Tudor: "Alla Lazio il tecnico è chiave per il progetto, Immobile? Tutti lo amano..."

Le parole del tecnico croato durante la conferenza stampa di presentazione

di FILIPPO MONETTI -
24 marzo 2024
Igor Tudor sulla panchina del Marsiglia

epa10493066 Olympique Marseille's Croatian head coach Igor Tudor reacts during the French Ligue 1 soccer match between Olympique Marseille and Paris Saint Germain at the Velodrome Stadium in Marseille, southern France, 26 February 2023. EPA/SEBASTIEN NOGIER

Roma 24 marzo 2024 - Il nuovo avanza e dopo aver consumato il divorzio con Sarri, la Lazio abbrccia il suo neo allenatore. Igor Tudor sarà la guida tecnica dei biancocelesti e nella giornata di ieri si è presentato ai giornalisti in conferenza stampa. Ecco le parole dell'allenatore, accompagnato dal presidente Lotito.

A inaugurare l'era Tudor è il presidente stesso, il quale prende per primo la parola nella sala stampa biancoceleste. "Ho il piacere di essere qui perché ritenevo fosse indispensabile portare il mio saluto. Il cambio di allenatore è una scelta ponderata a seguito di un evento imprevisto. Tudor ha i requisiti e le caratteristiche idonee per far esprimere al meglio i nostri calciatori, sia sotto il profilo tattico che motivazionale. La mia scelta non è stata una scelta fatta per tamponare un'emergenza, ma per partire con un progetto nuovo per rilanciare la Lazio, una squadra che può fronteggiare alla pari con tutti. Il mio rapporto col mister non è nato prima delle dimissioni di Sarri, l'ho chiamato dopo le dimissioni e dopo aver fatto un'attenta valutazione su quelle che potevano essere le persone per sostituirlo. Ho fatto una scelta convinta e sono contento perché ho trovato una persona sana dal punto di vista morale e comportamentale. È come me: se deve dire una cosa la dice e non ha retropensieri".

Che squadra ha trovato dal punto di vista mentale e motivazionale?

"Innanzitutto ho trovato mezza squadra, molti sono via con la Nazionale. Ho avuto un'ottima impressione sotto tutti i punti di vista. Sono bravi ragazzi disposti a lavorare e con cultura del lavoro stesso. Sarri ha costruito questo e bisogna dargli merito. I ragazzi sanno che bisogna fare meglio, ma vedere questa professionalità è incoraggiante. Dovrò attuare il cambiamento in modo giusto, mantenere quello che mi piace, aggiungendo qualcosa di mio".

Che cosa le ha fatto accettare la Lazio? Lei era vicino anche al Napoli…

“La Lazio è una squadra importante, solo in pochi non vorrebbero venire qui. Si accetta perché è la Lazio. Da fuori ho avuto l’impressione che il tecnico fosse importante per il progetto. C'erano tutte le cose giuste per fare un buon percorso. Sulla tattica? Valuteremo in corsa. Certo si preferiscono quelli più vicini alle proprie scelte tecniche, lavoreremo su questo e ovviamente anche per il futuro, ma prima ci sono questi due mesi con tante partite da vincere”.

Come rivalutare Kamada? Con un nuovo modo potrà fare meglio?

"Non è il modulo di gioco, ma lo stile. Un allenatore porta cose nuove e non vorrei parlare di singoli, perché devo ancora valutarli tutti. Sono molto attento, scelgo in base a quello che vedo. Nella palestra c'è una scritta che mi rappresenta: non è la voglia di vincere che determina, ma la voglia di prepararsi a farlo, cioè gli allenamenti e deciderò in base a quelli".

Lei si considera un sergente di ferro?

"No, è una brutta descrizione. Si dev'essere tutto, dare carota e bastone. Io qua in quattro giorni, abbiamo fatto sei-sette allenamenti e non ho mai dovuto alzare la voce. I ragazzi ci tengono e in Italia c'è una grande cultura del lavoro. Qui allenare sembra più facile che in altri paesi, poi ogni tanto serve stimolare, evitare che ci si accontenta. Sono esigente negli allenamenti, ma fuori i ragazzi possono chiedermi tutto, tranne i soldi (ride ndr)".

Che importanza ha questa parte finale della stagione, anche in vista del futuro?

"Penso che tutto ha importanza, fare programmazione a lungo termine non ha senso. Io credo nel presente e nel lavoro. Vogliamo partire subito forte, non sarà facile. Ora ci aspettano gare belle, forti, così come piace a me. Bisogna credere nella crescita, nel lavoro nel sudore. Alla fine i giocatori fanno la differenza in campo, io vedo una squadra forte e che ha un po' di tutto, sono molto contento di questo. Si può fare bene".

Lei ha contratto fino al 2025 che modo si può avviare una progettazione?

“A me la lunghezza del contratto non importa. Se non lavoro bene posso andare a casa domani. Io vivo nel presente e per il lavoro, se faccio bene resto, sennò vado avanti".

