"Fortitudo, devi crederci». Ballandi, maglie e passioni: "Caja è un condottiero. E il PalaDozza è un fortino»
"Con il marchio Kontatto sono sempre rimasto nel mondo dell’Aquila. Stefano Tedeschi presidente è la persona giusta nel posto giusto. Poi c’è la spinta di una tifoseria unica: continuiamo su questa strada".
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"Con il marchio Kontatto sono sempre rimasto nel mondo dell’Aquila. Stefano Tedeschi presidente è la persona giusta nel posto giusto. Poi c’è la spinta di una tifoseria unica: continuiamo su questa strada".
Moda e basket, Kontatto l’azienda che ha fondato e di cui è amministratore unico e la Fortitudo, sono le passioni di Federico Ballandi. Creativo, passionale, mai banale si divide tra il lavoro nell’azienda che ha sede in via dei Cardatori al Centergross e la passione per la Effe che segue in casa e in trasferta con assiduità e che commenta con competenza su radio Sportiva nella trasmissione Calciaccio con ’Pillole di Fortitudo’. Un storia quella tra Ballandi e Fortitudo che parte ai tempi della presidenza Seragnoli, main sponsor e partner di maglia.
"Mi guardo indietro e vedo tanti bei ricordi. Il basket a tutti i livelli mi entusiasma, la Fortitudo è una passione vera, unica, che mi coinvolge".
Caja è tornato in sella alla Fortitudo e la squadra ha infilato 11 vittorie in 13 partite.
"E’ un grande allenatore, il condottiero per arrivare fino alla fine e raggiungere quello che tutti vogliamo. Ha in mano la squadra lo si vede anche dai cambi e dalle rotazioni. Un esempio? Uno come Panni con Verona e con Cantù magari gioca meno, ma quando entra sa far la tripla, il passaggio giusto che serve alla squadra. Il merito è del coach che esalta la squadra per la vittoria con Verona, ma poi nella partita prima critica la squadra per come ha affrontata la sfida con Piacenza. Un perfezionista che tiene alta attenzione e pressione".
Potrebbe essere l’anno buono?
"La squadra è più forte di quella dell’anno scorso, ha una panchina più lunga con alternative di livello. Il campionato con la riforma della A2 è cambiata molto. Vista la forza, il blasone e la qualità di tante squadre la chiamerei serie A bis più che A2. La stagione è lunga, Rimini è li, Udine, Cantù sono squadre di rango, sarà tutto da giocare fino alla fine. Dobbiamo solo pensare a vincere, a risalire la classifica cosa che ci darebbe il vantaggio del fattore campo, e sappiamo quanto sia importante al PalaDozza".
Rimane un po’ di rimpianto per la finale con Trapani dell’anno scorso.
"Assolutamente sì, se non avessimo avuto il problema dell’infortunio in gara-uno di Aradori e l’errore di Ogden con quel pugno, penso che avremmo dato ancor più filo da torcere a Trapani di quanto in effetti non abbiamo fatto e con un Caja così chissà".
Negli ultimi due anni sono stati fatti grandi passi in campo e anche in società.
"Caja è la persona giusta per portare avanti il nostro percorso. A livello societario vedo che in questi due anni sono state fatte ottime cose. Stefano Tedeschi è la persona giusta nel posto giusto. Non conosco benissimo gli altri componenti del consiglio, ma hanno dato una bella accelerata a un percorso di ripartenza iniziato in B, e con le prime radici gettate da Muratori e poi andando a migliore la struttura di base. Oltretutto quando c’è stato da muoversi sul mercato lo hanno fatto subito e bene".
Kontatto e Fortitudo, un lungo legame.
"Siamo sempre stati vicini, anche quest’anno siamo sponsor di maglia. Abbiamo sempre dato il nostro contributo per grande passione e lo faremo ancora".
Non ha mai pensato a un impegno a livello societario?
"Recentemente non ne abbiamo riparlato. In passato c’era stata la possibilità, ma poi siamo sempre rimasti come sponsor".
Il giocatore a cui è rimasto più legato?
"Tanti, troppi verrebbe da dire. I primi che cito sono Mancinelli, Pozzecco, Basile, Aradori di cui mi piace tantissimo l’atteggiamento. Ricordo con affetto tutti coloro che hanno incarnato lo spirito Fortitudo e in campo hanno sempre messo il giusto atteggiamento.
E la partita che ricorda?
"I derby sono speciali. Ricordo anche quello della Befana del 2017. Tifo e calore al top".
Il derby è sempre speciale.
"Lo sappiamo bene a Basket City. La rivalità genera entusiasmo. Io l’ho sempre vissuto con la passione, come con gli sfottò tra amici. La partita è il momento clou di uno spettacolo molto più lungo".
A distanza di anni si parla ancora della maglia a pois. Come nacque l’idea?
"Negli anni scorsi ho visto canotte anche più stravaganti in Eurolega. Siamo stati dei precursori. Quell’anno avevamo un collezione a pois, per cui anche su indicazioni degli allora dirigenti, si fece una canotta così. Progettazione e realizzazione furono fatte celermente con passione e competenza e il risultato furono quelle maglie che ancora fanno parlare".
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