Profezia di Pillastrini: "La Fortitudo non è da A2. Merita la promozione"

Le certezze del tecnico, che domani sarà al PalaDozza alla guida di Cividale "Un play come Fantinelli non ce l’ha nessuno. E anch’io avevo cercato Bolpin".

di ALESSANDRO GALLO -
27 gennaio 2024
Profezia di Pillastrini: "La Fortitudo non è da A2. Merita la promozione"
Profezia di Pillastrini: "La Fortitudo non è da A2. Merita la promozione"

Stefano Pillastrini sarà il grande ex della partita di domani. Anche se la sua ultima panchina in Fortitudo è datata 1992. Ma al mondo dell’Aquila, dove è cresciuto, Pilla resta sempre legato.

Stefano, qual è il suo giudizio sulla Fortitudo?

"Squadra fortissima, composta da giocatori con grandissime motivazioni. E due americani di livello".

Se l’aspettava così in alto?

"Sinceramente sì".

Davvero?

"Sicuro".

Perché?

"Un play come Fantinelli, in A2, non ce l’ha nessuno. Così come un attaccante come Aradori E conoscendo bene Caja, pensavo che avrebbe fatto di Fantinelli quello che aveva di Cinciarini con Reggio Emilia. Il fulcro".

Poi?

"Beh, non faccio fatica a dire che Bolpin l’avevamo cercato anche noi. Poi, è chiaro, che non potevamo competere, come offerta e come appeal, con la Fortitudo".

In sintesi?

"La Effe ha un quintetto che in A2 è illegale".

Chi subentra, però…

"Parliamone".

Va bene.

"Conti era il miglior giocatore della serie B. Lo dico con cognizione di causa perché abbiamo costruito una squadra composta in gran parte di giocatori del campionato cadetto. E Alberto era il migliore".

Ma secondo lei l’Aquila può arrivare fino in fondo?

"Sì, senza dubbio".

Perché questa certezza?

"L’entusiamo ha moltiplicato le forze. E c’è un fattore campo importante. Certo, poi, il campionato è difficile. E quindi significa che la Fortitudo, ora, non può essere sicura della promozione. Ma che se la possa giocare fino alla fine, non ho dubbi".

Magari per puntare in alto, serve qualche addizione.

"Siamo sicuri?".

Lo dicono in tanti. Lo dicono i numeri.

"Chiaro che gli innesti azzeccati sono una benedizione. Mi sembra però che in giro non ci siano tante alternative. E il rischio è che eventuali nuovi arrivi possano incrinare equilibri e certezze".

Fortitudo fortissima, ma lei non intende fare la vittima sacrificale, giusto?

"Credo che dopo la sconfitta della Fortitudo a Cento le speranze siano ridotte".

Motivo?

"Una vittoria a Cento, magari, ci avrebbe consentito di affrontare una Fortitudo magari un po’ sonnolenta. Dopo la sconfitta con la Benedetto XIV troveremo una squadra in cerca di riscatto. Poi…".

Dica.

"Per noi, giocare al PalaDozza, in un ambiente così, sarà motivo d’orgoglio".

Si è soffermato sul trio degli italiani.

"Vero, ma non trascurerei nemmeno Ogden e Freeman. Sarò sincero, non li conoscevo. Mi sembra che siano stati scelti con grande oculatezza. Forse non sono costati nemmeno tanti, ma fanno la differenza e si completano".

Stranieri scelti dalla società.

"Appunto, l’altro valore aggiunto. Visto da fuori, l’anno scorso non c’era questo feeling. Credo che la figura di Stefano Tedeschi abbia messo tutti d’accordo. Poi c’è Arletti, un altro che ha portato ulteriore credibilità".

Che mancava prima?

"Non mi permetterei mai di dirlo, anche perché non conosco bene chi c’era prima. La gestione precedente aveva lavorato bene, ma forse s’era guastato qualcosa. Adesso, invece, vedo una bella unità di intenti tra ambiente, tifosi, società, squadra. Un blocco compatto".

Lei, allenatore Fortitudo, una vita fa.

"Stagione 1991/92. Ma la mia storia coincide con l’Aquila. Sono stato prima tifoso e poi allenatore. E’ vero che mi sono trovato anche sulle panchine delle più accese rivali della Fortitudo. Ma sono cresciuto in via San Felice. E per me resta sempre una piazza, un posto speciale".

Tornerà ad allenare qua?

"Obiettivamente, per situazione e per età mi sembra molto difficile. Ma mai dire mai".

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