Arezzo a metà tra rimpianti e fiducia. Pari amaro ma i tifosi sono con Indiani

Prova non brillante e maxi turnover scatenano i mugugni dalla tribuna. Ma la Minghelli è con la squadra

21 settembre 2023
Arezzo a metà tra rimpianti e fiducia. Pari amaro ma i tifosi sono con Indiani
Arezzo a metà tra rimpianti e fiducia. Pari amaro ma i tifosi sono con Indiani

di Luca Amorosi

AREZZO

È un pareggio che lascia l’amaro in bocca, inutile negarlo, quello di martedì sera al Comunale. Dopo due battute di arresto contro squadre di alto valore, la sfida interna con l’Olbia pareva l’occasione giusta per ripartire di slancio. Invece i sardi, reduci da una batosta nel derby con la Torres, hanno optato per un approccio conservativo e l’Arezzo ha palesato le stesse difficoltà che aveva nei dilettanti contro avversarie chiuse a riccio. Pochi tiri in porta, poche occasioni da gol e incapacità di innescare il terminale offensivo, stavolta Kozak, schierato per la prima volta dall’inizio. Pure la dea bendata al momento non aiuta: il gol per sbloccare la gara era pure arrivato con Guccione su rigore, ma subito dopo un tiraccio deviato ha beffato Trombini decretando l’immediato pari ospite che è resistito fino alla fine. A guardare prestazione e risultato il turnover massiccio operato da Indiani, che ha cambiato nove undicesimi della formazione di Pescara, non ha pagato. Tuttavia, è anche vero che il calendario fitto qualche rotazione la imponeva, a maggior ragione considerando che nei primi tre turni avevano giocato quasi sempre gli stessi. Lazzarini, Risaliti, Castiglia, Foglia e Damiani, protagonisti della promozione, meritavano tutti una chance dal primo minuto, tanto quanto era necessaria e legittima per Chiosa e Kozak, che devono guadagnare ritmo partita. Il passo indietro nel gioco, peraltro, si spiega solo in parte con il turnover: come ha fatto notare Indiani nel post-partita, otto degli undici titolari hanno giocato insieme anche la scorsa stagione.

Il nocciolo della questione forse sta dunque nella riflessione del tecnico alla vigilia: "L’anno scorso potevamo sempre fare un’analisi partendo dal presupposto che eravamo più forti, quest’anno no", aveva detto, rivendicando quasi il diritto ad avere difficoltà contro squadre con più qualità o se non altro più esperienza in C. Difficoltà superabili nel tempo, ancora molto a disposizione, e quando i vari Damiani, Gaddini o Bianchi avranno assimilato il salto di categoria e altri (i già citati Kozak e Chiosa) saranno in condizioni fisiche migliori. In questo senso, dunque, è bene archiviare quanto prima la scorsa stagione per non cadere nel tranello di attendersi lo stesso rendimento anche oggi. Senza però dimenticare che tredici giocatori, un intero staff tecnico e i direttori Giovannini e Cutolo sono gli stessi che hanno centrato la promozione: i valori tecnici e soprattutto umani per fare un buon campionato e ottenere la salvezza, obiettivo di quest’anno da matricola, c’erano prima e ci sono ancora oggi. A freddo, insomma, la logica impone pazienza e fiducia, perché dietro ci sono figure competenti e un progetto chiaro e duraturo, confermato proprio martedì dal rinnovo, di fatto a vita, del direttore generale. Uno che in tanti anni a Pontedera, per dire, per salvarsi non ha mai dovuto neppure fare i playout. Qualcosa vorrà dire.

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