I favoriti dell’Amstel Gold Race 2024, la griglia: contro super Van der Poel c'è anche un po' d'Italia

L'olandese è l’uomo da battere nella corsa di casa, dove ha aperto la sua collezione di classiche. Bagioli, Albanese, Rota, Velasco e Busatto provano a stupire

di ANGELO COSTA
12 aprile 2024
Mathieu Van der Poel, grande favorito dell'Amstel

Mathieu Van der Poel, grande favorito dell'Amstel

Dai sassi all’asfalto cambia lo scenario, non il prestigio. Tocca all’Amstel aprire il trittico delle Ardenne, che la settimana prossima mette in agenda Freccia e Liegi. Primo a vincerle tutte e tre nello stesso anno il povero Rebellin, poi eguagliato dal belga Gilbert. Più giovane rispetto alle classiche monumento, la corsa della birra in quasi sessant’anni si è assestata a ridosso delle sorelle più nobili: ne ha la lunghezza (253,6 i chilometri) e pure la durezza, con 33 brevi muri da scalare, magari non iconici come quelli di Fiandre e Liegi, ma pur sempre in grado di lasciare i segni sulle gambe.

Si va da Maastricht a Valkenburg fra stradine strette e incognite meteo (il vento, soprattutto), con una seconda parte più severa della prima: lì si addensano gli strappi, su tutti nel finale il popolare Cauberg, coloratissimo di appassionati olandesi che attendono la corsa ai piedi della salita col boccale in mano. Non ci sono Pogacar e Van Aert, vincitori di due delle ultime tre edizioni, l’Italia non fa centro da otto anni (il bis di Gasparotto, poi diventato cittadino svizzero), anche se sei dei suoi sette successi li ha ottenuti dal 2002 in qua.

In pole

MATHIEU VAN DER POEL. Pietre o asfalto, per lui non fa differenza: in questo momento viaggia a un livello superiore rispetto a tutti gli altri. Non si vede in giro chi possa fermarlo, a maggior ragione nella classica di casa sua, la prima della sua ricca collezione: magari a frenare ci pensa lui, per non consumare energie in vista della Liegi.

Prima fila

TOM PIDCOCK. Reduce da una buona Roubaix dopo i guai sofferti ai Paesi Baschi (caduto per una ventata durante la ricognizione della crono d’apertura…), il britannico prova a tener alto nelle classiche il buon nome della Ineos: a dargli una mano c’è l’ex iridato Kwiatkowski, vincitore due anni fa, chissà se può bastare.

BENOIT COSNEFROY. In quella che si sta rivelando una delle sue migliori stagioni, con quattro vittorie già in bacheca, va all’assalto di una classica che lo ha già visto sul podio da secondo un paio di anni fa. Ha le qualità giuste per questo genere di percorso, ha anche l’entusiasmo per fare il salto di qualità che gli serve.

Seconda fila

MARC HIRSCHI. Non brillantissimo nei risultati stagionali, è pur sempre uomo da tener d’occhio sulle strade delle Ardenne, perché ha fondo e forza per affrontare gli strappi. Con McNulty ha l’occasione di giocare le sue carte in una classica, perché domenica prossima a Liegi si torna a lavorare per un certo Pogacar.

BEN HEALY. È un altro di quelli che su tracciati come questo va a nozze, ma è pure quello che spesso non riesce ad essere paziente e spreca energie in eccesso. Secondo un anno fa, poi quarto a Liegi, ha già dimostrato di esser buono per le classiche del Nord: per questo avrà un occhio di riguardo anche dai big.

Terza fila

ANDREA BAGIOLI. Della pattuglia italiana che si presenta al via, con Albanese, Rota, Busatto e Velasco è quello dal quale ci si attende un segnale. Fin qui in stagione si è visto poco, ma i bersagli preferiti arrivano adesso: se non dovrà sacrificarsi per il compagno Skjelmose, ha tutto per fare una buona corsa.

MICHAEL MATTHEWS. Uno con la sua esperienza sempre meglio non sottovalutarlo: davanti alla Sanremo, davanti al Fiandre, davanti anche nella prova generale alla Freccia del Brabante, da inizio classiche sta correndo in prima fila. In Olanda è stato spesso protagonista, chissà che non sia la volta buona per andare a segno.

Outsiders

MAXIM VAN GILS. A 24 anni l’emergente belga sta inviando segnali di forte crescita: da inizio stagioni non è quasi mai uscito dai primi dieci nelle corse disputate. In questa classica ha già fatto bene, ora prova a migliorare ancora: se dovesse trovarsi davanti nel finale, la carta da giocare ce l’ha anche lui.

MATEJ MOHORIC. Caduto al Fiandre e costretto a saltare la Roubaix, si ripropone in una corsa dove in passato ha fatto bene, ma non benissimo. Tra i pochi che hanno infilato nell’agenda tutte le classiche del Nord, va in cerca del buon risultato che ancora gli manca: di tutte, questa è forse l’occasione per lui più ghiotta.

MATTEO JORGENSON. In retrovia al Fiandre dopo essersi guadagnato un ruolo da favorito nelle gare precedenti, l’americano ci riprova nelle Ardenne: l’Amstel non l’ha mai corsa, ma tracciato e clima si addicono a un corridore che sulle spalle più che quello del pronostico porta il peso di tenere in alto la Visma orfana di Van Aert.

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