Il motivatore per la caccia all’oro. Velasco ct dell’Italvolley donne. Quei conti da chiudere ai Giochi

Il leggendario tecnico, 71 anni, torna sulla panchina azzurra per il dopo Mazzanti: in carica dal primo gennaio . La sua enorme esperienza per rilanciare la Nazionale dopo le ultime delusioni e ricomporre i contrasti . .

di DORIANO RABOTTI -
9 novembre 2023
Velasco ct dell’Italvolley donne. Quei conti da chiudere ai Giochi

Velasco ct dell’Italvolley donne. Quei conti da chiudere ai Giochi

Il comunicato della Fipav arriva in un pomeriggio di novembre a sancire un accordo che nei fatti era stato trovato da un po’, e nella sostanza era diventato l’unica via percorribile dopo il fallimento dell’ultima estate azzurra di Davide Mazzanti: Julio Velasco torna sulla panchina dell’Italvolley femminile. Lo farà dall’1 gennaio, quindi non completerà la stagione con quella Busto Arsizio che gli aveva permesso di tornare a frequentare il volley femminile dalla panchina, vent’anni dopo l’ultima volta, e con la quale aveva appena colto la prima vittoria stagionale dopo una serie di sconfitte, ma contro squadre più forti.

Al momento di annunciarne l’ennesimo ritorno, perché fino a qualche mese fa Velasco era direttore tecnico del settore giovanile federale che con lui ha vinto tutto, il presidente della Fipav Manfredi ha spiegato: "Siamo molto contenti che Julio abbia accettato la nostra proposta. Siamo convinti che affidare la nazionale femminile a un tecnico del suo spessore sia in questo momento la scelta migliore".

A 71 anni, che diventeranno 72 a febbraio, l’allenatore che ha cambiato la storia del nostro volley si trova davanti a una grandissima occasione. Perché il gruppo delle giocatrici azzurre è ampio e talentuoso, potenzialmente anche da medaglia d’oro a Parigi, e lui lo sa. Perché una volta cambiato Mazzanti, al quale in questi mesi sono state addossate anche responsabilità altrui, è chiaro che ogni pendenza passata verrà resettata e toccherà alle giocatrici dimostrare qualcosa di più. E poi perché due vuoti in bacheca erano rimasti sul gozzo, a Velasco, in una vita sicuramente ricca di successi: l’oro olimpico, e il fatto di non aver fatto altrettanto bene nel femminile. Ora avrà l’occasione per cancellare entrambe le incompiute, forse le uniche della sua vita.

La separazione da Busto, possibile grazie ad una clausola di uscita che Velasco aveva fatto inserire nel contratto solo per l’Italia (come se avesse previsto il futuro....) evita alla Fipav di derogare anche solo per un po’ dal veto sul doppio incarico (cosa peraltro già fatta in passato con Blengini), e mette il ct nelle condizioni di poter lavorare subito per l’obiettivo Parigi: da centrare attraverso un ranking che vede le azzurre prime tra le escluse (ci sono almeno tre posti), basterà non fare disastri nella Nations League.

Ma nelle parole di Manfredi si legge in trasparenza la consapevolezza del vero piano su cui si giocherà la missione di Velasco. È chiaro che alla fine la differenza la faranno i risultati, che Velasco e il suo staff avranno l’obiettivo di migliorare quei dettagli che quest’anno hanno fatto la differenza in negativo, che dovranno recuperare alla causa Paola Egonu e magari riuscire ad affiancarla a Ekaterina Antropova. Ma la nostra nazionale femminile, più di ogni altra squadra azzurra, è uno specchio della società e delle sue contraddizioni. È la fusione di culture, etnie, istanze individuali e collettive che non sempre sono facili da far convivere in modo efficace, perché le spinte personali vanno in tante direzioni diverse e non è automatico indirizzarle verso l’obiettivo comune.

Se c’è qualcuno che può farlo, questo è proprio Julio Velasco.

Continua a leggere tutte le notizie di sport su