I favoriti del Giro d’Italia 2024: Pogacar in fuga, anche Tiberi fra chi prova a fermarlo

Lo sloveno a caccia della doppietta col Tour è un piano sopra a tutti. Con Thomas e Uijtbroeks anche l'azzurro fra le possibili sorprese

di ANGELO COSTA -
3 maggio 2024
Geraint Thomas, Tadej Pogacar e Romain Bardet

Geraint Thomas, Tadej Pogacar e Romain Bardet

Roma, 3 maggio 2024 – È un Giro d’Italia 2024 che fa meno paura delle ultime volte: tappe più corte, dislivello ridotto di diecimila metri rispetto a un anno fa. E’ un Giro che non si nega le montagne, né lo sterrato toscano e i muri marchigiani, ma si deciderà a cronometro: fra la tappa in Umbria e quella sul Garda, sono 72 i chilometri contro il tempo. E’ comunque un Giro che promette di esser subito frizzante: la tappa d’apertura a Torino ha un finale da classica, quella del giorno dopo a Oropa può subito segnare la classifica. Fa meno paura il Giro, spaventa il favorito: Tadej Pogacar, basta la parola. Dei fenomeni del momento, è il più forte in circolazione: ha vinto quanto Van der Poel nelle classiche e quanto Vingegaard nelle corse a tappe, che ha corso cinque volte chiudendo sempre sul podio. Che al Giro sia un debuttante cambia poco: molte delle sue prime volte sono finite nell’albo d’oro. C’è lui, manca lo sloveno che ha vinto l’ultima volta: anche Roglic, come i cinque che l’hanno preceduto in cima al podio rosa, non si ripresenta. Non illuda la griglia di partenza: Pogacar è davanti, tutti gli altri rispetto a lui sono molto indietro.

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In pole

Tadej Pogacar

Sette vittorie in dieci giorni di gare, la Liegi appena dominata: è il biglietto da visita stagionale del fenomeno sloveno, che da Torino parte non solo per la sua prima avventura rosa, ma per la doppietta Giro-Tour. Possibile, anzi probabile, soprattutto se sulle strade italiane chiuderà il discorso a metà viaggio, come ha chance di fare. Prima fila

Geraint Thomas

Alla soglia dei 38 anni ci riprova in una corsa che non gli ha mai sorriso, in passato per gli incidenti che gli sono costati un paio di ritiri anticipati, un anno fa per il sorpasso di Roglic il penultimo giorno. Ha esperienza, squadra e una spalla forte come Arensman, chissà se contro Pogacar basteranno.

Romain Bardet

Reduce da una brillante primavera, col quinto posto al Tour of the Alps e il secondo alla Liegi, si presenta come desiderava a una corsa che ha frequentato poco in carriera. Le montagne lo stuzzicano, ma anche nel migliore dei casi non sembrano abbastanza per recuperare quel che lascerà per strada a cronometro.

Seconda fila

Antonio Tiberi

Degli italiani emergenti sembra il più affidabile: debuttante al Giro, ha alle spalle due partecipazioni alla Vuelta, dove ha confermato di esser bravo sia a cronometro che in salita, in più può contare sull’esperienza di Caruso, l’ideale per sfruttare al meglio quella che per lui sembra una bella occasione.

Cian Uijtebroeks

Della categoria talenti, è il più intrigante. Ventun anni, sa andar forte dappertutto. Non ha paura di bruciare le tappe: quando ha messo il naso alla Vuelta, ha chiuso nei primi dieci. Qui deve tener alto l’onore della Visma, il team che lo scorso anno ha vinto tutti e tre i grandi giri: di tante sfide, la più difficile.

Terza fila

Juan Pedro Lopez

A spingerlo sono la recente vittoria al Tour of the Alps, dove ha mostrato sicurezza e fiducia in se stesso, e i dieci giorni in rosa due anni fa. Dei quattro spagnoli al via, è l’unico che può far classifica: lui dice di pensare alle tappe, ma se dopo la prima settimana è ancora in ballo, di sicuro non smetterà di ballare.

Ben O’Connor

Rivelatosi al Tour tre anni fa con un sorprendente quarto posto, da lì non si è più mosso: una tappa in Francia, una al Giro, ma in classifica non ha fatto quel salto di qualità che ci si attendeva. Ci riprova sulle strade rosa, dove torna dopo quattro anni, con un percorso non adattissimo per chi ama le salite più delle crono.

Outsiders

Dani Martinez

Miglior attore non protagonista del Giro vinto dal suo ex compagno Bernal, il colombiano ha il compito di tener alto il nome della Bora, che ha dirottato al Tour gli ultimi due signori in rosa, Hindley e Roglic. Ci proverà insieme al talento tedesco Lipowitz, anche se fin qui ha corso poco e il meglio pare averlo dato in febbraio.

Davide Piganzoli

Ventun anni, già terzo al Tour de l’Avenir, tra i pro ha già vinto a inizio stagione. A sentire il suo mentore Contador può finire nei dieci, perchè sa districarsi su ogni tipo di terreno, in ogni caso ha l’occasione per dimostrare di essere una delle speranze per il futuro che l’Italia cerca.

Giulio Pellizzari

Vent’anni, già secondo al Tour de l’Avenir, tra i pro non ha ancora vinto ma ci è andato più volte vicino. Corridore completo, come Piganzoli ha il vantaggio di correre in un team che gli lascia spazio e lo svantaggio, rispetto ai coetanei stranieri, di aver bisogno di più tempo per maturare.

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