Il quinto posto è possibile? Poi può chiarire il suo rapporto con Guendouzi? Si è parlato di screzi a Marsiglia…

"Sulla prima parte non posso esprimermi. Non leggo i giornali. Cos'è successo a Marsiglia? Con Matteo ho un ottimo rapporto, è sanguinoso, vuole giocare e vincere sempre. Siccome non si possono giocare tutte le sfide, ogni tanto succedono cose di spogliatoio: niente più, niente meno. Sono contento che lo ritrovo. Ha personalità e un'esperienza importnate, faremo bene le cose insieme".

La Lazio in Italia è la sua grande occasione e debutterà due volte con la Juve, cosa ne pensa?

"Conta poco il mio passato, c'è da prepararsi al meglio, trovare le motivazioni. Io sono carico per tutte le gare, quando affronti squadre come la Juve c'è sempre grinta. Io martello più però con le piccole. Sono due belle sfide, poi c'è anche il derby: belle partite".

Quanto sarà importante recuperare Ciro Immobile?

“Ciro, è un ragazzo di cuore e tutti i tifosi gli vogliono bene ha voglia di dare il suo contributo. Mi piace il calcio offensivo, ma deve sempre esserci equilibrio”.

Che caratteristiche devono avere i suoi centrocampisti?

"I centrocampisti devono avere tutto. Devono attaccare e saper chiudere, avere intelligenza tattica".

Le sue squadre sono state tra quelle che hanno recuperati più risultati negatici, in netto contrasto con il passato…

“Sono tanti i fattori. Non commento il passato. Maurizio è una persona che stimo tanto, è uno che ha fatto la storia a Napoli, vincendo anche trofei".

La Lazio potrà giocare alle volte con due punte?

“Sì, sono senza dubbio un'opzione”.

Qual è l'aspetto migliore che può prendere dalla Lazio di Sarri e in quale si deve migliorare?

"C'è una grande predisposizione e cultura del lavoro stabilita nella squadra da Sarri. C'è ordine nella linea difensiva, si vede tanto lavoro passato fatto bene. Qualcosa lascerò, aggiungendo altro. Nei dettagli non entro perché ci vuole tempo e perché restano nello spogliatoio".

Che caratteristiche devono avere gli attaccanti?

"Un allenatore si adatta sempre ai giocatori, anche perché puoi proporre le stesse cose, ma il risultato è diverso. Poi è normale che un tecnico non deve rinunciare al suo. Dosare queste cose sono ciò che rende una allenatore più o meno bravo".

Un punto sulla difesa?

"Abbiamo difensori bravi. Non do l'importanza a come sono abituati a giocare, ma mi importa che siano forti. Magari serviranno tempistiche diverse, ma se sono forti escono tutti. Ho tanti giocatori di livello".

Ha visto il calcio italiano da dentro e da fuori, che immagine ha il calcio italiano e la Lazio dall'estero?

"Il calcio italiano è sempre stato molto tattico. Qui c'è grande capacità di adattarsi, all'estero c'è più velocità. Però il calcio va in una direzione più fisica e di ritmo, ma non è solo questo che ti porta a giocare bene, in Italia ci sono altre qualità".

Che impatto ha avuto con l'ambiente?

“Bello, davvero molto. Mi sento bene e tranquillo, non vedo l'ora che iniziano le partite".

Ha mai pensato che la Lazio fosse nel suo destino?

"C'era la possibilità che venissi qui da giocatore. Poi c'è Boksic che ha fatto bene qua ed è un mio amico e connazionale. Questa è sempre una stata una squadra di livello, è bello arrivare qua".

Qual è la sua filosofia? Ha parlato con Boksic?

"Noi ci siamo parlati e abbiamo parlato di una città che vive di calcio. Io penso che un allenatore non debba rinunciare a niente nel calcio, bisogna provare a dare tutto a una squadra. A me piace vincere, non far divertire, ma se vedo una partita che mi annoio io cambio canale. I tifosi sono più esigenti, vuole vedere vincere , ma se non gli piace non va bene. Per me non bisogna vincere per caso, poi è chiaro che se si è inferiore e bisogna rinunciare a qualcosa. Io ho smesso di giocare presto e ho iniziato ad allenare da giovane. Ho un bagaglio importante all'estero e questo è importante. Poi avere una cultura del lavoro è importante. Aver passato così tanti anni all'estero è stato importante per scegliere una via".

Si aspettava una chiamata della Lazio? Qualcuno le ha parlato del derby?

"No nessuno ha parlato di derby. Per me le partite sono tutte uguali, poi è normale che il fatto che arrivi tra poco porti emozione e non vedo l'ora di provare queste emozioni".

Luis Alberto dove lo vede?

"L'importante che un giocatore sia forte, lui lo è. Può giocare ovunque: mezz'ala, dietro la punta e anche dietro la difesa se vogliamo essere offensivo. Sono tanti anni che sta qua, qualcosa vorrà dire. Lo vedo motivato, orgoglioso, oggi ha fatto un grande allenamento. Se ci sono giocatori a fine ciclo? Secondo me è un modo di dire che non mi appartiene".

Il suo calcio di solito è molto fisico, di pressione e veloce. La squadra per distacco è la più vecchia, può influire?

"Più che l'età sono importante le caratteristiche. E' chiaro che con i giovani si può lavorare più facilmente, ma alla fine contano le gambe e la tecnica. Ora dobbiamo capire chè e chi non è, è normale che ci siano giocatori più o meno adatti, ma questo è normale".

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