Napoli, altro terremoto in panchina. Mazzarri torna in bilico: le alternative

Il deludente pareggio interno contro il Genoa riapre una crisi di fatto mai chiusa: sul taccuino di De Laurentiis, in caso di crollo con il Barcellona (se non addirittura prima), Calzona, Giampaolo e anche Garcia

di GIUSY ANNA MARIA D'ALESSIO -
18 febbraio 2024
Walter Mazzarri (Ansa)

Napoli’s head coach Walter Mazzarri during the Italian Serie A soccer match SSC Napoli vs Genoa Cricket and Football Club at "Diego Armando Maradona" stadium in Naples, Italy, 17 February 2024 ANSA / CESARE ABBATE

Napoli, 18 febbraio 2024 - Stavolta c'è due senza tre: dopo aver completato, tra l'altro senza in zona Cesarini, le rimonte interne contro Salernitana ed Hellas Verona, il Napoli è costretto ad accontentarsi del pareggio al cospetto del Genoa. Alla fine, nella cornice di un Maradona fischiante e che definire spazientito è poco, gli azzurri raccolgono un pareggio che, classifica alla mano, serve a pochissimo: tecnicamente soltanto a muovere la classifica e a salvare la panchina di Walter Mazzarri. O forse neanche a quest'ultima missione, come dimostrano le riflessioni in corso in queste ore nel quartier generale di Castel Volturno.

Un crollo da 29 punti

I fili, come al solito, li muove sempre e solo lui: Aurelio De Laurentiis, chiaramente non soddisfatto di un trend e di un risultato, l'ultimo in ordine cronologico, che ha complicato ulteriormente, se non inesorabilmente, la rincorsa a una piazza valida per la prossima Champions League. Certo, i giochi di potere dettati dal ranking al momento sorridono all'Italia, che oggi avrebbe a disposizione ben 5 slot per la competizione continentale più prestigiosa: le prime 4 posizioni, considerando l'attuale rendimento devastante dell'Atalanta, che di solito nel girone di ritorno diventa un rullo compressore, sembrano ben definite, con la quinta che, nel caso, potrebbe lasciare qualche spiraglio. Già, ma a chi? Di certo non a un Napoli che fa una fatica tremenda a vincere, gettando alle ortiche il primo dei tre match sulla carta favorevoli per ridare slancio alla propria stagione, che in un certo senso sta comunque diventando 'memorabile'. Pur con una partita da recuperare, gli azzurri hanno 29 punti in meno rispetto a un anno fa: la Lazio, che terminò il campionato al secondo posto (seppur a distanza abissale), attualmente porta avanti un deficit di -11. Insomma, la stagione 2022-2023, quella troncata a metà da una lunga pausa per fare spazio ai Mondiali, presenta delle peculiarità tutte sue che però, curiosamente, parlando dei distacchi tra la capolista e le altre, rischiano di ripresentarsi ora che l'Inter ha scavato un bel fosso sulla Juventus, che tra l'altro ha una partita in più. Questioni lontane, lontanissime, da quelle che riguardano il Napoli, che oggi guarda con il binocolo non solo la vetta della classifica, ma anche quella zona Champions League tanto cara a De Laurentiis e al suo progetto tecnico: al momento, pur con gli asterischi del caso a guastare e complicare ancora i calcoli, gli azzurri sono a 9 punti sia dal quarto sia dal quinto posto che in questo momento, ranking alla mano, potrebbe valere oro. Le piazze in esame sono attualmente occupate da Atalanta e Bologna, le due squadre che nella conferenza stampa della vigilia Mazzarri aveva sfidato dialetticamente, ricordando a tutti che dovranno ancora presentarsi al Maradona: un monito per gli avversari, sì, ma inconsciamente anche per se stessi. A maggior ragione ora che lo stesso Mazzarri non può dirsi sicuro di essere ancora seduto sulla panchina di Fuorigrotta quando arriverà il momento di sfidare le due rivali (più o meno a sorpresa) per la prossima Champions League.

Mazzarri in bilico: i possibili successori

  Nella mattinata di domenica il destino del tecnico toscano pareva sul punto di compiersi senza neanche aspettare il match con il Barcellona, valido per l'andata degli ottavi di finale dell'attuale Champions League, quella alla quale il Napoli si è qualificato grazie ai fasti di un anno fa. Nella maretta di Castel Volturno si è riaperta l'ennesima ridda di nomi di possibili successori: praticamente uno stornello quasi costante dalla scorsa estate a oggi. Stavolta però qualche new entry c'era. Da Marco Giampaolo, per la verità già più volte accostato alla panchina azzurra, a Francesco Calzona, lo storico ex vice di Maurizio Sarri che oggi guida la Slovacchia, fino ad arrivare a Rudi Garcia. Già, proprio lui: uno degli allenatori più vilipesi da De Laurentiis, ma di fatto ancora a libro paga e quindi formalmente a disposizione del club partenopeo. Ma sarà proprio così? Come potrebbe Garcia tornare ad allenare una squadra che nei mesi scorsi lo ha sfiduciato, senza poter neanche contare sul sostegno del presidente, che intanto ci metteva pure il carico da novanta con le sue insinuazioni al limite della calunnia? Il problema, a meno di ribaltoni da qui a mercoledì sera, giorno di Napoli-Barcellona, sarà posto eventualmente in un secondo momento. Per ora pare che Mazzarri sia destinato a rimanere alla guida degli azzurri, salvato più dalla mancanza di alternative e idee che dai risultati dei suoi, inchiodati ancora di più dai fischi del Maradona. A questo punto, il sillogismo potrebbe facilmente scappare: se il Napoli non è stato capace di battere il Genoa, dopo aver tra l'altro faticato fin troppo con Salernitana e Verona, come può avere la meglio del Barcellona, incerottato ma sempre temibile? In realtà, spesso proprio in gare simili gli azzurri hanno cavato dal proprio fondo energie e risorse insperate, raccogliendo risultati contro ogni pronostico: a maggior ragione quando di mezzo c'è la dolce musichetta della Champions League, una sirena che ammalia ma che la prossima stagione potrebbe non cantare dalle parti di Fuorigrotta. Sempre restando alla teoria, il Napoli può ancora ampiamente sognare la riscossa: magari senza la boria ostentata a parole da Mazzarri, che sta implicitamente confermando la sua mansione più da psicologo-motivatore che allenatore di una squadra che in effetti non ha certezze a nessun livello. Neanche tattico, come si evince dai continui ribaltoni sul piano del modulo. Un appiglio però c'è e risponde al nome di Cyril Ngonge, al primo vero gol in azzurro dopo quello poi trasformato in autogol contro il suo ex Verona. Il belga, pagato 18 milioni più bonus, è stato chiaramente l'acquisto voluto a gennaio da De Laurentiis per ridare vigore alla rincorsa Champions League e in generale alla stagione. Risultati alla mano, le cose non stanno andando proprio per il meglio ma, in un anno del genere, avere un giocatore che vede la porta sembra tanta roba almeno per evitare di colare ulteriormente a picco.

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