Giro d’Italia 2024, le pagelle della prima settimana: Pogacar impeccabile, Caruso esemplare. E la crisi di Fabbro insegna

Lo sloveno è una rosa spettacolare, il siculo più forte di bronchiti e cadute. L'esperienza in un top team costa caro al friulano

di ANGELO COSTA -
13 maggio 2024
Tadej Pogacar

Tadej Pogacar

Primo giorno di riposo del Giro d’Italia 2024 e primi bilanci. Dopo la prima settimana di gare, Tadej Pogacar è già il dominatore della classifica. Dalle salite alla cronometro, il campione sloveno è già riuscito a mettere una serissima ipoteca sul trionfo finale.

Approfondisci:

Giro d’Italia 2024, oggi la tappa 10: percorso e altimetria

Giro d’Italia 2024, oggi la tappa 10: percorso e altimetria

Le pagelle della prima parte del Giro

10 a TADEJ POGACAR. Fa esattamente ciò che ci si aspettava da lui, sigillando il Giro con due arrivi in salita e una crono in una settimana. Che poi corra sempre in fila, non lasci nulla agli altri e tiri persino le volate non dovrebbe stupire: quelli che lo paragonano hanno dimenticato come correva il Cannibale belga?

9 a DANI MARTINEZ. Sta lì nell’ombra del padrone, primo dei terrestri, con una condotta di gara attenta, cercando di buttare via meno energie possibile. Ha capito subito che stuzzicare Pogacar è una strategia perdente, così continua sulla propria strada: la strategia migliore per vincere il Giro riservato agli umani.

8 a ANTONIO TIBERI. Parte in salita in tutti i sensi, perché a Oropa lo frena una doppia foratura, ma non si abbatte: pian piano risale, con una buona crono e una bella prova a Prati di Tivo, dove prova due volte a attaccare Pogacar. Ha spirito e gambe per migliorare ancora, magari per salire su quel podio che solo la sfortuna finora gli ha negato.

8 a DAMIANO CARUSO. Da sempre corridore esemplare, si conferma tale anche a ‘sto Giro: a 36 anni, nonostante bronchiti, antibiotici e cadute, barcolla (in classifica) ma non molla. È la dimostrazione che ai giovani d’oggi, a cominciare dal compagno Tiberi, le cose bisogna spiegarle non con le parole, ma con i fatti.

7 a LORENZO FORTUNATO. Si infila nella top ten grazie a un’ottima crono, la migliore di sempre per lui in un grande giro. Rimedia bene a una cattiva giornata in salita e resta lì, pronto a migliorare ancora la sua classifica: era venuto al Giro in appoggio al capitano Lutsenko, è diventato il leader della squadra già prima che il compagno andasse a casa.

6 a GERAINT THOMAS. Ai ritmi di Pogacar fatica anche lui, perché non sempre l’esperienza basta. Però non molla, resta agganciato al terzo posto a dispetto di una crono deludente e guarda con ottimismo al futuro. "Dobbiamo portare avanti il nostro piano”, ripete, ammesso che per piano non si intenda l’andatura.

6 a JONATHAN MILAN. Di quattro sprint, uno lo vince, gli altri gli sfuggono perchè nascono da finali anomali e lui non riesce a organizzarsi bene con la squadra. Qualcosa gli va storto, qualcosa sbaglia anche lui ed è pure bravo ad ammetterlo: ne farà tesoro, perché di occasioni per rimediare gliene restano ancora.

4 a ROMAIN BARDET. Annunciato in grande spolvero, per stato di forma e voglia di lasciare il segno, il francese si spegne subito a Oropa e non dà più segnali di ripresa. Vederlo lontano in classifica, a quasi otto minuti da Pogacar, fa pensare che il suo Giro di qui in avanti sia obbligato: puntare alle tappe per migliorare la sua posizione.

4 a MATTEO FABBRO. È la classica dimostrazione di come i nostri giovani abbiano più fretta di andare negli squadroni che di investire con calma su se stessi: per anni utilizzato come aiutante e mai per le sue qualità, il friulano fatica a rientrare in un ruolo da protagonista e, nonostante la fiducia della Polti, viaggia a un’ora e mezzo di ritardo, come un accelerato qualsiasi.

Continua a leggere tutte le notizie di sport su