Dordei ricomincia da dove aveva finito: "Voglio aiutare gli amici della Sg Fortitudo"

Luigi, classe 1981, torna a giocare. Indosserà la maglia 103, in ricordo del figlio Federico scomparso in un incidente nel 2019

di GIACOMO GELATI -
2 febbraio 2024
Luigi Dordei posa con la nuova maglia della Sg Fortitudo. A destra: all’intitolazione del playground di via Graziano
Luigi Dordei posa con la nuova maglia della Sg Fortitudo. A destra: all’intitolazione del playground di via Graziano

Bologna, 2 febbraio 2024 – Era già compilato nelle stelle della sua lunga carriera. E per una torre di due metri che ha mosso i suoi primi passi nel basket in giovanissima età un richiamo fortissimo. Luigi Dordei, ala forte classe 1981 originaria di Tarquinia, che a Basket City ha legato a lungo il suo nome, è nuovamente un giocatore dell’Sg Fortitudo, lo stesso club dove aveva appeso le scarpe al chiodo un anno dopo la promozione ottenuta nell’allora C Gold (2020/2021).

Dordei, riparte da dove aveva lasciato. Cos’è successo?

"Io abito sopra la palestra dell’Sg Fortitudo e in tutti questi anni sono rimasto in contatto col club e ogni tanto sono andato ad allenarmi. È prima di tutto un luogo dove ho tanti amici. Inizialmente avevo accettato di fare gli Europei con la Nazionale Over 40 e mi è tornata voglia di ritoccare la palla. E poi mi son detto: se in Sg fanno fatica e riesco ad aiutarli tanto meglio"

Aveva completamente abbandonato lo sport?

"No, nel mentre sono diventato un calciatore Uisp e l’obiettivo primario era divertirmi".

Continua a giocare a calcio?

"Sì, gioco negli Hic Sunt Leones Football Antirazzista e sono un centravanti alla Margheritoni. Scherzi a parte, sono entrato in una realtà di calcio popolare stupenda e credo di poter dire che questo è il calcio come dovrebbe essere sempre. Mi piace quello che fanno e anche le loro idee".

Che ambiente ha ritrovato in Sg?

"Fatta eccezione per alcuni giocatori che avevo già avuto come compagni la squadra è cambiata, ma lo spirito societario è sempre lo stesso. Sono tutti ragazzi a modo e magari fossi stato un giovane e savio come loro, che sono intelligenti e sereni. Mi dà gusto vedere ragazzi così e il non professionismo mi piace di più, senza ovviamente denigrare tutto quello che ho fatto in carriera".

Qual è la differenza?

"Non vorrei sembrasse troppo riduttivo, ma il fatto che non ci siano i soldi di mezzo semplifica tante cose. I soldi non rovinano tutto, ovvio, ma se prendono il sopravvento possono alterare certe dinamiche".

Trova una squadra prevalentemente U30. Avrà un ruolo da chioccia?

"Il fatto di fare da chioccia è importante, ma secondo me solo in certi momenti della partita, avendo già visto e rivisto certe situazioni, nelle quali ti destreggi. Il leader lo fai allenandoti, impegnandoti e parlando poco".

Lei che leader è?

"Da ragazzo rispettavo tanto chi, tra quelli più grandi ed esperti, parlava poco e lavorava tanto. Tra mammiferi di taglia medio-grande non devi pontificare, ma devi agire e fare. Per le parole c’è l’allenatore".

Cosa ti aspetti da un campionato che con la recente riforma è stato unificato?

"Li ho visti giocare e mi è capitato di giocare un’amichevole con loro. Secondo me il livello è mediamente più alto dal punto di vista tecnico e in una regione come l’Emilia Romagna dove la qualità del basket è buona".

In futuro le piacerebbe allenare?

"L’ho fatto in passato e mi piace, ma ora non ho materialmente tempo".

Oltre allo sport di cosa si occupa?

"Lavoro in un’impresa che produce canapa Cbd".

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