Morata, la classica è come un derby. Alvaro significa gol: la A lo rivuole

Lo spagnolo ha la moglie italiana e per due volte è stato alla Juve, ora lo cercano anche Milan, Roma e Napoli

di GIULIO MOLA -
19 giugno 2024
Morata, la classica è come un derby. Alvaro significa gol: la A lo rivuole

Morata, la classica è come un derby. Alvaro significa gol: la A lo rivuole

dall’inviato

ISERLOHN (Germania)

Se mai qualcuno (non solo fra i tifosi italiani, ma anche fra gli “ingrati” supporter spagnoli) avesse sperato in un acciacco in una defezione di Morata per la sfida di domani sera, può anche mettersi l’anima in pace: Alvaro ci sarà, lui, croce e delizia delle Furie Rosse, ma pur sempre il quarto miglior giocatore degli iberici in nazionale e a soli due gol da David Villa. "State tranquilli, giocherebbe anche se zoppo", confermano sorridendo i cronisti spagnoli che hanno visto pochi giorni fa il bomber, con Fabian Ruiz e Carvajal demolire la Croazia dopo averla anestetizzata per venti minuti.

Sarà dunque ancora Morata (che ha smaltito la botta al ginocchio sinistro), con ai fianchi i giovani Yamal e Nico Williams a guidare l’attacco spagnolo a Gelsenkirchen. Scalpita il bomber, che sente questa sfida più di tante altre, una sorta di derby in salsa tricolore. Perché ha la moglie italiana e perché in A ha vissuto due esperienze, entrambe in maglia bianconera. E poi, chissà, nel Belpaese potrebbe tornarci ancora, visto che proprio i bianconeri, come la Roma, il Milan e il Napoli, un pensierino lo stanno facendo (clausola da 12 milioni), anche alla luce di alcune scoppiettanti dichiarazioni del calciatore che nei giorni scorsi aveva addirittura paventato un addio all’Atletico. La rabbia del momento a causa di critiche ingenerose? Lo sfogo di un campione di cui nessuno, neppure la sua gente, si è mai realmente innamorato? Il Morata furioso però ieri aveva già un volto più sereno. Carico ma con toni più morbidi.

"Non vedo l’ora che arrivi la partita", la sua premessa a La 1. Alvaro prova a mettersi alle spalle le polemiche degli ultimi giorni ma si leva ancora un sassolino dalle scarpe: "Quelle che ho ricevuto non erano critiche, ma espressioni di odio e rabbia. I miei figli questo non lo capiscono, ma io le critiche, quelle serie, le accetto perché sono un professionista e fa parte del gioco. A volte le condivido, altre volte no, però mi servono per migliorare".

E in effetti lui, agli Europei, si fa sentire eccome. Nella manifestazione continentale è nella scia dei migliori realizzatori (7 fin qui, davanti solo mostri sacri come Cristiano Ronaldo e Platini), segna e fa segnare, sa fare tutto ed è sempre utile. Ma per qualcuno non basta. Perciò aveva minacciato di lasciare la Liga, visto la poca considerazione ricevuta anche dai Colchoneros. Ieri, però, la retromarcia: "Ci sono molte cose che hanno il loro peso e che sono importanti. E poi io voglio vincere un titolo con l’Atletico Madrid". Intanto domani sera sarà il nemico numero uno degli azzurri. E fermarlo non sarà semplice.

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