Boston, è sempre storia. Titolo e sorpasso sui Lakers. Brown e Tatum stellari. Mazzulla ispirato da Pep

I Celtics battono 4-1 in finale Dallas e conquistano l’anello numero 18. Jaylen eletto Mvp, ma il gruppo ha costruito un’impresa attesa sedici anni. Il geniale coach 36enne di origini italiane grande amico di Guardiola. .

di ALESSANDRO GALLO -
19 giugno 2024
Titolo e sorpasso sui Lakers. Brown e Tatum stellari. Mazzulla ispirato da Pep

Titolo e sorpasso sui Lakers. Brown e Tatum stellari. Mazzulla ispirato da Pep

L’orgoglio dei Celtics. O, come preferiscono dire dall’altra parte dell’oceano, Celtic Pride. I Celtics di Joe Mazzulla battono 106-88 i Dallas Mavericks e chiudono la serie Nba sul 4-1.

Boston è di nuovo campione del mondo e, nella classifica dei titoli Nba, torna ancora in vetta, in solitudine, staccando i tradizionali rivali di Los Angeles, con i Lakers fermi a quota 17 e al titolo conquistato nel 2020 – quando fu creata la ‘bolla’ di Orlando per il Covid – dal leggendario LeBron James.

Erano 16 anni che i Celtics non vincevano il titolo. Nell’ormai lontano 2008, grazie ai big three (Paul Pierce, Kevin Garnett e Ray Allen) che si imposero proprio sui Lakers di Kobe Bryant. Dopo quel successo fortissimamente voluto da Boston, solo due finali e altrettante sconfitte.

Il primo ko, il più bruciante, nel 2010, proprio con i Lakers che, di fatto, sciolse il patto fra i tre grandi di Boston, poi, due anni fa, quello più indolore, contro i Golden State Warriors del solito Steph Curry.

Quest’anno, con Mazzulla in panchina, tutto va per il verso giusto. E, a proposito del coach, che ha chiare origini italiane, impossibile dimenticare l’amicizia con Pep Guardiola. A febbraio Joe era stato a Manchester, per capire il ’laboratorio’ City. Nei giorni scorsi, invece, Pep è stato individuato a Boston, a parlare con il collega.

E i Celtics? Esplodono al momento opportuno. Quando ci sono i playoff e non ci sono altre prove d’appello.

Vola Boston che, in gara-cinque, al Td Garden, trova un Tatum da 31 punti (10/17 da due, 1/7 da tre, 8/8 ai liberi e pure 11 assist). Ma l’mvp della finale è Jaylen Brown, che ne segna 21 e aggiunge anche 11 rimbalzi.

E’ l’apoteosi per Boston, che trova 15 punti da Holiday e un ottimo contributo da Porzingis.

Non è abituata a perdere, Boston, non sono abituati a perdere i tifosi che, per tutta la serie, beccano in modo evidente l’ex Kyrie Irving. L’ex ’spalla’ di LeBron James chiude con 15 punti e 9 assist. Ma per tutta la serie litiga non solo con i tifosi, ma anche con il canestro, privando i texani di un’importante bocca da fuoco. Così, nella finale che vale il titolo, i Mavs si affidano come sempre allo sloveno Luka Doncic. L’asso cresciuto a due passi dal confine con l’Italia segna 26 punti e conquista 12 rimbalzi. Ma nonostante il talento incontenibile è costretto a inchinarsi al miglior gioco di squadra di Boston che si riprende con forza il titolo. Esulta Boston e, a questo punto, i tifosi si prenderanno gioco di Joel Embiid, il centro dei Sixers che, durante le ’finals’ ha detto a chiare lettere di odiare Boston.

Ed effettivamente Boston si ama o si odia: non ci possono essere mezze misure per la franchigia resa grande da Red Auerbach, poi portata al top con Bill Russell. Impossibile dimenticare gli anni Ottanta, poi, Larry Bird – e i duelli a distanza con Magic Johnson –, Robert Parish (l’alter ego in quelle stagioni di Kareem Abdul Jabbar) e Kevin McHale.

L’obiettivo di Joe Mazzulla è già dichiarato, riaprire una dinastia. Quasi una maledizione per chi si chiama Celtics. Perché c’è l’obbligo di vincere. Sempre e comunque. Questione di Boston. Questione di orgoglio.

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