Manovra stipendi Juve, Andrea Agnelli non patteggia. La linea dura gli costa 16 mesi, ma aiuta la società

Marcando la differenza col club infatti può addolcire le sanzioni dell’Uefa

di PAOLO FRANCI
10 luglio 2023
L'ex presidente Juve Andrea Agnelli

L'ex presidente Juve Andrea Agnelli

Roma, 10 luglio 2023 – Alla fine, pur pagando a carissimo prezzo evidentemente, Andrea Agnelli ha centrato uno dei suoi obiettivi: allontanare se stesso il più possibile dalla ‘sua’ Juventus togliendo così pressione ’politica’ - senza dimenticare l’ambito Uefa: Agnelli che si allontana dai destini della Juve è stato comunque ‘notato’ a Nyon - sul club nel lungo e delicato percorso sanzionatorio vissuto in ambito sportivo.

Lo ha fatto scegliendo quell’aula di tribunale che, ieri, gli è costata altri 16 mesi di inibizione dopo il 24 incassati (con altri ex dirigenti) per la vicenda plusvalenze. Stavolta, la sentenza riguarda la seconda parte dell’inchiesta sportiva sulla manovra stipendi e i rapporti con gli agenti, per la quale il club e gli altri dirigenti deferiti hanno già raggiunto il patteggiamento.

Dunque, la Juve che patteggia da una parte e comunque chiude con una penalizzazione considerevole - 10 punti che hanno cancellato la Champions e gli 80 milioni circa di incassi - dall’altra il suo ex presidente che sceglia una via differente: no al patteggiamento pur dopo segnali che avevano fatto pensare a una soluzione di questo tipo e pur in tempi diversi. E si va in aula. Il tutto, sfiorando anche la vicenda Superlega, il cavallo di battaglia di Agnelli dal quale la ’nuova’ Juve è scesa fragorosamente e in modo deciso. Altro segnale forte sulla presa di distanza - evidentemente una strategia - l’uno dall’altra.

Agnelli è stato sanzionato dal Tribunale Federale Nazionale in virtù del secondo filone proveniente dall’inchiesta Prisma e cioè quello riguardante le manovre stipendi messe in atto nelle drammatiche stagioni segnate dal Covid, la 2019-20 e quella successiva e i rapporti con gli agenti. Il procuratore federale Giuseppe Chinè aveva chiesto 20 mesi di inibizione, ne sono arrivati 16, poca differenza e ora c’è da capire se Agnelli - come è probabile - farà ricorso alla Corte d’Appello Federale. Nel frattempo e sullo sfondo, la vicenda plusvalenze finisce sui tavoli delle toghe amministrative. E’ in programma per oggi la prima udienza al Tar del Lazio nella quale si discuterà il ricorso dell’ex presidente della Juventus. Una via ’accessibile’ ai tesserati - e Agnelli lo è - solo dopo aver fatto l’intero percorso della giustizia sportiva. L’ex presidente della Juve lo aveva concluso dopo la squalifica confermata dal Collegio di Garanzia del Coni.

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