Il viaggio bellissimo del Bologna. Crescita, emozioni e 35 milioni: è una Champions senza rimpianti che apre le porte a un’altra Europa
Numeri importanti: nelle quattro trasferte più di undicimila tifosi si sono messi al seguito della squadra. E il gruppo di Italiano con 9 reti incassate negli otto match, vanta una difesa da qualificazione agli ottavi.
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Numeri importanti: nelle quattro trasferte più di undicimila tifosi si sono messi al seguito della squadra. E il gruppo di Italiano con 9 reti incassate negli otto match, vanta una difesa da qualificazione agli ottavi.
Che cosa lascia in eredità la Champions League da cui il Bologna si è congedato in grande stile mercoledì notte a Lisbona con l’1-1 conquistato sul campo dello Sporting?
Gettoni di crescita preziosi che la squadra di Vincenzo Italiano fin qui ha speso in campionato, buone (in qualche caso ottime) prestazioni, indelebili ricordi per i circa 11 mila bolognesi che complessivamente hanno viaggiato nella 4 trasferte, 35 milioni di introiti per le casse del club (conteggiando i soli risultati del campo), l’autostima sufficiente a rendersi conto che quello in Champions non è stato un viaggio da intrusi bensì un percorso di crescita, e di emozioni sportive, che questo club può, anzi deve, provare a replicare. E zero rimpianti.
Come zero rimpianti? E allora quell’Italiano che anche mercoledì notte si rammaricava per la mancata vittoria con lo Shakhtar al debutto e, più in generale, per aver dovuto affrontare le prime partite della competizione con un Bologna ancora alla ricerca dei nuovi equilibri?
Ogni allenatore pretende da sé la perfezione e Italiano non fa eccezione. Ma solo Colui che moltiplicava i pani e i pesci avrebbe impiegato meno tempo di quello occorso al tecnico di Ribera per condurre positivamente in porto la transizione dal Bologna di Motta … al suo.
Questo per dire che Vincenzo Italiano in questi mesi ha fatto un lavoro egregio e che era inevitabile che il suo Bologna scontasse anche in Champions, così com’è successo in campionato, le scorie della transizione nella fase iniziale del torneo.
Al tirar delle somme, considerata la caratura degli 8 avversari incontrati (e soprattutto il loro piazzamento nella classifica delle 36 squadre), il Bologna non si merita di abbandonare questa Champions col gusto retroamaro del rimpianto. Anche perché i punti conquistati dai rossoblù alla fine sono stati 6, cinque in meno degli 11 che, come noto, non sono stati sufficienti alla Dinamo Zagabria per entrare nelle prime 24: i croati sì che hanno tutto il diritto di cuocersi nel fuoco del rimpianto.
Il Bologna di Italiano ha il dovere di guardare con fiducia a ben altro. Al fatto che mercoledì notte, per esempio, abbia schierato un undici titolare con l’età media di 24 anni e 102 giorni, il più giovane di una squadra italiana in questa Champions. Tradotto: è un Bologna che ha un futuro. Un futuro e una difesa di ferro, che reca soprattutto le firme di Skorupski, Beukema e Lucumi.
Con 9 reti subite in 8 partite i rossoblù vantano l’ottava miglior retroguardia, insieme con quella del Psg, tra le 36 squadre del ‘gruppone’: come dire che quella di Italiano potenzialmente è una difesa da qualificazione diretta agli ottavi. L’altra faccia della medaglia è la sterilità della fase offensiva: tra le 36 squadre solo gli svizzeri dello Young Boys hanno segnato un numero di gol, 3, inferiore ai 4 messi a referto dai rossoblù.
Ma parliamo di Champions League, ovvero di ‘top level’. Una terra eletta di cui questo Bologna ha dimostrato di possedere a pieno titolo il diritto di cittadinanza.
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