Forlì, la spinta di Allen anche da infortunato: "Se non credessi nell’A1 sarei tornato a casa"

La guardia americana: "Non lascio soli i compagni, anche solo per un consiglio. Mettiamo la solita grinta, possiamo farcela"

di STEFANO BENZONI -
18 maggio 2024
Forlì, la spinta di Allen anche da infortunato: "Se non credessi nell’A1 sarei tornato a casa"

Forlì, la spinta di Allen anche da infortunato: "Se non credessi nell’A1 sarei tornato a casa"

Non sappiamo se quella disputata a Latina domenica 21 aprile, quella del suo infortunio con la rottura del tendine d’Achille della gamba sinistra, sia stata l’ultima partita disputata da Kadeem Allen in maglia Unieuro. Sappiamo però che la sua duplice scelta, prima di operarsi in Italia – a Bologna dal chirurgo Mirco Lo Presti – e soprattutto quella di restare vicino alla squadra senza tornare a casa negli Stati Uniti, è una di quelle che non saranno dimenticate.

Kadeem, come si sente?

"Ancora non bene, ma sicuramente molto meglio rispetto a qualche settimana fa".

Sta facendo terapie? Come procede il suo percorso di recupero?

"Fino a questo momento non ho fatto nulla perché così mi hanno detto i medici. Lunedì saranno passate tre settimane dall’intervento e toglierò il tutore: allora sarà il momento in cui comincerò a fare qualcosa".

Cosa, nello specifico?

"Nulla di troppo impegnativo: massaggi al piede e all’articolazione, comincerò a muoverlo, ad appoggiarlo a terrà".

Riesce a dormire?

"La prima notte, poche ore dopo l’infortunio, è stata la peggiore e non ho quasi chiuso occhio; la seconda è stata dura, poi pian piano, il dolore è diventato sopportabile. Anche se dormire con il gambaletto che devo portare 24 ore su 24 non è facile".

La vita quotidiana è complicata?

"Non posso fare la doccia: sono costretto a fare il bagno ovviamente tenendo fuori la gamba e facendo attenzione a non bagnarla. Lunedì però toglierò il tutore e credo che riuscirò a farmi una bella doccia, la prima dopo tre settimane".

Quando potrà tornare in campo?

"Mi hanno detto fra sei mesi, quindi fra novembre e dicembre. Prima però devo tornare a camminare, poi a correre, poi a saltare. Farò molti esercizi, molta terapia perché voglio tornare prima possibile".

La sua decisione di restare a Forlì vicino alla squadra è stata apprezzata da tutti.

"Abbiamo fatto molto quest’anno e non sarebbe stato bello e nemmeno professionale che io fossi tornato negli Usa lasciando soli i miei compagni. Forse altri l’avrebbero fatto, io no. Io credo in questo gruppo, noi crediamo in noi stessi, il coach crede in noi, sappiamo di avere una possibilità di vincere e andare in A1 e vogliamo giocarcela fino in fondo. Se non avessi creduto in questo gruppo probabilmente sarei tornato a casa. E poi sono qui se qualcuno ha bisogno di un consiglio o se posso essere d’aiuto in qualche modo".

Cosa ricorda del momento dell’infortunio?

"Stavo correndo per fare un recupero difensivo, un movimento che ho fatto quasi ogni giorno da quando ero ragazzino, quando ho sentito una specie di schiocco, una sensazione strana".

Ha capito subito cos’era successo?

"Inizialmente no, mi sono guardato intorno credendo che qualcuno mi avesse dato un calcio. Ho messo giù il piede e ho visto che nella parte posteriore si era subito gonfiato molto. Allora sono uscito dal campo, mi sono sdraiato oltre la linea laterale, mi sono toccato e ho capito che era successo qualcosa di grave. Sono andato in spogliatoio aiutato dal nostro fisioterapista Jack".

Alias Giacomo Calbi.

"È stato difficile togliersi la scarpa perché il piede era troppo gonfio e il dolore molto forte".

Come ha visto la squadra senza di lei contro Vigevano?

"Sono stati bravi perché senza di me molte cose sono cambiate, ci sono nuovi ruoli e tutti devo dare qualcosa di diverso e di più. Però abbiamo l’allenatore giusto, i giocatori giusti e l’attitudine giusta per poter fare bene, soprattutto se continuiamo a credere in noi stessi e a giocare ogni partita come se fosse l’ultima della stagione e quella decisiva".

Alla luce di tutto quanto successo, Vigevano poteva non essere un ostacolo facile.

"Era una buona squadra che ha sempre lottato, ma senza voler togliere nulla alla loro vittoria in gara3, noi quella sera siamo entrati in campo senza grinta e determinazione. Poi in gara4 abbiamo sistemato le cose".

Ora arriva Trieste...

"Sarà una bella sfida. Il loro record prima dei playoff non dice che tipo di squadra siano. Sono molto forti, hanno tanti giocatori, un’ottima organizzazione, Noi dovremo giocare con il giusto approccio e la solita grinta come abbiamo fatto da inizio stagione. Ci siamo conquistati il vantaggio del campo e dobbiamo cercare di sfruttarlo perché in casa con l’aiuto del nostro pubblico siamo difficili da battere".

Quale sarà la chiave della serie?

"La nostra difesa contro il loro attacco. È quella che ci ha sostenuto fin qui. Ma soprattutto dovremo continuare a giocare di squadra senza volerla vincere con iniziative personali: prendere i rimbalzi, correre e passarci la palla in attacco. Essendo concentrati e determinati su ogni possesso perché nei playoff ogni pallone può essere quello decisivo".

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