Soncin e la nazionale femminile del rilancio: “La nostra è una rivoluzione culturale”

Il nuovo ct ha già ottenuto risultati importanti, battendo anche la Spagna campione del mondo: “Dobbiamo entrare nelle scuole per allargare la base, ogni bambina deve poter giocare a calcio se lo vuole”

di DORIANO RABOTTI -
27 dicembre 2023
Andrea Soncin
Andrea Soncin

Andrea Soncin è da poche settimane il ct della nazionale femminile di calcio, che ha già condotto a battere le campionesse del mondo della Spagna. La Figc gli ha affidato il compito di ricostruire dopo l’ultimo deludente mondiale, e l’ex attaccante di Atalanta, Ascoli, Fiorentina e Padova tra le altre, ex allenatore del Venezia Primavera, ha subito ottenuto risultati importanti. Compresa la vittoria sulla Spagna campione del mondo in carica. A 45 anni, Soncin è alla prima esperienza su una panchina femminile. 

Soncin, se pochi mesi fa le avessero detto che un giorno avrebbe allenato una squadra femminile, che cosa avrebbe detto?

“Perché no? Mai avuto preclusioni, quando la Figc ha chiamato non ho esitato un attimo, il prestigio e l’orgoglio di rappresentare il nostro paese è enorme. E non vedo differenze, il calcio è calcio. Cambia qualcosa dal punto di vista relazionale, ma non vedo molte differenze rispetto alla società, anche lì il rapporto con un uomo o una donna è diverso, come sono diverse sono le motivazioni. Sta all’allenatore entrare nella sintonia giusta. Allenare un gruppo di ragazze è molto stimolante, richiede disponibilità, ma sto riscontrando una determinazione estrema spesso poco riscontrabili nei gruppi di maschi”.

Il calcio femminile è sempre più simile a quello maschile.

“Io ormai lo chiamo ’il ramo del calcio giocato dalle donne’, neanche calcio femminile. Ma questo paragone non porta vantaggio a nessuno dei due mondi, l’integrazione invece può aiutare entrambi. Per esempio l’empatia che si deve usare nella gestione del gruppo, con gli uomini viene spesso lasciata da parte”.

Alexi Lalas, che ha commentato il mondiale femminile per la Fox, ci ha detto: se lo vince la Spagna, può farlo anche l’Italia.

“Sono d’accordo, è un percorso che richiede tempo, non so quanto ci vorrà. La Federazione sta dando linee importanti per il futuro, è fondamentale lavorare sulla base. È un discorso di investimenti, ma anche di visione”.

Come si è presentato nello spogliatoio?

“Ho detto che ero fiducioso che si potessero fare risultati importanti, giocarcela contro tutti. Il secondo aspetto su cui abbiamo lavorato è quello del merito, del valore che ha indossare la maglia azzurra e di quanto bisogna lottare per conquistarla e poi mantenerla, per alzare il livello della competitività”.

Quando faceva l’attaccante era soprannominato ‘Cobra’ o ‘Sua Maestà’. Le ragazze sanno come giocava?

“Qualche battuta è venuta fuori, soprattutto per il Cobra, ma da giocatore d’area di rigore ero concentrato sull’io, ora ho spostato l’attenzione sul noi. Anche se l’ambizione è identica, forse anche maggiore”.

Soncin, dove volete arrivare?

“Vogliamo andare all’Europeo e continuare a salire nel ranking, è l’obiettivo che ci siamo dati. Con le ragazze ci siamo visti on line prima di Natale, vedere il clima che c’è e i loro sorrisi è stato il regalo di Natale più bello”.

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