Joey Saputo, 10 anni di Bologna Fc: “La scelta giusta: spero di imitare Dall’Ara”

Il presidente, con tutti gli uomini del club, si è raccontato al Circolo della Caccia. “Thiago Motta vuole bene ai suoi ragazzi e loro ne vogliono a lui: così li aiuta a crescere”

di MASSIMO VITALI -
8 febbraio 2024
Claudio Fenucci, Joey Saputo, Matteo Marani e il presidente del Circolo della Caccia Roberto Iseppi (foto Bfc)
Claudio Fenucci, Joey Saputo, Matteo Marani e il presidente del Circolo della Caccia Roberto Iseppi (foto Bfc)

Bologna, 9 febbraio 2024 – Tutto cominciò da quella notte: la notte di un Bologna-Juve rinviato per neve quando a un tavolo di ristorante del centro, dopo un blitz sotto le Due Torri, Joey Saputo convinse Marco Di Vaio a chiudere la sua impareggiabile avventura da calciatore a Montreal. Fu quello il ‘link’ decisivo per l’inizio di una storia che dura da dieci anni.

"Arrivai a Bologna che c’era una tempesta di neve e subito mi sono sentito a casa", raccontava mercoledì lo stesso Saputo ai commensali del Circolo della Caccia, ospite d’onore di una serata in cui il pallone in salsa rossoblù è stato antipasto, primo, secondo e dolce.

Nelle sale di Palazzo Spada il presidente del Circolo Roberto Iseppi ha radunato il gotha di Casteldebole. Oltre a Saputo c’erano l’ad Claudio Fenucci, gli uomini mercato Giovanni Sartori e Marco Di Vaio, l’ex consigliere Luca Bergamini, il responsabile marketing Christoph Winterling e l’uomo dei conti Alessandro Gabrieli.

Con loro il presidente della Lega Pro Matteo Marani, colui che nel 2007 ha svelato, in un volume che ha fatto storia, l’ultimo (drammatico) miglio della vita di Arpad Weisz. Saputo ha raccontato innanzitutto il suo approccio canadese al calcio.

"A Montreal la mia famiglia acquistò la squadra (nel 1992, ndr) per restituire qualcosa alla città. Mio padre Lino dice sempre: ‘Se dobbiamo fare qualcosa facciamolo bene, ai massimi livelli’. Per questo in seguito siamo entrati nella Major League Soccer (nel 2012, ndr) e lì abbiamo capito che non era solo sport, ma business. Da allora, per noi il calcio non è solo passione di famiglia, ma business".

Due anni dopo l’esordio in Mls, ecco l’approdo a Bologna.

"Quando sono entrato nel club non era nei piani diventarne l’azionista di maggioranza – dice Saputo –. Ma c’era l’opportunità di diventare socio di un club di serie A e per me era importante far crescere la squadra di Montreal attraverso un gemellaggio".

Galeotto fu l’incontro con Di Vaio in quel gelido e nevoso 11 febbraio 2012. "Ero venuto per incontrarlo, volevo convincerlo a venire a Montreal, ma quel Bologna-Juve non si giocò e la sera stessa andammo a cena".

Di Vaio disse sì e a maggio volò in Quebec. Saputo invece nel 2014 sbarcò per la seconda volta sotto le Due Torri, nel taschino di Joe Tacopina. "Una volta che ci metto la faccia voglio che sia un successo – spiega Joey – e sfortunatamente i partner di allora non avevano la capacità di arrivare dove volevo io".

Ragion per cui "non dico che venire qui sia stato un errore, anzi: ritrovarsi oggi in questa posizione dopo dieci anni significa che prendere il Bologna in quel momento per me è stata la scelta migliore, considerando anche le difficoltà che oggi hanno alcune proprietà straniere. Per anzianità di servizio sono il secondo presidente della storia dopo Dall’Ara? Spero di fare come lui...".

Il valore Thiago Motta, sul cui futuro in rossoblù ha volutamente glissato, e il valore del capitale umano.

"Thiago vuole bene ai suoi giocatori e i suoi giocatori ne vogliono a lui – dice Saputo –. Lui è l’esempio e tutti lo seguono: nello spogliatoio lo senti. E poi è una persona fantastica, un po’ stranina (sorrisi in sala, ndr), ma bravissima nel far crescere i giocatori".

Sul capitale umano: "Un’altra frase che ripete sempre mio padre è che il capitale umano è la cosa più importante di un’azienda. I giocatori li vedono tutti, ma dietro c’è un mondo: il magazziniere, chi lavora nel marketing, chi lava le maglie. Ecco perché per me sono importanti i compleanni di queste persone che lavorano a Casteldebole: perché per avere rispetto bisogna innanzitutto darlo".

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