitori anche a sorpresa, da Ranieri a Terracciano, da Martinez Quarta ad Arthur passando per mister Italiano, viene quasi tenerezza a narrare le sue gesta di anti eroe non vincente. Perché che Ikone abbia potenzialità da campione lo è stato chiaro fin da subito, visto che da adolescente, a Bondy, veniva chiamato "il gemello di Mbappè" non solo perché i due militavano nella squadra del paese, ma anche per quello sbranare le partite in solitario che costoro avevano al punto che a Jonathan e Kylian era fatto divieto di giocare assieme per evitare gare troppo squilibrate. Certo è che quell’idea di potenza si è scolorita col tempo. Al punto che oggi anche quando la Fiorentina funziona, lui sembra un corpo estraneo. L’imbucato alla festa del quarto posto. Sono le cifre a dare il senso plastico di ciò: fin qui Ikone in campionato ha giocato 705 minuti distribuiti in 12 partite, portando a casa solo un assist. Troppo poco per un calciatore acquistato nel gennaio di due anni fa con l’ipotesi del campione e rimasto invece impaludato in un limbo di impotenza.

E’ vero, mister Italiano continua a dargli fiducia, ritenendolo probabilmente l’attaccante esterno con più qualità potenziale dopo Nico Gonzalez. Ma nel calcio quanto dura la stagione della fiducia? Quanti esami ancora può sbagliare prima che suoni la campanella del fuori tempo massimo? Jonathan Ikone, l’antieroe di una Fiorentina nella stagione della luccicanza. Il calimero di una squadra colorata come l’arcobaleno. Vien quasi voglia di stare dalla sua parte. In fondo, tifare il campione nel momento della gloria lo sanno fare tutti. Stare con l’atleta in difficoltà scommettendo sulla sua rinascita, è sentimento fra i migliori che può produrre lo sport. E Firenze ha un’arte antica da tramandare nello scegliere la parte di costoro.

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