L’intervista. De Gennaro: "Il mio sport una lezione di vita. Parigi 2024? È una gara come tutte le altre»

Il canoista bresciano è fresco campione europeo di K1 e si prepara per la grande sfida olimpica.

di GIULIANA LORENZO -
12 giugno 2024
De Gennaro: "Il mio sport una lezione di vita. Parigi 2024? È una gara come tutte le altre"

De Gennaro: "Il mio sport una lezione di vita. Parigi 2024? È una gara come tutte le altre"

L’imprevedibilità di uno sport come la canoa non spaventa Giovanni De Gennaro. Il bresciano, classe 1992, fresco campione europeo di K1, superata la paura si destreggia in acqua facendo ciò che ama fare.

Da Tokyo con la mancata finale, a Parigi: come arriva?

"Tokyo è stato un capitolo molto difficile, non sono riuscito a essere me stesso e a performare. Per questo il mio focus, negli ultimi tre anni, è stato proprio su questo, sul costruirmi un’armatura che mi permettesse di essere me stesso anche nei momenti di pressione o di difficoltà e la prova finale sarà ai Giochi Olimpici. Fino a qua, con Campionato del Mondo, Europei e Coppa del Mondo è andato tutto bene, ma l’Olimpiade rimane la prova della maturità".

Il riusultato olimpico può diventare un’ossessione?

"Non voglio che lo diventi, sto cercando di vedere i Giochi Olimpici come una qualsiasi gara, come preparo un Mondiale, preparo un’Olimpiade. In fin dei conti non è una gara diversa dalle altre. È tutto il contorno che la rende particolare, il peso arriva dall’esterno, spero di riuscire a concentrarmi su me stesso e separare le due cose".

Questa per lei è la terza edizione dei Giochi…

"Non mi sarei mai aspettato una carriera del genere, soprattutto perché non ho iniziato canoa per arrivare alle Olimpiadi. È stata una scelta naturale ed è diventato un obiettivo col passare degli anni: è stato bellissimo riuscire a realizzarlo. I Giochi Olimpici sono fantastici, ma non devono essere l’unico motore che ci fa andare avanti. Io sono innamorato del mio sport e se non mi fossi qualificato sarei comunque ancora in canoa ad allenarmi perché è ciò che amo fare".

Quando si è innamorato del suo sport?

"La scintilla è scattata quando è sparita la paura. È uno sport difficile, nei i primi anni si ha voglia di farlo, ma c’è paura di ribaltarsi, di perdere il controllo dell’imbarcazione e questo fa sì che non sempre sia divertente. Quando si riesce a superare il timore, si diventa tutt’uno con la canoa e il gioco si fa bello".

E come si supera il fatto che non tutto dipenda da voi?

"Tutto quello che accade intorno è una lezione di vita. Le nostre vite dipendono non solo da quello che facciamo, ma da come reagiamo a ciò che accade. E da bambino, da ragazzo, spesso ci si arrabbiava contro i cambiamenti dell’acqua, eventi atmosferici…alla fine è uno sport che insegna ad adattarti e trovare il bello in tutto".

Lei suona la chitarra, c’è una canzone che rappresenta questo percorso?

"Non l’ho ancora trovata, per me la musica è una passione, ma non la utilizzo nell’ambito sportivo. Durante la preparazione alle gare preferisco concentrarmi sulle sensazioni o sulla mia percezione della canoa, ogni volta che mi alleno sono sempre isolato, senza musica".

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