Giallo Dozza, un’altra meta. Via al memorial Gardenghi

Rugby La società che opera all’interno della casa circondariale guarda avanti. E organizza un torneo per ricordare il giornalista recentemente scomparso.

di GIANLUCA SEPE -
19 giugno 2024
Giallo Dozza, un’altra meta. Via al memorial Gardenghi

Giallo Dozza, un’altra meta. Via al memorial Gardenghi

Un atleta intento a calciare la palla ovale. L’immagine che campeggia sulla locandina del memorial Gardenghi è emblematica e quanto mai rappresentativa, perché mostra non solo un gesto tecnico, ma anche un’abitudine che lo stesso Marco amava ripetere in un campetto alle porte di Ferrara. E’ nel suo ricordo, commosso, ma quanto mai vivido, che si apre la conferenza di presentazione del torneo di rugby che andrà in scena il prossimo autunno grazie all’iniziativa del Giallo Dozza e delle attività che questa squadra così singolare porterà avanti nei prossimi mesi.

Il torneo dedicato all’indimenticato collega, storico membro del cdr del ’Carlino’ e tra i massimi esperti in Italia in tema di contratti di lavoro giornalistico e di previdenza fa parte di una serie di iniziative che la società guidata dal presidente Matteo Carassiti hanno messo in piedi all’interno di "Rugby oltre le sbarre".

Sì, perché il Giallo Dozza oltre a essere una squadra che milita nella serie C è prima di tutto una compagine fatta di detenuti, una realtà ammirata e duratura nel panorama dello sport nazionale, che in 10 anni di attività ha dato modo a quasi 400 uomini di andare a caccia di riscatto sudando sul campo, facendo tesoro della disciplina e dei valori che la palla ovale porta con sé. Un percorso nato grazie all’iniziativa dell’attuale Bologna Rugby Club, della Federazione e del Provveditorato e che ha visto gli ospiti della Casa Circondariale disputare oltre 100 partite, tutte rigorosamente in casa, vincere e perdere, ma soprattutto imparare e vivere quel terzo tempo che per chi sta scontando una pena detentiva potrebbe apparire come un’utopia.

Oggi il Giallo Dozza compie un passo ulteriore grazie a una serie di attività avviate a novembre nell’ambito di "Sport di tutti-Carceri", bando del Ministero dello Sport in collaborazione con Sport e Salute. Il progetto che si svolge nella casa circondariale Dozza dove oltre all’attività di rugby a 15 vengono promossi corsi in lingua italiana, incontri sul fair-play, sulla gestione dei conflitti, sul benessere psico-fisico ma anche tirocini sportivi e corsi di formazione per arbitri e allenatori di rugby rivolti alle guardie penitenziarie. Il tutto con il supporto della Fir, delle Acli provinciali, del Bologna Rugby Club e di Illumia, partner di lunga data del Giallo Dozza con Macron ed Emil Banca. Tra gli obiettivi del progetto c’è la volontà di migliorare le condizioni psico-fisiche dei detenuti, utilizzando lo sport come veicolo di valori e offrendo una prospettiva di reinserimento sociale per coloro che un giorno termineranno di scontare la pena.

Ed è quella voglia di riscatto e di credere in una seconda opportunità che caratterizzava Marco Gardenghi e che rivive in questo progetto, come ha ricordato Claudio Cumani, presidente dell’Ungp dell’Emilia Romagna: "Marco credeva nei giovani, confidava nella giustizia e nella voglia di riscatto. Sapeva che si poteva cadere e rialzarsi. Ha combattuto contro la malattia con rabbia e tenacia, come su un campo da gioco. Non è andato a metà, ma ci ha lasciato un grande insegnamento".

Un concetto rimarcato da Matteo Carassiti: "Dal Giallo Dozza sono passati detenuti che non avevano mai visto una palla ovale, sono entrati in un progetto che nella sua essenzialità significa fare 4 allenamenti settimanali tra campo e teoria. Uno dei nostri obiettivi è quello di far vivere a queste persone un’esperienza forte, bella, dandogli un’occasione alla loro uscita dal penitenziario per vivere una vita diversa. Dei quasi 400 che sono passati dal Giallo Dozza, il dato di recidiva è basso e in controtendenza con quello nazionale".

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