Forlì, Perkovic torna alla ribalta e rilancia: "Siamo un’ottima squadra, serve calma"
Ben 23 punti per il croato nel sudato successo su Vigevano: "Ci manca continuità? Capita a tutti in questo difficile campionato"

Toni Perkovic subito dopo la gara vinta domenica con Vigevano (93-91) mentre col microfono saluta tutti. Ma spera di non dover salutare davvero il 6 gennaio (Salieri)
I 23 punti segnati da Toni Perkovic contro l’Elachem sono stati la sua seconda miglior prestazione in maglia Unieuro dopo i 26 nella vittoria casalinga contro Orzinuovi, seconda gara in biancorosso del croato dopo l’esordio di mercoledì 6 novembre a Torino.
Perkovic, contro Vigevano non è stato facile. "C’era una strana tensione fra di noi, la si percepiva nell’aria e non so spiegarmi il perché. All’inizio siamo stati troppo nervosi, in più Vigevano ci ha reso la vita difficile con Stefanini che è un ottimo giocatore, ma per fortuna alla fine in qualche modo siamo riusciti a vincerla".
Si è dato una spiegazione per questo nervosismo? "Me lo sono chiesto, ma non mi sono dato una risposta. Alcuni sentivano la pressione di dover vincere a tutti i costi. Ci siamo messi pressione da soli".
Come mai l’Unieuro è stata avanti 33’ a Bologna con la Fortitudo e invece con Vigevano è stata sotto quasi per 35’? "A Bologna abbiamo giocato una gara molto buona e avremmo potuto e dovuto vincere. Domenica forse abbiamo sottovalutato l’avversario e dobbiamo capire che in questa Lega nessuna gara è facile. Ogni squadra ha un paio di giocatori capaci di segnare 20 punti e tutte sono ben organizzate. la qualità e la difficoltà rispetto all’anno scorso coi due gironi sono maggiori. Ogni partita è quasi come fosse una finale e d’altronde basta vedere la classifica: in 8 punti ci sono nove squadre e sono dieci o dodici quelle in grado di qualificarsi ai playoff".
Fino a prima della gara di Bologna lei da tre aveva il 42%. Poi nelle ultime gare ha tirato 2/15. Cos’è successo? "A saperlo.. La realtà è che i tiratori ogni tanto vivono momenti in cui segnano sempre o quasi alternati ad altri in cui sbagliano buoni tiri. La cosa importante è non farsi condizionare e prendere i prossimi tiri convinto di segnarli. E anche se non segno cerco di aiutare la squadra a vincere in tutti i modi".
Contro una difesa aggressiva come quella di Vigevano ha saputo battere i difensori sul primo passo, andando in entrata e segnando o subendo fallo. "I difensori mi conoscono, non mi lasciano spazio e mi stanno addosso, così devo inventarmi qualcosa per batterli. Mi tolgono il tiro da tre? Ok ma non allora le penetrazioni al ferro e eventuali scarichi per i compagni".
Perché vi manca continuità? "Non lo vedo come un problema ma come qualcosa che capita a tutte le squadre, vedi Milano e Bologna in campionato e in Eurolega. Restare concentrati e giocare allo stesso modo per 40 minuti è molto difficile, a maggior ragione in un campionato difficile come questa A2".
Dovete migliorare più in attacco o più in difesa? "Ovunque. Dobbiamo restare sempre concentrati e ascoltare il coach. Siamo un’ottima squadra e abbiamo il potenziale per essere una delle migliori della Lega. E poi questo campionato è una maratona, non una gara di 100 metri".
Lunedì 6 gennaio la società può uscire dal suo contratto. Ci pensa a questo? E psicologicamente come affronterà queste due settimane? "Fin quando indosserò questa maglia Forlì sarà la mia città e la mia squadra e in campo darò come sempre il 100 per cento per tutti, questo perché è l’unica cosa che posso fare. Continuerò a giocare e a dare tutto fino all’ultimo minuto. Certo, spero di restare fino a fine stagione, ma questo non dipende da me".
Si trova bene a Forlì e in Italia? "Benissimo. L’Italia e il campionato italiano erano ciò che volevo già da tempo. È il più bel Paese del mondo dove stare e il livello molto competitivo. Non sono rimasto a Spalato perché volevo avere una chance di giocare in Italia e per farcela ho rifiutato otto offerte, alcune anche pazzesche a livello economico, per inseguire questo sogno. Dell’Italia mi piace tutto e vorrei restare a viverci".
Che rapporti ha con Dawson, il suo ‘rivale’? "Shawn è un ragazzo super, simpatico e disponibile con tutti. Entrambi vogliamo il bene di Forlì, siamo amici e vedremo cosa succederà".
Toni, perché quell’augurio di ‘Buon Natale’ urlato a tutti dopo la gara di domenica? "Non lo so, non era qualcosa di previsto, mi è venuto spontaneo. Era l’ultima gara casalinga prima di Natale e del 2024 per cui ho voluto salutare i tifosi e tutti i miei compagni, il coach e i dirigenti per tutto quello che fanno per noi".
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