Juve, serve già un’altra rivoluzione. Vlahovic non basta, difesa a picco . Idea 4-3-3 per il pass Champions

La Signora si riscopre fragile e un posto nelle prime quattro non è più scontato dopo la grande frenata. Allegri pensa a un cambio tattico, ma mancano tantissimo i gol del centrocampo: appena 7 in campionato.

di PAOLO GRILLI -
19 febbraio 2024
Vlahovic non basta, difesa a picco . Idea 4-3-3 per il pass Champions

Vlahovic non basta, difesa a picco . Idea 4-3-3 per il pass Champions

Come un déjà vu, ma di quelli amari, che non lasciano tranquilli. La Juve della rivoluzione, tentata persino dal giochismo, che si riscopre fragile – pare di vedere le amnesie della scorsa stagione – e perde per strada quel sogno scudetto di cui si era da poco riappropriata.

L’inverno di Allegri è, all’improvviso, un porto di nebbie che mette mille interrogativi sulle future destinazioni della Signora.

Due punti in quattro gare. Una media punti da retrocessione nelle ultime tre settimane, e nemmeno si può scomodare un alibi da Coppe per spiegare la grande frenata. Il pari di Empoli sembrava solo una sfortunata prestazione, ma poi è arrivato il ko con l’Inter ad affossare il morale – nettissima, la supremazia dei nerazzurri al di là del risultato –. La sconfitta con l’Udinese ha poi certificato la crisi, mentre il pari di Verona ha ulteriormente messo in evidenza gli improvvisi limiti della presunta corazzata bianconera.

Max invita a riazzerare tutto, sottolineando che nel calcio distruggere quanto di buono si è realizzato nel tempo è purtroppo molto facile. Ma questa involuzione è davvero contro la logica: l’inesperienza di molti, dichiarata dal tecnico dopo la sconfitta di San Siro, non aveva affatto pesato in avvio di campionato. E non si capisce perché debba farlo adesso, a meccanismi rodati.

Non si trattasse della Juve, per definizione obbligata a vincere, si potrebbe parlare di sindrome pindarica, con cadute proporzionali ad ambizioni eccessive. Quel che più pesa, è che sia venuta a mancare quella solidità difensiva che la stessa storia di Allegri aveva eletto a fattore primario per il successo. E la ritrovata vena di Vlahovic – cui fanno da contraltare le difficoltà di Chiea – quasi a nulla conta nel disorientamento generale. I 38 gol complessivi segnati dalla squadra in 25 partite restano un bottino davvero modesto: appena 1,52 gol a gara, quando per lo scudetto, storicamente, ne servono almeno due. La Juve ha segnato un gol in più del Bologna, il cui monte ingaggi è di quattro volte e mezzo inferiore a quello bianconero. Ai primi scricchiolii in difesa – per altro le 17 reti subite rimangono un bilancio ancora confortante – l’impianto della Signora ha iniziato a traballare.

E’ chiaro che gli investimenti futuri dovranno necessariamente concentrarsi dalla mediana in su, cercando senza riserve giocatori in grado di costruire e colpire. Quanto poco segni la mediana è evidente. Rabiot a parte (4 gol), nessuno sigla con continuità. Locatelli ha un solo gol all’attivo, come Cambiaso, Weah e Miretti; McKennie, Kostic, Nicolussi Caviglia sono ancora a secco. Il centrocampo di Allegri ha realizzato nel complesso sette reti, una ogni tre partite e mezzo e meno del solo Calhanoglu, già autore di nove reti per un’Inter in volo.

L’arrivo di Alcaraz va certo nella direzione di cercare gol anche fuori dall’attacco. Ma Max, invocando un reset, potrebbe pensare che sia il momento per un cambiamento tattico. Con Chiesa dentro, il 4-3-3 visto al Bentegodi nella ripresa non ha mancato di mandare segnali positivi. E la rivoluzione tattica potrebbe rivelarsi necessaria per dare la scossa. I nove punti su Atalanta e Bologna non sembrano più una enormità. E il pass per la Champions, a tredici giornate dal termine, diventa all’improvviso un risultato da difendere.

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