Vuelta 2023, la griglia dei favoriti

Evenepoel sfida Roglic e Vingegaard, il talento Ayuso guida gli outsider

di ANGELO COSTA
25 agosto 2023
Primoz Roglic (foto Alive)

Primoz Roglic (foto Alive)

Roma, 25 agosto 2023 – Vuelta stellare: tranne Pogacar, i migliori specialisti dei grandi giri ci sono tutti. Percorso spettacolare: anche quest’anno, gli organizzatori non si sono risparmiati nulla, soprattutto la montagna.

Nove arrivi all’insù, con traguardi iconici come Tourmalet e Angliru, più tante salite lungo la strada: c’è da divertirsi. Solita formula, con tappe corte (una sola oltre i duecento chilometri) e un paio di crono, 41 chilometri in tutto: quella a squadre di 15 chilometri il primo giorno a Barcellona, quella individuale di 26 a Valladolid a metà percorso. In pole c’è la Jumbo, che bussa alla storia: nessuno ha mai vinto tutti e tre i grandi giri nella stessa stagione. Ci proverà con chi ha già conquistato Italia e Francia (Roglic e Vingegaard) e con il gregario che ha aiutato entrambi nelle due imprese (Kuss). Poca Italia, una quindicina di partenti in tutto, ma interessante: ci sono Ganna e il baby Milesi, iridati in Scozia nell’inseguimento e negli under 23, i giovani Tiberi e l’ex tricolore Zana, oltre alla garanzia Caruso.

Approfondisci:

Vuelta 2023, tutte le tappe e le altimetrie: i segreti del percorso

Vuelta 2023, tutte le tappe e le altimetrie: i segreti del percorso

In pole

Primoz Roglic. Si presenta con un biglietto da visita invidiabile: quattro corse a tappe disputate in stagione, Giro compreso, quattro vittorie. Ha accanto uno squadrone, un aiutante maggiore unico (Kuss) e un’alternativa formidabile (Vingegaard), ha un percorso perfetto con salite adatte a lui e in Spagna ha già vinto tre volte in fila: può bastare?

Prima fila

Remco Evenepoel. Vincitore un anno fa, trova una concorrenza di livello altissimo e un percorso che non gli è proprio amico: salite lunghe come l’Angliru e il Tourmalet possono rivelarsi indigeste. Lo spingono la straordinaria sicurezza in se stesso e la voglia di riscattare un Giro lasciato a metà e neppure in modo elegante.

Juan Ayuso. E’ un altro bimbo di quelli da tener d’occhio, anche se alla Vuelta non è una novità: un anno fa, al debutto in un grande giro, finì sul podio a vent’anni. Ci riprova con maggior consapevolezza e un pizzico d’esperienza in più, conscio che per essere all’altezza del compagno Pogacar deve già puntare al bersaglio grosso.

Seconda fila

Jonas Vingegaard. Esce per la prima volta dalla sua confort zone, il Tour, dove in tre partecipazioni ha raccolto due primi e un secondo posto. Vuol dimostrare di non esser buonissimo solo per la Francia: se corre per il podio son dolori, se vuole capire quanto pesa fare due grandi giri in una stagione può diventare la migliore delle armi tattiche.

Alexander Vlasov. Anche lui in cerca di riscatto dopo un Giro lasciato a metà, va a caccia del primo podio in una corsa a tappe che conta: fin qui, tante promesse ma nessuna medaglia. Reduce da un mese da protagonista, può contare su un percorso ideale e una truppa di alto livello: al resto, però, dovrà provvedere lui.

Terza fila

Geraint Thomas. Che si presenti alla Vuelta dopo un Giro sfuggitogli di mano il penultimo giorno è un segnale. Che sia il più esperto in corsa è un altro indizio. Sul fatto che sia ancora da corsa a 37 anni non ci sono dubbi: da questo cocktail può uscire un risultato importante come il podio, nel suo caso tutto fuorché una sorpresa.

Enric Mas. Fuori dal Tour già il primo giorno per una caduta, si ripresenta senza aver più corso, ma con meno stanchezza sulle gambe e più rabbia in corpo. Chissà se riuscirà a sfruttarle in una Vuelta che ha chiuso già tre volte al secondo posto: le montagne per dire la sua le ha, i distacchi dai big nelle crono il punto debole da evitare.

Outsiders

Santiago Buitrago. Di poter recitare da protagonista nei grandi giri il colombiano l’ha già dimostrato: un conto però è correre per vincere le tappe, un altro cercare di far classifica. Ha il vantaggio di avere al fianco uno tra gli aiutanti più bravi in gruppo, il nostro Damiano Caruso: ammesso che il siculo si limiti ad aiutare…

Eddie Dumbar. All’irlandese che ama le salite e ha chiuso al settimo posto l’ultimo Giro, si chiede un salto di qualità: se non proprio salire sul podio, arrivare nei dintorni. Ha il terreno per provarci, ha soprattutto un compagno come l'ex tricolore Zana che strada facendo potrebbe trasformarsi nella migliore delle alternative.

Romain Gregoire. Con il compagno Lenny Martinez, lui pure al debutto in una grande corsa a tappe, è la grande speranza di Francia. Ha tutto per poter esibire la sua stoffa, apparsa di pregio quando ha avuto l’occasione di mostrarla. E’ al primo test di maturità: deve mostrarsi buono non solo per le corse brevi, ma pure per quelle di tre settimane.

Continua a leggere tutte le notizie di sport su