Ciccio Calzona, dal Tegoleto al Napoli. La lunga carriera in Toscana

Il nuovo tecnico partenopeo domani esordirà da primo allenatore del Napoli contro il Barcellona. Il legame (poi interrotto) con Sarri e le sue tante esperienze calcistiche in giro per la nostra regione

di ALESSANDRO LATINI -
20 febbraio 2024
Calzona (Foto Ansa)

Calzona (Foto Ansa)

Firenze, 20 febbraio 2024 - Il nome di Francesco Calzona fino agli ultimi giorni non avrà detto granché al tifoso medio del calcio italiano. Eppure il nuovo tecnico del Napoli di strada ne ha fatta da quando, giovanissimo, cominciò a calcare i campi della periferia toscana. Nato a Vibo Valentia nel 1968, Calzona diventa calciatore professionista nell'Arezzo. Una sorta di meteora, perché in due stagioni (dal 1985 al 1987) mette insieme poche partite. Capisce che il professionismo è troppo e si ritaglia una carriera da dilettante. Castiglionese, poi Quarrata, passa anche da Subbiano. Dante e poi Tegoleto, dove avviene l'incontro che, professionalmente, gli cambia la vita. Già, perché Ciccio (tutti lo chiamano così) giocava a calcio per passione e di lavoro faceva il venditore ambulante di caffè.

In ballo, siamo agli inizi del nuovo millennio, c'è proprio la panchina del Tegoleto. All'orizzonte un campionato di Eccellenza. Viene offerta proprio a Calzona, che però declina per mancanza di tempo. Ma non lascia a piedi la società. Anzi, gli propone un nome che contribuirà a scrivere la storia del calcio italiano: Maurizio Sarri. All'epoca bancario, aveva iniziato da Stia una decina d'anni prima. L'avventura in Val di Chiana lo stuzzica e accetta. I due si conoscono bene, si stimano. Da lì in avanti non si lasceranno più (o quasi). Sarri in panchina, Calzona fa l'osservatore e studia tattica (si specializzerà nel curare la fase difensiva). Maurizio pian piano lo trasforma nel suo vice. E i due approdano nel calcio dei professionisti scalando e vincendo una categoria dopo l'altra. Cambiavano prima paesi, poi città. Vivevano pure nella stessa casa.

Cominciano da Avellino, passano da Verona, Perugia, Grosseto, Alessandria e Sorrento. Dal 2012 al 2015 incantano a Empoli. Sarri è l'allenatore rivelazione che tutti vogliono. Il suo staff con lui. Li chiama il Napoli di De Laurentiis, con l'ambizione di vincere lo Scudetto. Dal Tegoleto di strada ne ha fatta tanta da scriverci un libro. Anche perché poi il lieto fine non c'è. Sarri chiede allo staff di firmare per un anno con il Napoli, Calzona sigla invece un triennale. Lo strappo non si ricuce, Sarri va al Chelsea senza chiamare il suo fido secondo. Resta al Napoli, nel 2020 un'avventura sempre da vice con Di Francesco alla guida del Cagliari. Poi il ritorno in Campania alle dipendenze di Luciano Spalletti, altro allenatore toscano. Lui sì, firmerà l'impresa dello Scudetto.

Ciccio in quella stagione non è stato però protagonista. Era già arrivata la chiamata della Slovacchia. La prima occasione da allenatore titolare. Fino alla chiamata degli ultimi giorni. Il Napoli, in totale confusione, si affida a lui per uscire dalla crisi. Primo banco di prova il Barcellona in Champions League. E chi se lo sarebbe immaginato ai tempi del Tegoleto e del caffè venduto per strada.

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