Il Pisa si infligge l’ennesima auto-punizione. Regala tre gol allo Spezia e si affonda da solo

Match per larghi tratti dominato, ma sempre di rincorsa. Il pragmatismo di D’Angelo inchioda Aquilani. E c’è pure rassegnazione...

di SAVERIO BARGAGNA -
28 gennaio 2024
Il Pisa si infligge l’ennesima auto-punizione. Regala tre gol allo Spezia e si affonda da solo

Il Pisa si infligge l’ennesima auto-punizione. Regala tre gol allo Spezia e si affonda da solo

Un dato oggettivo, una paura e una speranza. I fatti sportivi inerenti la sconfitta casalinga con lo Spezia, evidenziato ricorrenze preoccupanti: ogni volta che il Pisa è chiamato a fare il salto di qualità manca l’appuntamento. E ancor peggio, si ripetono gli stessi errori e il medesimo copione. Ti trovi ancora una volta a regalare quantità industriali di gol assurdi agli avversari. Il tutto all’interno di partite che sarebbero positive, ma che divengono impossibili poi da sistemare e pregiudicano risultati e pure giudizi. La sconfitta con lo Spezia è lo specchio concreto della stagione: sembra di esserci in pieno, sembra di essere in palla e poi crolla tutto sotto i piedi come una illusione. La paura è che l’ennesima batosta, per altro in un derby sentito, possa avere ripercussioni. Come a dire, una volta ti rialzi. La seconda trovi la forza di farlo di nuovo. Poi, rischi, un giorno, di subire il colpo del ko. L’augurio è che questo sia, al contrario, l’ennesimo inciampo, ma che il Pisa abbia la forza di non cedere. Ed ecco che qui, appunto, entriamo nel capitolo speranza. Speranza non solo per una questione di "cuore" – che interessa il giusto – ma è sostenuta anche da quell’insieme di cose buone che comunque, pure al netto della sconfitta amara e deludente, in parte c’è stato. Il primo gol subito racconta ogni cosa. Lo Spezia di D’Angelo si difende e lascia la manovra ai nerazzurri di Aquilani, ma alla prima ripartenza arriva la doccia gelata. Difesa infilata nella transizione ancora una volta, pasticcio generale con ciliegina di Nicolas che attraversa un momento "no". Kouda esulta, e non capisci neppure come sia logicamente possibile essere in svantaggio.

Dieci minuti e il Pisa la rimedia: Arena si prende un rigore che Torregrossa pareggia e vi è la convinzione di poterla vincere. E invece il calcio di D’Angelo è dedito al solito pragmatismo: pochi fronzoli e tanta sostanza. Infilata sulla sinistra e Verde (tre minuti dopo il pareggio) segna un eurogol. 2-1. Incredibile. Ancor peggio il 3-1 dove, con la palla fra i piedi, il Pisa si autoinfligge un rigore cercando di uscire in palleggio dall’area. Verde trasforma e partita compromessa.

Perché poi nella ripresa hai voglia di attaccare e crederci. Quando a metà del secondo tempo il Pisa torna completo padrone del campo collezionando angoli su angoli, il danno è ormai fatto. Il 3-2 firmato da Bonfanti dà l’illusione di un ribaltone che però resta solo nel cassetto delle ‘speranze’. La sconfitta rianima lo Spezia, distrugge il morale del Pisa e si ripercuote sulla classifica e suil prossimo futuro fra squalifiche e infortunio a D’Alessandro. Ventisette tiri, 70% del possesso palla... eppure. Nerazzurri ora in un’anonima tredicesima posizione che sa più di paura che di prospettive.

Il tutto si consuma in un’Arena senza tifoseria organizzata e chiosa in un silenzio stampa che non aiuta nessuno. Ci sono già tanti problemi, pure il "silenzio" ci vogliamo mettere? E proprio nel silenzio la tifoseria se ne ne esce: né fischi né applausi. Forse, però c’è rassegnazione. Il sentimento peggiore in assoluto perché la rassegnazione è terreno arido dal quale non nasce mai niente.

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