Marcelo eroe dei due mondi: in bacheca anche la Libertardores con il Fluminense

Dopo i successi con la maglia del Real Madrid, Marcelo corona il suo ultimo sogno e vince quello che definisce “il titolo più importante della carriera”.

di KEVIN BERTONI -
6 novembre 2023
Marcelo, vincitore della Libertadores 2023 con la Fluminense

Marcelo, vincitore della Libertadores 2023 con la Fluminense

Bologna, 6 novembre 2023 - L’ultima immagine lo ritrae commosso con le mani al volto come in segno di preghiera, in panchina, mentre attende il fischio finale di Wilmar Roldán. Un’immagine non consueta per un giocatore abituato a vincere trofei importanti, come testimonia il suo ricchissimo palmares nel quale spiccano cinque Champions League e sei campionati spagnoli. Ma questo titolo per Marcelo non è solo l’ennesimo, e probabilmente l’ultimo, di una grande carriera bensì come ha detto lui stesso: “Questo è il titolo più importante a livello di club, il Real Madrid lo capirà”. Chiede quasi scusa al club che lo prelevò proprio dal Fluminense nel lontano 2007, rendendolo poi uno dei terzini a tutto campo più forti del mondo. “Il Fluminense è il club che mi ha cresciuto – continua Marcelo intervistato dopo la vittoria della Libertadores - il Real Madrid vive nel mio cuore, ma di Fluminense è persino difficile parlare”. Dopo il primo trofeo della sua carriera, il campionato Carioca vinto nel 2005, il successo in Copa Libertadores sempre con la sua Fluminense rappresenta la chiusura di un cerchio perfetto, l’ultimo tassello di una storia di vittorie.

Una carriera da predestinato…

E dire che iniziò con il futsal quando aveva nove anni. Ma quattro anni più tardi degli osservatori del Fluminense lo hanno fortemente voluto inserire nel loro settore giovanile, quel ragazzino aveva qualcosa di speciale. Dopo due stagioni da protagonista nonostante la giovane età con la maglia dei tricolores, nel gennaio 2007 Florentino Perez vede in lui il potenziale erede di Roberto Carlos. La prima svolta della sua carriera arriva qualche mese dopo con l’arrivo sulla panchina delle merengues di Bernd Schuster che lo lancia titolare nelle restanti giornate di campionato, dandogli la possibilità di mettere in mostra le sue doti principali: dribbling, velocità e abilità nel destreggiarsi perfettamente anche in fase offensiva. Il primo gol del nativo di Rio arriva contro il Real Valladolid nell’ottobre 2009, da lì in poi iniziò a trovare sempre più feeling con la porta avversaria. Passano le stagioni e lui continua a migliorare, soprattutto in fase di non possesso e in quella di copertura, due aree nelle quali Marcelo aveva ampi margini di miglioramento. Non è un caso se, di pari passo con i suoi progressi, dal 2013 si apre quasi una decade di successi sia in patria che in Europa per il Real Madrid. Vince la sua prima Champions League nel 2014, in finale contro i rivali dell’Atletico. Due anni dopo non ce n’è per nessuno, i blancos sono una macchina perfetta e Marcelo è il padrone della corsia di sinistra: il Real vince tutto, campionato e Champions League. Successo nella maggiore competizione europea che sarà poi vinto anche le due stagioni successive. Gli anni passano, la concorrenza cresce, ma grazie alla sua esperienza e grande tecnica riesce sempre a ritagliarsi il suo spazio come titolare nella difesa della squadra della capitale spagnola. Assieme a Sergio Ramos, Luka Modric e Karim Benzema, tra i vari, è uno dei senatori del Real Madrid, figura fondamentale all’interno dello spogliatoio e anche per trasmettere i valori blancos ai nuovi arrivati. L’ultimo anno con il Real Madrid è il 2021-2022. Vince, da capitano, sia il campionato che la Champions League in finale contro il Liverpool, poi a giugno 2022 ufficializza l’addio al Real dopo 16 anni. Dopo una breve parentesi all’Olympiakos, nel febbraio 2023 ha deciso di tornare lì dove tutto era iniziato: al Fluminense. La squadra di Fernando Diniz gioca bene, ha grandi obiettivi, ma manca qualcosa. Manca un giocatore abituato a vincere, che sappia traghettare lo spogliatoio e dare forza ai compagni nei momenti difficili. Manca Marcelo Vieira da Silva Júnior. La fascia sinistra è subito la sua e la truppa di Diniz fa un salto di qualità decisivo su tutti i fronti. Sabato scorso, 4 novembre, la partita più importante della sua carriera l’ha giocata da titolare e per 80 minuti, salvo poi essere sostituito da Diogo Barbosa. Ha sofferto fino all’ultimo, anche dopo il gol di John Kennedy al 99esimo minuto per il decisivo 1-2, muovendosi costantemente in panchina e incitando i compagni come se fosse uno dei vice di Diniz. Al fischio finale dell’arbitro tutta la tensione diventa commozione e, si torna, all’inizio: mani al volto, occhi lucidi, ha vinto la Copa Libertadores.

…con un solo rimpianto: il Mondiale

Nella carriera di Marcelo, come in quella di tutti i più grandi, non ci sono solo successi. Se a livello di club è diventato uno dei giocatori più vincenti di ogni epoca, con la Nazionale brasiliana non è mai riuscito a mettere le mani sulla Coppa del Mondo. La sua storia con i verdeoro inizia nel 2006, a soli 18 anni, segnando un gol nell’amichevole contro il Galles. Nonostante fosse già ampiamente affermato, non venne convocato per rappresentare la Seleção nel Mondiale del 2010. Con l’arrivo sulla panchina di Luiz Felipe Scolari però le cose cambiano e viene subito inserito nella lista dei 23 che giocheranno la Confederations Cup del 2013 in programma proprio in Brasile. Dopo la soffertissima semifinale contro l’Uruguay, la finale del 30 giugno contro la Spagna è controllata dall’inizio alla fine dal Brasile che si impone per 3-0 (doppietta di Fred e Neymar). L'anno successivo è titolare al Mondiale 2014, organizzato proprio dal Brasile. Sulla carta i verdeoro sono una delle stra-favorite: in difesa c’è l’esperienza di Maicon, David Luiz e proprio Marcelo, assieme a Dante, davanti a Julio Cesar. Il 4-2-3-1 di Scolari poi si completa anche con Hulk e Oscar, che in quegli anni erano protagonisti a livello internazionale, e Fred unica punta. In semifinale però, allo stadio Mineirão di Belo Horizonte, accade però l’incredibile. La Germania vince, termine quasi riduttivo, per 1-7. Per i mesi successivi non si parlò di altro: dopo il Maracanazo del 1950, i brasiliani hanno vissuto il Mineirazo. L’ultima apparizione di Marcelo nella Coppa del Mondo risale al 2018, anche in questa occasione la squadra sudamericana è tra le favorite, con un trio d’attacco composto da Neymar, Willian e Gabriel Jesus. Il sogno però si infrange ai quarti, contro il Belgio della generazione d’oro (De Bruyne, Hazard, Courtois…). Quella, a soli 30 anni, fu l’ultima partita di Marcelo con la Nazionale. Questo l’unico neo dell’incredibile carriera di Marcelo, forse come ulteriore prova che nessuno è perfetto.

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