"È la gara della verità». Prandelli: "Gli azzurri possono puntare in alto»

L'Italia di Prandelli affronta la Spagna agli Europei con determinazione. La partita sarà cruciale per acquisire sicurezza e potenzialmente raggiungere il podio, secondo il ct.

di DORIANO RABOTTI -
20 giugno 2024
Prandelli: "Gli azzurri possono puntare in alto"

Prandelli: "Gli azzurri possono puntare in alto"

Lui contro la Spagna agli Europei ci giocò una finale. E andò male, perché le Furie Rosse vinsero 4-0 dandoci una lezione di gioco. Ma dodici anni fa, nell’Europeo polacco-ucraino, l’Italia di Cesare Prandelli ci aveva anche pareggiato all’esordio, contro gli iberici.

Prandelli, che Italia ha visto al debutto?

"Una squadra solida, determinata, concreta, che ha dato l’impressione di controllare sempre il gioco grazie ad un grande equilibro. Ottimo debutto".

E la Spagna?

"La Spagna ha cambiato il suo gioco rispetto al possesso palla a cui ci aveva abituato, adesso è una squadra che cerca di più la giocata verticale. Anche grazie a due esterni giovanissimi molto bravi nell’uno contro uno. Ha un gioco che rispecchia le caratteristiche dei giocatori".

È già una partita decisiva?

"Per il risultato no, ma per le sicurezze che potrebbero derivarne è molto importante. Perché se l’Italia dovesse fare una buona partita contro una delle squadre più forti, ne uscirebbe con più convinzione. Anche se ho visto il gruppo già molto sicuro".

La ’sua’ Spagna era diversa.

"Quella contro cui perdemmo la finale era una squadra che dominò per dieci anni, vinse anche il mondiale, erano praticamente imbattibili perché avevano un concetto di gioco preciso e i calciatori perfetti per interpretarlo al meglio. In linea di massima i concetti generali del calcio non sono cambiati, ma c’è stata una globalizzazione dei sistemi di gioco che oggi rende più simili le squadre tra loro. Oggi preparare una partita è per certi versi più semplice, sai benissimo quali sono i punti di forza degli avversari. Poi bisogna essere bravi a colpirli nei punti deboli, questo non sempre riesce".

È vero che ct e allenatore sono due mestieri così diversi?

"Assolutamente sì. Quando alleni una squadra per due mesi di fila, quello che hai in mente alla fine viene fuori, riesci a dare un’impronta. Con la nazionale vedi i giocatori per pochi giorni a distanza di mesi, non hai tempo per lavorare come faresti in un club. Anche se la stessa globalizzazione dei sistemi di gioco di cui parlavo aiuta, perché non devi cambiare completamente un modulo o il modo di giocare dei singoli per adattarlo".

Secondo lei l’Italia dove può arrivare?

"Penso che molto dipenderà dalla partita con la Spagna, più in termini di convinzione che di risultato. Se l’Italia acquista quelle certezze che ha voglia di trovare, e si vede, per me può arrivare tra le prime tre".

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