Napoli, torna Osimhen: certezze e dubbi tra campo e futuro

Il nigeriano al rientro dopo l'avventura in Coppa d'Africa: da valutare le sue condizioni fisiche e le prospettive per l'estate

di GIUSY ANNA MARIA D'ALESSIO -
13 febbraio 2024
Victor Osimhen

epa11146104 Victor Osimhen of Nigeria reacts during the CAF 2023 Africa Cup of Nations final match Nigeria vs Ivory Coast in Abidjan, Ivory Coast, 11 February 2024. EPA/LEGNAN KOULA

Napoli, 13 febbraio 2024 - A cosa aggrapparsi quando tutto o quasi va male? La domanda, a maggior ragione dopo la sconfitta patita a San Siro contro il Milan, è tornata di attualità in casa Napoli, dove ormai in questa stagione è consuetudine provare a cercare un appiglio per continuare a credere al meglio: in principio il sogno nel cassetto era la conferma dello scudetto, mentre oggi è diventato il pass per la prossima Champions League. Il tutto senza dimenticare che, al momento, gli azzurri sarebbero fuori da qualsiasi competizioni europea. Insomma, cambiano i tempi e le ambizioni ma quel che resta costante nel capoluogo campano è l'appiglio chiamato Victor Osimhen, pronto a tornare a Castel Volturno per provare a risollevare le sorti dei suoi.  

Il mistero sulle condizioni di Osimhen

Il nigeriano, reduce dalla delusione della finale persa in Coppa d'Africa contro la Costa d'Avorio, dovrebbe essere a disposizione di Walter Mazzarri giovedì prossimo dopo che il reale ritorno avverrà domani, quindi ampiamente in tempo per affrontare il Genoa, atteso sabato al Maradona. Ma che in condizioni tornerà a Castel Volturno il numero 9? La sua avventura nel torneo continentale è stata a due facce, tra gol, acciacchi e infortuni muscolari: una sequenza che nel capoluogo campano conoscono bene. Non a caso, i timori sullo stato di forma e di salute di Osimhen non sono pochi, con gli strascichi lasciati da un virus intestinale a preoccupare particolarmente. Al momento prevale un cauto ottimismo per l'impiego del nigeriano contro il Genoa, squadra che rievoca ricordi agrodolci. A settembre al Ferraris gli azzurri andarono sotto di due, con Mattia Bani e Mateo Retegui a illudere il pubblico amico. Poi la riscossa suonata da Giacomo Raspadori e Matteo Politano per un pareggio a due facce che all'epoca, ancora sotto la guida di Rudi Garcia, diede appunto vari feedback: dai primi segnali di una fase difensiva tutt'altro che solida (per usare un eufemismo) fino al carattere di una squadra che, con orgoglio e carattere, voleva provare a difendere il tricolore sul petto, diventando un osso duro da battere. Parole che oggi stridono con una realtà ben diversa che, prendendo in considerazione il solo rendimento in trasferta, vede il Napoli a secco da di gol 5 partite di fila come non accadeva dal 1979. Diversa la musica in casa, dove gli azzurri sono reduci da 2 vittorie consecutive (e sofferte) contro squadre di bassa classifica, nell'ordine Salernitana e Verona. Chiedere in questo momento la combo gioco-vittoria forse è un po' eccessivo, ma di certo qualora il Napoli riuscisse a centrarla manderebbe un segnale incoraggiante alle rivali per la Champions League ma anche a se stesso: il tutto in attesa di un'inversione di tendenza in trasferta.

L'incognita del futuro

Prima ancora all'orizzonte c'è il Genoa, gara che vedrà il ritorno di Osimhen dopo un'assenza lunghissima: l'ultima apparizione in maglia azzurra, quella all'Olimpico contro la Roma, fu tutt'altro che memorabile nel segno di una prestazione deludente e di un rosso rimediato in maniera ingenua che a qualche voce maliziosa fece pensare a un escamotage per tornare in anticipo in patria per festeggiare (non esattamente in maniera sobria) il proprio compleanno. Da allora Mazzarri le ha provate tutte per mantenere costante e a un buon livello la fase offensiva, cambiando modulo, interpreti e anche approccio dialettico, alternando carota e bastone come sono soliti fare gli allenatori. Il risultato? Giovanni Simeone, a parte la fiammata in Supercoppa contro la Fiorentina e qualche altro guizzo infruttuoso, non ha colto l'occasione per convincere la società partenopea a puntare su di lui anche in vista della rivoluzione estiva, mentre di Giacomo Raspadori si sono perse quasi totalmente le tracce. Certo, nel frattempo a Castel Volturno è sbarcato anche Cyril Ngonge, che all'occorrenza può giocare pure al centro, ma il faro unico dell'attacco del Napoli è e resta lui: un Osimhen che dovrà anche confrontarsi con i piani altissimi del club per spiegare le sue affermazioni delle scorse settimane, quelle nelle quali diceva di avere già chiare le idee per il proprio futuro. Tutto lascia comunque pensare che a fine stagione le parti si saluteranno e forse senza neanche troppi rimpianti reciproci. Il Napoli, che intanto ha vinto uno scudetto anche e soprattutto grazie ai gol del proprio bomber, proverà a massimizzare il ricavato di una vendita che potrebbe essere da record e Osimhen, che magari potrebbe avere anche già raggiunto l'apice delle proprie potenzialità, complice anche una condizione fisica spesso al limite, verosimilmente approderà nella tanto anelata Premier League. La questione sarà rimandata all'estate: prima tutte le parti in causa dovranno chiudere al meglio e possibilmente senza altri spargimenti di sangue una stagione che definire tribolata è poco. Al netto della clausola rescissoria da 130 milioni presente nel contratto, un eventuale rendimento ancora a livelli stellare di Osimhen potrebbe alzare ulteriormente la posta in palio, con qualche club che potrebbe avviare un'asta da sogno che, secondo una stima (molto ottimistica), potrebbe toccare anche i 180 milioni. Certo, vale anche la tesi opposta: considerando la quantità sempre alta di ottimi attaccanti in giro e pesando anche l'età non più giovanissima e gli infortuni che spesso assillano il nigeriano, potrebbe anche verificarsi lo scenario opposto, con nessuna società intenzionata a versare la clausola rescissoria e Aurelio De Laurentiis costretto a trattenere il numero 9 (e i 10 milioni lordi che incassa all'anno) oppure a cederlo al di sotto del valore sognato. Insomma, a prescindere dalle dichiarazioni rilasciate in patria da Osimhen e dalle reali intenzioni di tutte le parti in causa, è interesse generale che il sodalizio arrivi all'estate nelle migliori condizioni possibili. Per farlo la palla, nel vero senso della parola, passa a Osimhen, che contro il Genoa tornerà a caricarsi il peso dell'attacco sulle proprie spalle: per se stesso, per il Napoli e anche per riconquistare l'affetto del Maradona, un po' affievolito dopo i mesi di distanza e dopo qualche dichiarazione di troppo.

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