A Milano tutti pazzi per la pallavolo. Uomini e donne, sempre “sold out“. Come succedeva venti anni fa quando in panchina c’era Montali

Due squadre in serie A (una maschile e l’altra femminile) appassionano tanti tifosi. Soprattutto studenti

di GIULIO -
5 marzo 2024
Uomini e donne, sempre “sold out“. Come succedeva venti anni fa quando in panchina c’era Montali

Uomini e donne, sempre “sold out“. Come succedeva venti anni fa quando in panchina c’era Montali

Mola

Benvenuti nella “Milano da bere“, la grande e instancabile metropoli che non si ferma mai, la capitale del design e della moda ma che ormai viaggia velocissima anche nello sport. Aspettando i Giochi del 2026, oggi c’è una città nel pallone per il derby a distanza Inter-Milan che consegnerà la seconda stella ai nerazzurri e per la strana metamorfosi dell’Olimpia, lanciata in Italia e fragile in Europa.

Però è bello sottolineare come Milano stia facendo da traino anche ad un movimento importantissimo come quello della pallavolo, non solo maschile grazie alla Powevolley semifinalista nei playoff scudetto della passata stagione, ma anche femminile per le gesta dell’Allianz del Consorzio Vero Volley. Quando Paola Egonu e compagne giocano all’Allianz Cloud, il vecchio e caro Palalido, sugli spalti sono in cinquemila sempre. Addirittura meglio quando ci si trasferisce al Forum di Assago se è vero che nel match d’andata contro Conegliano si è registrato il record di affluenza per una partita di A1 femminile: 12.562 spettatori.

Insomma, Milano è diventata una grande isola felice dopo un’estate complicata, a causa di qualche delusione della Nazionale, quarta all’Europeo e poi in difficoltà nel Preolimpico dove è stata fallita la qualificazione diretta ai Giochi di Parigi 2024 (riacciuffata grazie al ranking). Certo, l’effetto Egonu si è fatto sentire perché Paola è da tempo un personaggio che va al di là della bravura in campo. Il suo rientro in Italia, in una squadra ambiziosa come quella meneghina, rappresenta un valore aggiunto a una Serie A1 femminile diventata perfetta compagna di una Superlega maschile che è sempre al centro del mondo con i suoi campioni italiani e non.

Non solo: campionesse come la Egonu o Sylla sono il modello seguito da tante giovanissime atlete che sin da piccole manifestano interesse per la pallavolo. Da questo punto di vista è importantissima l’attività nelle scuole, che spiega anche la passione e i ripetuti “sold out“ delle due squadre (maschili e femminili) al palazzetto di Piazza Stuparich o nelle rare occasioni in cui si trasferiscono al Forum. E’ dai tempi dell’Asystel di Gian Paolo Montali, finalista scudetto nel 2001, che non si vedeva tanto entusiasmo in città anche se di fatto la pallavolo è sempre stata un punto di riferimento nei licei di Milano.

Passo indietro, al 1983 quando il professor Enrico Bazan trasformò lo scientifico Vittorio Veneto in una grande scuola di volley, trascinando la squadra fino ad una storica A2 prima che il sogno svanisse per problemi economici. Ma già verso la fine degli anni Settanta, cresceva e s’imponeva all’attenzione generale a due passi dalla stazione il team dell’Istituto Gonzaga, allenato dal professor Walter Rapetti. Molti degli atleti erano milanesi e studenti dello stesso istituto, ma c’era anche un polacco (Stolem Ambroziak). Grazie anche al sostegno di importanti sponsor, il Gonzaga restò in serie A per oltre due lustri prima del passaggio di consegne con la Mediolanum di Silvio Berlusconi (due finali scudetto perse nel 1993 e 1994) trascinata da campioni del calibro di Andrea Lucchetta e Andrea Zorzi, oltre a Claudio Galli cresciuto nel “Vittorio Veneto“.

Il resto è storia dei giorni nostri, con vivai che crescono e i licei che durante le ore di educazione fisica, fra un bagher e una schiacciata, cercano di sfornare nuovi talenti. Per provare a seguire le orme di stelle luminose come Matteo Piano e Paola Egonu.

Continua a leggere tutte le notizie di sport su