Favoriti Giro di Lombardia 2023, la griglia: Pogacar davanti a tutti

Lo sloveno è l’uomo da battere, Roglic ed Evenepoel in agguato. Senza Ciccone l'Italia ha poche chance. La classica si corre sabato 7 ottobre

di ANGELO COSTA -
5 ottobre 2023
Tadej Pogacar

Tadej Pogacar

Roma, 5 ottobre 2023 – Illuminato da un Giro dell’Emilia stellare, il finale di stagione si consegna al Lombardia (in programma sabato 7 ottobre), classica monumentale che segna l’annata di un corridore: o gliela impreziosisce, o gliela salva. Disegnata da oltre un decennio sull’asse Como-Bergamo, non cambia la sua natura di corsa dura e, come tale, sincera: a vincerla non è mai il primo che capita. Così vuole un percorso severo come soltanto la Liegi propone: in 238 chilometri di viaggio si incontrano sette salite di varia cattiveria, dall’iconico Ghisallo passando per il Ganda fino allo strappo in ciottolato di Colle Aperto, in Città Alta a Bergamo, che assommano un dislivello di 4.400 metri, cifra degna di un tappone dolomitico per intenderci.

Spartito impegnativo, che mette alla prova le ultime energie rimaste in un gruppo dove, a parte l’iridato Van der Poel, il suo storico rivale Van Aert e il re del Tour Vingegaard, allinea tutti i più forti. Per questo, e per il ritorno della corsa iridata in agosto, mai come stavolta il Lombardia è degno del titolo di Mondiale d’autunno. Destinato agli stranieri: si sperava che a dare un tocco d’Italia potesse essere Giulio Ciccone, ma la caduta alla Tre Valli costringerà l’abruzzese a dare forfait. Ecco la griglia dell’edizione 117 della classica delle foglie morte.

In pole

Tadej Pogacar. Due Lombardia corsi, due vittorie: inevitabile che davanti a tutti ci sia lo sloveno, amante dichiarato delle corse dure. Anche se all’Emilia si è fatto sfuggire un’occasione: come se, dopo l’incidente alla Liegi, avesse smarrito la proverbiale brillantezza nei finali.

Prima fila

Primoz Roglic. Stimolato dall’addio anticipato alla Jumbo, si è già preso l’Emilia: al Lombardia cerca un prestigioso bis. Non ha un grande feeling con questa classica, anche se ogni volta fa meglio della precedente: stavolta, oltre al terreno, ha la salute ideale per far centro.

Remco Evenepoel. Vinte le ultime due Liegi, ha le carte in regola per fare altrettanto sulle strade lombarde: lo spingono un’ottima salute, la voglia di sfidare Pogacar e il conto da regolare con questa corsa, dove tre anni fa ha rischiato di chiuder col ciclismo volando giù da un ponte.

Seconda fila

Enric Mas. Secondo un anno fa, si è convinto che questa per lui è una corsa alla portata, ricca di salite com’è. Per riuscirci, però, deve seminare una concorrenza nobile e abbondante, ricca di campioni che, rispetto a lui, sono forse più bravi nel cogliere l’attimo vincente.

Michael Woods. Alla soglia dei 37 anni, si gioca una delle ultime carte per portare a casa una classica che conta. Liegi e Lombardia sono le preferite di questo canadese che sui terreni più impegnativi si esalta: al passo dei big anche all’Emilia, per batterli dovrà fare uno sforzo extra.

Terza fila

Aleksandr Vlasov. Più atteso nei grandi giri che nelle classiche, prova a dimostrare di esser buono per tutte le stagioni nell’unica corsa in cui è riuscito ad arrampicarsi sul podio. Emilia e Tre Valli hanno detto che la forma è di quelle giuste: a lui il compito di dimostrarlo fino all’arrivo.

Richard Carapaz. Insegue un risultato per riscattare una stagione piegata dalla malasorte, che gli ha negato il Tour e poi la Vuelta. Ha dalla sua il vantaggio di non soffrire le salite, per quanto non salgano a quote a lui ideali, lo svantaggio è la scarsa esperienza nelle classiche.

Outsider

Adam Yates. Impressionante nei panni di aiutante maggiore di Pogacar all’Emilia, avrà lo stesso ruolo anche al Lombardia in uno squadrone che conta pure Hirschi. Nel caso la strada gli disegnasse un compito diverso, è tra quelli che potrebbe adattarsi meglio a correre da leader.

Simon Yates. Meno spremuto di altre stagioni, più ragionatore rispetto a corse in cui ha buttato via energie preziose, il gemello prova a ribaltare lo scarso feeling con le strade lombarde. Unica controindicazione: i postumi della caduta all’Emilia, che gli ha lasciato una spalla dolorante.

Romain Bardet. Anche con lui, quando si parla di classiche, non si scappa: Liegi e Lombardia. Sempre protagonista in entrambe, non ne ha mai spremuto un risultato di prestigio: dà sempre l’idea che gli manchi un pizzico di energia per arrivare fino in fondo.

Sergio Higuita. Tra i colombiani più bravi quando c’è da affrontare una classica, è tra le maggiori insidie in questa: decimo due anni fa, quarto nella scorsa edizione, è pronto ad approfittare di una giornata buona, sperando che i grandi favoriti non ce l’abbiano.

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