Bologna, Nikola Moro: "Qui sto bene e la Croazia è vicina. Ho il desiderio di mettere radici. L’ottavo posto? Noi ci crediamo"

Nikola si racconta: "Sono cresciuto tanto in questo anno. L’Europa? Possiamo battere il Napoli e il Lecce"

di GIANMARCO MARCHINI -
25 maggio 2023

Probabilmente quando guarda l’orizzonte, Nikola Moro pensa a quanto spazio ci sia per verticalizzare. Lui che scorge linee di passaggio dove gli altri vedono solo una matassa di gambe e casacche. E’ il dono di chi nasce con il talento. Ma è anche un peso da portare, specie per tutti i figli di quella primavera croata di fine anni Novanta. Boban prima, Modric poi: da quei paragoni non ci si libera facilmente. Come un avversario disposto a seguirti in capo al mondo: persino in Russia, se serve.

Da Mosca, Nikola è scappato l’estate scorsa, quando la guerra è tornata a incrociare la sua strada. A Bologna il 25enne di Spalato ha ritrovato il sole. E’ uscito dall’ombra delle etichette per costruirsi semplicemente un percorso, tutto e soltanto suo.

Nikola Moro
Nikola Moro

Moro, in questo anno in Italia si sente cambiato?

"Per me questo primo anno è stato molto bello. Ho imparato tantissimo. Qui c’è un calcio serio, calciatori veri. Ho fatto molta esperienza come giocatore, ma anche come persona. Perché ogni volta che cambi città e squadra, cresci: devi imparare una nuova lingua, conosci nuova gente. E queste situazioni ti portano a migliorarti".

In questi mesi quale compagno l’ha aiutata di più?

"Sono stati tutti grandi, tutti molto carini con me. Se proprio devo dirne uno, forse Marko (Arnautovic, ndr): parla la mia stessa lingua e soprattutto all’inizio mi ha dato una grande mano".

La sua è una vita con la valigia sempre pronta.

"Sì, la mia non è stata un’infanzia ordinaria. Ho vissuto fino a undici anni a Solin, piccola città a nord di Spalato, poi a undici mi ha chiamato la Dinamo e sono andato a vivere da solo a Zagabria, in una casa del club con altri ragazzini che arrivavano da altri angoli della Croazia. Ogni tanto i miei venivano a trovarmi, poi si sono trasferiti anche loro. Ma a ventidue anni sono andato in Russia. E ora eccomi qui".

Non sente l’esigenza di fermarsi e mettere radici in un posto?

"Sì, voglio mettere su famiglia, è uno dei miei sogni. Non sono il tipo di ragazzo che vuole cambiare di continuo. Preferisco restare nello stesso posto".

E quale posto meglio di Bologna?

"Bologna è perfetta, la vita è bella qui, il clima pure: ci sto bene. E poi quando voglio, posso prendere l’auto e in quattro ore e mezza sono a casa mia, in Croazia".

La stagione sta finendo e lei è in prestito con diritto di riscatto...

"Io ora sono qui, sono soddisfatto. Ma non so cosa succederà: Bologna e Dinamo Mosca stanno parlando, il mio agente ci sta lavorando. Finchè la questione non sarà risolta, non voglio pensarci: voglio evitare distrazioni".

Ma sarebbe felice di restare?

"Sì, posso dire che sarei felice. Sto veramente bene in Italia e rimanere sarebbe un’ottima soluzione per me".

Restare con l’Europa sarebbe anche più bello. Ma questo Bologna è pronto?

"Mancano due gare, Napoli e Lecce, non gare facili. Domenica arrivano gli azzurri già campioni d’Italia: giocheranno senza pressioni. Dobbiamo lavorare duro, poi tireremo le somme e vedremo se eravamo pronti o no".

Ci credete all’ottavo posto?

"Certo. Vogliamo e possiamo vincere queste due partite, anche perché è l’unico modo per recuperare una posizione. Ma non dipenderà solo da noi".

L’avversario più forte che ha incontrato in serie A?

"Uno che conoscevo già bene: Kvaratskhelia. L’avevo affrontato in Russia, lui giocava nel Rubin. Dribblava tutti, imprendibile. Non mi sorprende il suo impatto in Italia, perché ho visto prima di voi di cosa fosse capace".

Non male nemmeno il suo primo anno: fin qui, un gol e quattro assist; quale fra questi quattro è il suo preferito?

"Quello di Udine per Sansone. E’ stato un bel passaggio, tra tanti giocatori. Non se l’aspettava nessuno, nemmeno il cameraman (ride, ndr). Penso che se l’avesse fatto un altro al posto mio, io avrei detto ’bravo’".

A proposito: come vanno le lezioni di italiano con i suoi compagni di squadra?

"La lingua non è tanto semplice. Ho un po’ di problemi con tutti quegli articoli: la, le, i, gli. Ma con il tempo sto migliorando".

Sia sincero, chi è lo studente più bravo fra voi?

"Io, senza dubbio" (ride, ndr).

E il peggiore?

"Non lo so, sono indeciso tra Joshua e Stefan. Scherzo ovviamente. Devo dire che studiare è dura. Noi arriviamo a Casteldebole alle nove, nove e un quarto, ci alleniamo fino all’una. Poi pranziamo e alle due tutti in classe. Ma è giustissimo imparare la lingua del posto in cui giochi".

Thiago è davvero così esigente come raccontano?

"Sì, lui sa cosa vuole dalla sua squadra, ha idee precise e sa trasmettercele. Credo sia un ottimo coach perché sa tirare fuori il meglio dai giocatori e tutti stiamo migliorando".

A lei cosa chiede di più?

"Di giocare semplice, non devo perdere la palla. E ovviamente mi chiede di battermi e di difendere".

Lo sa che ci sono tanti rumors sul futuro di Motta: crede sia pronto per un top club?

"Penso di sì, ha fatto un ottimo lavoro con lo Spezia e lo sta facendo anche qui. Ho letto qualcosa su queste voci, ma non so nulla".

Il giorno della sua presentazione disse che giocare in A era uno dei suoi sogni. Qual è il prossimo sogno di Moro?

"Il mio obiettivo è vestire la maglia della nazionale: per noi croati quella maglia è un sentimento forte".

Forte come il paragone inevitabile con Modric?

"Luka è speciale, non si dovrebbe paragonare con nessuno. Eppure da noi come un ragazzo comincia a fare bene, parte subito il confronto con lui".

Intanto il ct Dalic l’ha inserita nei pre-convocati per la Nations League.

"Sì, ma non è facile: ci sono tanti top players. Io voglio giocare bene nel Bologna per arrivare a meritarmi quella maglia".